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giovedì 6 ottobre 2011

Frittate rivoltate

Il web questa settimana è stato un luogo ancora più caotico del solito con gli scioperi di Nonciclopedia e Wikipedia e come se non bastasse con la morte di Steve Jobs (di cui sono venuto a conoscenza si e no mezz'ora fa). Rassicuratevi non parlerò di tutte e tre queste cose, su Nonci ora che è tornata operativa (anche se senza il bellissimo articolo contro Fiasco Rossi) non ho nulla da dire e su Jobs a parte doverose condoglianze non saprei dove andare a parare. Rimane Wikipedia, anche perchè i cari servi dei servi (alias i giornalisti del quotidiano "Il Giornale") hanno inconsciamente contribuito alla mia ispirazione. Mentre su internet si fa strada la giusta indignazione per lo sciopero dell'enciclopedia online il Giornale esulta cogliendo l'occasione di attaccare Wikipedia con il solito metodo dello sputare fango, dicendo che l'intento di tale sito è "dare la possibilità di disegnare il vostro ritratto pubblico ai vostro peggior nemico". Se posso dire la mia quest'affermazione è sintomo di CHIARISSIMA coda di paglia, dato che se una persona sa di essere inattaccabile non accusa segni di paura di questo genere. Inoltre il giornalista che ha scritto l'articolo, tale Massimiliano Parente arriva anche a rigirare la frittata sull'argomento censura: ad essere oggetto di violenza non è la rete, che il governo attuale sta cercando chiaramente di limitarne a tutti i costi la libertà, ma i cattivi secondo il giornalista sarebbero gli scrittori di Wikipedia perchè colpevoli dell'istituzione nel sito di una dittatura dell'anonimato! Per finire in bellezza Parente conclude simpaticamente dicendo "Wikipedia chiude, alla fine è una bella notizia, alla fine purtroppo sarà solo una finta, ma io intanto mi godo l’attimo fuggente e "stappo lo spumantino e faccio cin cin con la mia Treccani." simboleggiando con la Treccani quella che è una fonte prevedibile e invariabile nel corso del tempo, perchè si sa, chi è dalla parte di chi comanda teme qualsiasi cambiamento che lo possa far scivolare dalla poltroncina tanto adorata. Farei poi notare che la Treccani è si una fonte di tutto rispetto, ma oggigiorno con la possibilità di usare la rete per una rapida ricerca è ben più immediato fare qualche clic e recarsi su Wikipedia piuttosto che rovistare in tutta la casa e cercare l'enciclopedia cartacea di turno, sfogliare pagine su pagine per trovare l'agognata informazione. Ma questo evidentemente al Giornale non sono riusciti a capirlo.

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venerdì 11 febbraio 2011

Meno talk e più show

Assume un tono sempre più inquietante il rapporto del PdL con la Televisione. Già con i sempre più frequenti interventi del Nanico dominatore d'Italia si era raggiunta una condizione anomala per uno stato civile o presunto tale. Adesso il controllo dei media potrebbe rischiare di essere definitivamente proprietà del PdL e affini, dato il nuovo bavaglio proposto ora dai pidiellini: secondo il partito i programmi del palinsesto televisivo dovrebbero rappresentare esclusivamente la maggioranza e, se presenti talk show di diverso stampo ideologico devono adeguarsi a quelli dello "schieramento" dominante, facendo un esempio se a Porta a Porta il lunedì si decide di parlare (con i dovuti tagliuzzamenti e rigiramenti di frittata) degli scandali sessuali dello Chevalièr arcoriano, nei prossimi 8 giorni Ballarò o Annozero non possono azzardarsi a dibattere secondo le loro opinioni dello stesso argomento ma dovrano invece cambiarlo totalmente. E non finisce qui! Nelle trasmissioni di Satira come "Parla con me" i pidiellini esigono che nelle parodie di esponenti di Destra vengano messe in contrapposizione con esse equivalenti prese in giro della Sinistra. Qui si parla di un vero e proprio sabotaggio dell'informazione e della libertà di opinione. Mi chiedo solo se l'opposizione (o meglio pseudo opposizione) composta dal PD dica qualcosa e non rimanga indifferente a riguardo.
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martedì 16 novembre 2010

Lettera di un'italiana stanca.

Cari Lettori, cari italiani,
sono una semplice cittadina come voi e come tale non posso più restare immobile, subendo giorno dopo giorno, attacchi sempre più pesanti alla mia dignità nonché al mio - ormai superato - orgoglio di essere italiana.
Vi chiedo di riflettere molto profondamente su quello che sta accadendo al nostro Paese. Non possiamo più permettere che questa "povera" Italia venga vessata, torturata, continuamente ferita nel suo amor proprio e nella sua anima, dove per anima si intenda il territorio idrogeologicamente distrutto. Anni e anni di edificazioni incontrollate, disboscamenti, inquinamenti di falde acquifere, terreni.
Mi appello a tutte quelle persone che, come me, hanno realmente a cuore le sorti del nostro Paese. Proseguendo di questo passo non avremo più scampo. Ci ritroveremo con dei figli a cui non lasciare altro che macerie.
Politicamente poi e soprattutto – ed è li che volevo arrivare – siamo governati, anzi non-governati, da una persona ormai chiaramente disturbata mentalmente, al quale i molti accoliti vanno dietro come pecore intimorite, e bada bene, intimorite non smarrite. Pecore con la presunzione di sentirsi lupi. Ma a differenza dei lupi che hanno una struttura sociale molto organizzata e con “valori” che superano di gran lunga quelli del nostro governo, sono come lupi solitari che se isolati dal branco assalgono per non essere assaliti.
L’etica morale, la correttezza, il buon esempio sono dei termini che ormai stanno scomparendo anche dal vocabolario più aggiornato.
Come fate a non sentire rabbia, delusione e voglia di dire basta! Voglio tornare a sentirmi fiera di essere italiana e non vergognarmi continuamente per gli scempi reiterati.
Voglio un Presidente del Consiglio che pensi realmente a rimettere in piedi questo Paese!
Basta con la Domus di Pompei, basta con i 250MLN di euro dati alla scuola parificata mentre le statali ormai sono alla bocca dell’ossigeno, basta con gli esempi di veline-ministre, basta con il sud abbandonato a se stesso e soprattutto basta con la disunità d’Italia!
Vi prego con il cuore in mano di riflettere attentamente e di scegliere percorsi diversi perché, ricordiamolo bene, dipende soprattutto da noi cambiare questo stato di cose.


Grazie per l’attenzione.


Angela

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martedì 19 ottobre 2010

La Rai colpisce ancora

Devo ammettere che sono caduto dalle nuvole leggendo la notizia della possibile eliminazione di Vieni Via Con Me, programma tenuto da Roberto Saviano e Fabio Fazio. Principalmente perchè non ne avevo mai letto niente a riguardo e non sapevo nulla di questo progetto.Se non sono l'unico ad essere rimasto sorpreso da questa notizia ragguaglio anche voi lettori: Vieni Via Con Me è un programma di approfondimento che, dovrebbe durare (sempre se la tirannica RAI non lo censurerà per il volere diretto o indiretto di Silviozzo) per 4 Lunedì consecutivi, e si parlerà sia di culturte che di varie magagne che coinvolgono l'amatissimo governo berlusconico dal Post-Terremoto in Abruzzo all'irrisolta questione della monnezza. Il tutto supportato egregiamente da altri volti noti della TV primo fra tutti Roberto Benigni seguito a ruota da due "leali compagni" di Fabio Fazio che lo hanno accompagnato già con "che tempo che fa", ovvero Paolo Rossi e Antonio Albanese.
Siamo quindi all'ennesima violenza nei confronti dell'informazione oppure si riuscirà almeno questa volta ad evitare il silenzio?

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giovedì 10 giugno 2010

Contribuire alla morte della libertà

Il Partito Decrepito ha dato l'ennesima dimostrazione di assenza di attributi, scegliendo la via più codarda per quanto riguarda il decreto anti intercettazioni, ovvero dopo aver detto in modo lamentoso che è il giorno della morte della libertà hanno deciso di rendere tale morte più semplice, invece he lottare per impedirla, infatti "per protesta" hanno deciso di lasciare l'aula. Fuggire dal pericolo insomma, lasciando agli avversari la possibilità di perseguire nei loro obiettivi. Per fortuna la tattica del senzapalle è stata rifiutata dall'Italia dei Valori, che ha deciso di occupare il senato per cercare di impedire tale obbrobbrio etico. Purtroppo Di Pietro e company sono stati poi mandati via dopo essere rimasti tutta la notte a "presidiare" l'aula, ma almeno, a differenza dei Democratici maestri di pusillanimità hanno cercato di farsi valere in modo concreto. Probabilmente pure questo decreto passerà e sembreremo sempre più simili all'Inghilterra di "1984" di George Orwell rispetto che uno stato moderno e civilizzato.

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mercoledì 2 giugno 2010

La Repubblica dei tagliuzzamenti


Oggi come ben si sa L'Italia celebra la Festa della Repubblica, festività quasi fuori posto dato che in una Repubblica degna di questo nome non si dovrebbero, almeno in teoria, trovare censura, tagli ai lavoratori statali, un'organizzazione del lavoro che dà più importanza al cognome che alla produttività e alla competenza e giornali di regime che inneggiano allo sparare contro imbarcazioni turche. Senza contare che tale festa è anche anacronistica dato che nel Nord Italia c'è qualcuno che invece di essere felice di fare parte di uno stato (almeno in teoria) moderno preferisce tornare alla divisione del paese. I leader leghisti simpaticamente hanno evitato di festeggiare la giornata. E mentre questo evento viene ipocritamente festeggiato da un governo semi-dittatoriale qualcuno ci ricorda una cosa. Il qualcuno è il sindaco dell'Aquila, che per protesta ha assistito alle celebrazioni del 2 Giugno non indossando la fascia tricolore e la cosa per cui ha protestato penso l'abbiate già capita leggendo "L'Aquila". Infatti non solo la situazione non si è ristabilita, ma il governo sopra citato ha smesso di aiutare la ricostruzione tagliando anche i fondi destinati agli aiuti per le zone colpite dal sisma.

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mercoledì 26 maggio 2010

NO AL BAVAGLIO: Testo comune concordato dai direttori delle maggiori testate italiane, promosso dalla FNSI.


Un fronte comune e compatto dei direttori degli organi di informazione italiani contro il ddl intercettazioni. È quello scaturito oggi con l'iniziativa promossa dalla Fnsi e che ha coinvolto i direttori di quotidiani, agenzie di stampa, televisioni, con interventi in videoconferenza dalla Sala Tobagi della Fnsi a Roma e dal Circolo della Stampa di Milano. Un documento finale è in preparazione e sarà reso pubblico, forse già nell'edizione di domani dei quotidiani mentre questa sera potrebbe essere trasmesso da alcuni tg. Il documento denuncia il provvedimento legislativo in discussione e sollecita l'esecutivo a rivederlo, oltre che sottolineare l'inadeguatezza di misure che appaiono per lo più come la volontà di mettere un bavaglio all'informazione e privare il cittadino del diritto di informazione, oltre che privare i giornalisti del dovere di informare.

"I direttori e le redazioni dei giornali italiani, con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, denunciano il pericolo del disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche per la libera e completa informazione.
Questo disegno di legge penalizza evanifica il diritto di cronaca, impedendo a giornali e notiziari (new media inclusi) di dare notizie delle inchieste giudiziarie – comprese quelle che riguardano la grande criminalità - fino all’udienza preliminare, cioè per un periodo che in Italia va dai 3 ai 6 anni e, per alcuni casi, fino a 10. Le norme proposte violano il diritto fondamentale dei cittadini a conoscere e sapere, cioè ad essere informati.
E’ un diritto vitale irrinunciabile, da cui dipende il corretto funzionamento del circuito democratico e a cui corrisponde – molto semplicemente – il dovere dei giornali di informare.
La disciplina all’esame del Senato vulnera i principi fondamentali in base ai quali la libertà di informazione è garantita e la giustizia è amministrata in nome del popolo. I giornalisti esercitano una funzione, un dovere non comprimibile da atti di censura. A questo dovere non verremo meno, indipendentemente da multe, arresti e sanzioni. Ma intanto fermiamo questa legge, perché la democrazia e l’informazione in Italia non tollerano alcun bavaglio".

Ezio Mauro (La Repubblica), Roberto Napoletano (Il Messaggero), Mario Sechi (Il Tempo), Carlo Bollino (La Gazzetta del Mezzogiorno), Michele Terzulli (in rappresentanza del direttore del Tg3), Norma Rangeri (Il Manifesto), Concita Di Gregorio (L'Unità), Dino Greco (Liberazione), Emilio Carelli (Sky Tg24), il vice direttore dell'AGI Antonio Lucaroni, il direttore dell'Ansa Luigi Contu, il direttore dell'Asca Gianfranco Astori, il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, il direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri, il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, il vice direttore de Il Sole 24 Ore, Alberto Orioli.

FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana)

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sabato 22 maggio 2010

La lettera di Maria Luisa Busi, "Non mi riconosco più nel TG1".


"Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto"
. E' questo uno dei punti centrali della lettera con cui Maria Luisa Busi ha annunciato l'intenzione di abbandonare la conduzione del Tg1 1. La missiva, tre cartelle e mezzo affisse nella bacheca della redazione del telegiornale, è indirizzata al direttore Augusto Minzolini e al Cdr, e per conoscenza al direttore generale della Rai Mauro Masi, al presidente dell'azienda Paolo Garimberti e al responsabile delle Risorse umane Luciano Flussi. Ecco il testo integrale.

"Caro direttore ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell'edizione delle 20 del Tg1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il Tg1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori".

"Come ha detto il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: 'La più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell'ascolto tradizionale".

"Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perché è un grande giornale. E' stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l'informazione del Tg1 è un'informazione parziale e di parte. Dov'è il Paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perché negli asili nido non c'è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo.
E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel Tg1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale"
.

"L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale".

"Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell'affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. E' lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori".

"I fatti dell'Aquila ne sono stata la prova. Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. E' quello che accade quando si privilegia la comunicazione all'informazione, la propaganda alla verifica"
.

Nella lettera a Minzolini Busi tiene a fare un'ultima annotazione "più personale": "Ho fatto dell'onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente. Pertanto:

1) Respingo l'accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente - ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI - le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento. Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c'è più alcuno spazio per la dialettica democratica al Tg1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo.
2) Respingo l'accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti. E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.
3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera dopo l'intervista rilasciata a Repubblica 2, lettera nella quale hai sollecitato all'azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di "danneggiare il giornale per cui lavoro", con le mie dichiarazioni sui dati d'ascolto. I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni. Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: 'il Tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche". Posso dirti che l'unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto. Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama - anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta - hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni. Sono stata definita 'tosa ciacolante - ragazza chiacchierona - cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali' e via di questo passo. Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20. Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno".


E conclude: "Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità.
Quello che nutro per la storia del Tg1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere"
.


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sabato 17 aprile 2010

Omertà legalizzata


Berlusconi, proponendo il silenzio della letteratura, del cinema e della tv sulle questioni di Mafia ha dato l'ennesima prova indiretta della sua amicizia con i clan, e questo, per chiunque abbia a cuore la giustizia del proprio paese suona come un possente calcio sulle parti intime, dato il fortissimo clima di vera e propria censura che aleggia dopo questa decisione. Per fortuna qualcuno trova ancora la forza di rimettersi in piedi dopo un simile colpo. Sto parlando del buon Saviano, che ha confermato che il silenzio è proprio ciò che i mafiosi vogliono per continuare a sopravvivere, dato che il silenzio non fa altro che rafforzare l'autorità dei clan e li nasconde in modo sopraffino dall'attenzione pubblica. Il tutto accompagnato dal fatto che Saviano ha apertamente risposto al buon Silviolo che nonostante questa imposizione di silenzio lui continuerà a scrivere di mafia.

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lunedì 29 marzo 2010

RAI PER UNA NOTTE. Cosa cambia per la RAI, i media e Berlusconi, dopo il successo del programma di Santoro.

Dalla notte stellare del 25 marzo niente è più lo stesso nel sistema integrato dei media: Tv, web, satellite, digitale terrestre, radio, piazze, un mix di luoghi virtuali e concreti, che hanno fornito la rete di trasmissione del programma anticensura organizzato dalla FNSI e condotto da Michele Santoro, "Raiperunanotte". Un successo di ascolti, che va ben aldilà delle rilevazioni tradizionali eseguite dall’Auditel. Un caso mediatico unico in Europa ed esemplare a livello mondiale.

Cosa cambia per la TV e per la RAI, ora? Intanto, la censura non paga. Un pubblico “fidelizzato” a certi programmi segue autori e conduttori anche in altre reti, che siano quelle tradizionali o quelle di “Nuova Generazione”. Il pubblico giovanile, già poco presente negli share di ascolto RAI, preferisce “navigare” verso altri lidi tecnologici. Così la RAI invecchia il suo target, ma la stessa epidemia sta colpendo anche Mediaset. Sarà un problema che interesserà da subito anche gli inserzionisti pubblicitari. Quando in una serata come quella di giovedì scorso, il panel complessivo di ascolti delle reti tradizionali si abbassa di parecchi milioni di utenti, a favore dei nuovi media, suona un campanello di allarme!

Il mercato è maturo, seppure ancora un po’ indefinito, a recepire inserzioni pubblicitarie via WEB. Magari non con i soliti spot, insopportabili, che interrompono “le emozioni”, che chiudono temporaneamente il racconto mediatico del programma, ma come sponsor di qualità all’inizio, a metà percorso e alla fine dell’opera stessa. Questo è quanto vuole un “pubblico adulto”, che si è fatto le ossa sul WEB, scaricando file più o meno abusivamente, chattando di notte, dialogando nei social network, bloggando o discutendo nei forum dei siti più o meno politicizzati. Ed è un pubblico vasto, che abbraccia tutte le sfumature del popolo italiano, sia generazionalmente (svariando dai 18 ai 70 anni), sia come cultura (da medie superiori a laureati, ma anche ad “alfabetizzati di ritorno” grazie al WEB), sia poi per classi sociali: la rete è interclassista e supera le barriere di provenienza di “casta” economica o lavorativa. Il cosiddetto “Popolo viola” ne riassume perfettamente tutte le caratteristiche.

Calerà nel tempo, quindi, la disponibilità da parte dei grandi pubblicitari a investire nelle reti tradizionali, spostandosi, come già avviene in USA, Canada e Gran Bretagna, verso i “New media”, verso l’interconnessione tra le varie piattaforme. Pertanto, non solo la RAI dovrà correre ai ripari, ma anche Mediaset. Qui sta il vero problema di Berlusconi. La sua idiosincrasia a confrontarsi col mercato, con la libera concorrenza, lo ha sempre spinto, prima negli affari immobiliari, poi con i media e, infine, nella politica, a mettere nell’angolo i “competitors” ,utilizzando tutti i mezzi leciti ed illeciti, come dimostrano anche questi ultimi 16 anni di inchieste giudiziarie e di processi.

Partito con l’ombrello politico di Craxi e dei socialisti lombardi, ma anche mantenendo forti contatti con i democristiani meneghini, Berlusconi si è allargato dall’immobiliare alla TV, alla grande distribuzione. Con la Standa (la prima “Casa degli italiani”, ricordate?) è stato il suo primo, grande flop, tanto da rimetterci soldi, sonni e alleanze. Era incapace di reggere alla concorrenza agguerrita delle altre catene distributive nazionali ed europee ed era ancora pieno di debiti (tanto che le banche e la Consob avevano obbligato il gruppo a ripianare i debiti bancari attraverso gli introiti giornalieri della Standa). Forse, studiando con attenzione il caso Standa, si potranno scoprire i veri lati deboli e il castello di illusioni su cui si basa il “successo” politico di Berlusconi! Lo stesso sta avvenendo con i New media.

Berlusconi crede di poter “raschiare il fondo del barile” del suo consenso, ancora basandosi sull’elettorato scarsamente acculturato, fatto anche di pensionati e casalinghe, di gente senza idee politiche precise, qualunquiste, di strati della popolazione interessata a fare gli affari tipo “mordi e fuggi”, propensa all’evasione e all’elusione fiscale, che si identifica con il successo del leader “fai da te” e con i suoi molteplici programmi reality. Questo “panel” è in via di esaurimento, però, perché la stessa crisi economica e sociale ha colpito pesantemente il loro potere di acquisto e li ha fatti ricadere sulla cruda realtà: si sentono isolati dal resto delle altre categorie sociali, il loro “tiranno-sultano” non ha più ricette miracolistiche, le famiglie entrano in crisi interna, prospettive di qualsiasi genere, lecite ed illecite, per uscire dal tunnel non ne intravvedono. E poi c’è la crescita inarrestabile e liberatoria della Rete, che sta coinvolgendo larghi strati della popolazione, anche quella un tempo più sensibile ai richiami illusionistici del “mago di Arcore”.

Sulla rete di discute, ci si incontra come in una piazza o in un locale virtuali, si confrontano gli stili di vita e si confessano le difficoltà. Si cerca anche di reagire solidaristicamente. Si tenta di inventarsi espedienti per uscire dalla crisi e per “farsi vedere”, “farsi riconoscere”, magari nelle piazze reali, dove si organizzano eventi concreti. Si esce dall’isolamento locale, regionale, nazionale e, persino, internazionale. Si scambiano, quindi, informazioni e si ricevono analisi, critiche, filmati, contenuti informativi da realtà diverse e più libere di quelle italiane. Un po’ come succede negli stati davvero più oppressi da regime autocratici o dittatoriali, come Cina, Iran, Russia. Questo scambio fondamentale per la circolazione dei diritti di libertà a livello mondiale fa sì che anche un popolo molto “provinciale”, come quello italiano, abbandoni i “paraocchi mediatici” e scopra che “il re è nudo”.

Ecco, allora, consumato il “grande tradimento” nei confronti di Berlusconi, ecco spiegata l’ossessione del “tiranno-sultano” contro alcuni programmi tv, contro Santoro, Travaglio e Dandini, contro i giornalisti e la stampa ancora liberi. Berlusconi ha trovato nella Rete i suoi “competitors”, certo ancora senza collegamenti diretti e scambievoli con i settori della politica di opposizione o dell’economia e della finanza che contano; ma questi "competitors" ora esistono, escono allo socperto, organizzano eventi di piazza, e stanno mutando sia il mercato sia le regole del gioco. La politica “tradizionale” fa fatica ad appropriarsi di questi nuovi luoghi dei “messaggi”: i “nuovi media” sono troppo fluidi, incostanti ma anche straripanti, un po’ anarcoidi e , comunque, gelosi della loro indipendenza sia a livello di movimenti sia a livello di singoli.

Questa realtà moderna comunque consuma, vive realmente i drammi e la crisi della società, che si informa onnivoramente, in maniera spezzettata (dai siti dei quotidiani on-line italiani ed esteri, dalle WEB TV e Radio di tutto il mondo,ecc..), che coinvolge e si fa coinvolgere in mille attività e appuntamenti quotidiani: ebbene questo “nuovo mondo” sta alla base del successo di “RAIperunanotte” e corrode le fondamenta stessa del regime autocratico, che Berlusconi ha costruito dagli inizi degli anni Novanta.

Il cammino verso l’uscita del tunnel non sarà breve né indolore, ma il popolo libero ci si è incamminato. Questa volta, non è più solo, ha voce, volti e possibilità di farsi sentire dentro e fuori i confini d’Italia. Ed è anche una realtà "sensibile, appetibile" per il mercato nel senso più vasto del termine (consumi, pubblicità,ecc.). Per queste ragioni, fa paura al “tiranno-sultano”. Per questo, assisteremo nelle prossime settimane ai micidiali colpi di coda del regime.

Ma se il “gigante rosso” cinese non è riuscito a fermare Google, refrattario ad ogni censura, di certo non sarà Berlusconi a bloccare questa ondata liberatoria. Altro che “toghe rosse”, “giornalisti comunisti”, "intercettazioni spazzatura", “leader politici giustizialisti”! E’ dal mondo della Rete che il “mago di Arcore” deve guardarsi. E non c’è avversario più difficile da contrastare di quello che sfugge alle regole tradizionali, antiquate, perché dotato di mobilità, flessibilità, fluidità e idee sempre nuove.

di Gianni Rossi, da Articolo 21.

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RAI PER UNA NOTTE, un successo: le foto delle piazze italiane.


Bologna

Bologna


Foggia

Genova

Gorizia

Milano

MILANO (Video)

Padova

Padova

Pisa

Pistoia

Roma


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venerdì 19 marzo 2010

Doveroso avviso


La Par condicio è una cosa becera, a mio parere. Lo è perchè è coercitiva, e lo è perchè, secondo me è inutile. La TV non è ancora un essere senziente quindi non può cambiare canale autonomamente per fare il lavaggio del cervello al telespettatore di turno. Questo infatti, a prescindere dal suo Q.I. o dal suo orientamento politico ha il libero arbitrio televisivamente parlando. Infatti può, se vuole, evitare il Talk Show x o y, semplicemente cambiando canale. E se lo guarda, difficilmente cambia opinione sul nome da "crocettare" alle elezioncine di turno. Senza contare poi che stavolta la condicio è abbastanza impari dato che Berlusconi tiene in pugno l'informazione (vedi Minzolini) e quindi parla ogni volta che vuole e tra un'accusa ai giudici una alla magistratura e una a Topo Gigio ammicca a qualche elettore in crisi di identità politica per accalappiare il suo voto tra le sue file. Ergo posso dire di essere felice quando vedo in azione lo spirito tipicamente italico dell'arrangiarsi posso solo che esultare. Santoro ieri sera alla trasmissione "parla con me" della Dandini annunciato che lui insieme agli altri "reietti" della TV sta infatti aggirando le regole del Capo utilizzando un altro mezzo di informazione, ovvero la rete. Il 25 Marzo al Paladozza di Bologna Santoro, insieme a Giovanni Floris e persino Daniele Luttazzi parteciperà alla manifestazione (visualizzabile in streaming nella rete) della Libertà d'informazione. Chi è interessato clicchi qui.

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venerdì 23 ottobre 2009

Il Giornale continua con le calunnie. Ora nel mirino c'è Santoro. (Ecco la strategia del "linciaggio mediatico").

Ecco cosa scrive il Giornale a proposito dell’acquisto di una villa in Costiera amalfitana, nella frazione di Lone Comune di Amalfi, da parte del noto conduttore Michele Santoro:





(articolo di giovedì 22 ottobre 2009)

Arriva il condono-lampo per la villa di Santoro

di Paolo Bracalini

Il fustigatore dei costumi compra casa da un milione di euro ad Amalfi. Problema: c’è un abuso e la regolarizzazione viene negata da 23 anni. Ma per lui la giunta di sinistra fa il miracolo. Mistero: il venditore si chiama come un consigliere del Pd. Ma l'interessato nega: è un cugino omonimo [...]

[...] Don Michele da Salerno, gran fustigatore di condoni e scudi fiscali, fa shopping immobiliare in vista della prossima estate e le pratiche burocratiche, per il vip di origini salernitane, viaggiano come Eurostar. La casa comprata il 26 giugno scorso ad Amalfi, frazione Lone, proprio in copp ’o mare, aveva un difettuccio ma è stato tutto risolto per Sant’Oro, e in tempi record, talmente record da far imbufalire parecchia gente in attesa da anni per le stesse questioni di permessi. Nell’atto di vendita firmato dal notaio Andrea Pansa se ne parla dopo qualche pagina, laddove si precisa che il fabbricato presenta un successivo ampliamento «realizzato in assenza del dovuto titolo». In parole semplici: abusivamente [...]
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Secondo Il Giornale, Santoro ha avuto, quindi, una corsia preferenziale, essendo un personaggio noto, per cui l'iter, di solito lungo e farraginoso, si è concluso in tempi, sorprendentemente, rapidi. Probabilmente Il Giornale non è al corrente che il Comune di Amalfi, da oltre un anno, fa recapitare a centinaia di cittadini in attesa di sanatoria, lettere nelle quali si richiede l’integrazione delle pratiche di condono in giacenza da anni presso gli uffici comunali. Per cui, la vicenda a cui fa riferimento Il Giornale, potrebbe non essere l'unica a essersi sbloccata in questi mesi per effetto della procedura attivata dal comune.

La notizia data dal quotidiano di Feltri, non ha altri scopi se non quello di gettare ombre sul “nemico” per renderlo meno credibile. Infatti, guarda caso, il quotidiano pubblica la notizia nello stesso giorno in cui andrà in onda la puntata di AnnoZero sul “posto fisso” rispolverato da Tremonti, che a quanto pare, non incontra il favore di altri Ministri.



Tutte calunnie insomma, come del resto oramai il Giornale ci ha abituati a leggere. Ecco infatti cosa dichiara pubblicamente il Sindaco di Amalfi sulla questione:








Nessuna corsia preferenziale per l'iter del condono della casa di Michele Santoro ad Amalfi. Lo assicura il sindaco di Amalfi, Antonio De Luca , che smentisce quanto dichiarato oggi dal quotidiano 'Il Giornale'. ''Mi sono ampiamente documentato su quella pratica di condono - dice il sindaco - anche perche' immaginavo che oggi avrei dovuto dare numerose spiegazioni''. La pratica, riassume De Luca, e' stata avviata nel 1985 e "l'accelerazione negli ultimi tempi e' frutto solo del ritrovato interesse dei proprietari, che hanno celermente fornito tutti i chiarimenti chiesti dal Comune".
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Ed il diretto interessato, Michele Santoro, non si fa attendere. Di seguito riporto la lettera di risposta inviata alla redazione de Il Giornale:






Leggo su “Il Giornale” che, in merito al mio acquisto di una casa ad Amalfi, ci si aspettava “una smentita da Santoro o dal Sindaco di Amalfi”, smentita che, così si lascia intendere, non sarebbe arrivata.
Giovedì 22 Ottobre, l’Ansa ha invece diffuso una dichiarazione del Sindaco, volutamente ignorata,che demolisce il castello di insinuazioni e calunnie di cui sarete chiamati a rispondere nelle sedi competenti.
Ve la accludo nel caso riteniate opportuno di doverla pubblicare con ritardo.
Solo per il rispetto che nutro nei confronti dei vostri lettori preciso che ho effettivamente acquistato una vecchia casa contadina da ristrutturare (e non una villa), dichiarando interamente l’importo e pretendendo dai venditori garanzie sul fatto che il bene ceduto fosse perfettamente in regola.
I venditori, esercitando i loro diritti e agendo nei tempi che la legge stabilisce, hanno perfezionato una pratica di sanatoria avviata precedente alla nostra trattativa, ottenendo ciò che qualunque altro cittadino italiano avrebbe ottenuto al loro posto.


Michele Santoro


Insomma, dopo il linciaggio mediatico di Boffo, il pedinamento del giudice Mesiano, poi deliberatamente mandato in onda su Canale5, si continuano a ripetere casi di "finto giornalismo", volti al solo discredito della persona presa di mira. Questa è l'Italia in cui stiamo vivendo. Questa è l'Italia di Berlusconi.

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martedì 20 ottobre 2009

Alemanno vuole rivedere il protocollo su cortei e manifestazioni a Roma. Che coincidenza! Proprio in previsione del "No Berlusconi Day".

Il 5 dicembre s'avvicina, su internet fervono i preparativi per il No Berlusconi Day e le adesioni aumentano a centinaia, di ora in ora. Come mai, proprio in questo momento, Gianni Alemanno, Sindaco di Roma, sente il pressante bisogno di rivedere il protocollo per lo svolgimento delle manifestazioni e dei cortei a Roma? Che coincidenza. Questo non fermerà l'iniziativa.

Roma, 20 ott. - "Domani presenteremo la nostra posizione ma se gli esiti del tavolo saranno negativi, faremo un'ordinanza per conciliare il diritto a manifestare con la vita cittadina". Lo ha detto questa mattina il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, durante una conferenza stampa in Campidoglio e alla vigilia del tavolo che si terra' domani con i sindacati per rivedere il protocollo firmato la primavera scorsa su cortei e manifestazioni in citta'. Il sindaco ha spiegato di aver gia' "scritto ai segretari confederali, perche' credo che le manifestazioni debbano suscitare un consenso. Mi pare evidente che negli ultimi sabati abbiamo avuto un intasamento di manifestazioni che hanno bloccato la citta', creando irritazione e difficolta' ai cittadini". Alemanno ha poi precisato che il Comune sta ultimando "uno studio che riguarda i percorsi, la frequenza delle manifestazioni, i soggetti che hanno diritto a svolgere manifestazioni mobili".

AGI - News On


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Sconvolgenti rivelazioni di sfollati costretti al silenzio.


L'Aquila, 14 ottobre 2009 ore 20:00.
La colonnina di mercurio segna 0 gradi.


Il 30 settembre le tendopoli dovevano sparire, tutti dovevano avere una casa nell'aquilano, tutti gli sfollati dovevano tornare a L'Aquila... queste erano le promesse...
Se si tiene conto dei tempi e dei costi di Onna, poteva essere fatto e sarebbe stato possibile persino iniziare le ricostruzioni.

Ad Onna, in meno di 2 mesi sono state costruite tutte le abitazioni provvisorie, così, da circa un mese, tutti gli abitanti hanno un tetto sulla testa.
In un'intervista qualche cittadino di Onna mi ha manifestato tutta la soddisfazione per il lavoro fatto in questo posto TOTALMENTE distrutto dal terremoto. E il mio pensiero è corso subito al governo Berlusconi, che nulla ha potuto qui ad Onna, dove le costruzioni sono dovute al buon cuore del Trentino, sotto la supervisione del governo tedesco, chissà quanto avrà rosicato Berlusconi!!!!

Mettiamo a confronto le casette di Onna e il progetto C.A.S.E. de L'Aquila:

Onna: costo 800€ al mq, garantendo agli onnesi un quartiere provvisorio grazioso, risparmiando molti soldi da utilizzare nella ricostruzione.
Progetto C.A.S.E.:costo 2700€ al mq, quasi 5 volte la somma impiegata ad Onna, soldi sperperati tra le varie ditte edili.

Onna: Sono tutti in casa da metà settembre.
Progetto C.A.S.E.: Sono ancora nelle tende, o deportati sulla costa o in paesini lontani anche oltre 70 km, contro il loro stesso volere di restare a L'Aquila.

Onna: Casette ecologiche smontabili e riutilizzabili per un eventuale altro disastro in qualsiasi altra città..
Progetto C.A.S.E.:Per farle hanno deturpato un paesaggio meraviglioso, sfondando intere montagne. Un'inutile colata di cemento per una base che dovrebbe in realtà mantenere palazzi dai 10 piani in su, non i tre piani realizzati.
Palazzi moderni dagli infissi blu elettrico o giallo canarino che nulla hanno a che fare con lo stile pittoresco degli antichi paesini aquilani.

Onna: il quartiere è stato costruito rispettando spazi per la viabilità automobilistica.
Progetto C.A.S.E.: i palazzoni sono concentrati in un unico punto, servito da una sola strada principale, già trafficatissima. Quando tutti i residenti occuperanno le case si prevede un caos bestiale!!

Sono tornata da loro, gli aquilani, probabilmente si è instaurato in me quel meccanismo di ribellione che non accetta che tutto resti impunito e silenzioso.
Per entrare nella tendopoli ho nascosto la mia piccola telecamera nella borsa. Al controllo documenti mi dicono che sono tutti in mensa, questa volta sono riuscita ad entrare nella tendopoli senza problemi...
Non li conoscevo prima di quel maledetto 6 aprile, pensavo "chissà se mi riconosceranno, se si ricorderanno di me".
Al mio arrivo in mensa sono stata invasa da sorrisi, abbracci e baci...noto con piacere che la gioia di rivederci non è solo mia.
Per loro sono chi ha permesso che la loro voce arrivasse a voi... sembra poco, a L'Aquila pare tanto...
Mi invitano a sedermi con loro, nonostante il cibo scarseggi cercano di costringermi ad accettare di dividere il loro pasto, o quel pezzettino di ciambella a testa che avevano...
penso, "se lo sapevo preparavo la Caprese Napoletana e la portavo... sono proprio una cafona!"

Non faccio in tempo a sedermi che cominciano a raffica i racconti dell'orrore:
"Dopo che hai pubblicato l'intervista che mi hai fatto ho ricevuto minacce, leggi qui questo sms"
"Mi hanno telefonato, mi hanno minacciato, dicono che se rilascio altre interviste mi denunciano, io ho detto solo la verità"
"Sai cosa ci fanno qui, riutilizzano le bottiglie dei tavoli e le riempiono con altre bottiglie degli altri tavoli"
"Non ci lasciano portare l'acqua nella tenda"
(penso, "se fanno un annuncio televisivo dicendo che a L'Aquila mancano cibo e acqua gli italiani si mobiliteranno di nuovo... perchè tutta questa indifferenza?
Probabilmente perchè questa vetrina mediatica deve risultare perfetta")
"Hai saputo della roulotte che è andata a fuoco? Stavamo per bruciare vivi tutti"
"L'Enel ha abbassato i voltaggi e la notte va via la luce, ci svegliamo ghiacciati"

E per quanto riguarda gli abitanti delle case popolari di San Gregorio...
"Siamo gli sfollati di serie B, noi delle case popolari saremo gli ultimi ad avere casa"
"Le nostre case classificate "C" (grossi danni strutturali) sono state riclassificate "A"(piccoli danni strutturali) senza ulteriore controllo, vogliono farci rientrare in quelle case e nessuno si prende la responsabilità di eventuali tragedie"
"Ho scoperto che le case popolari al comune erano registrate come stalle e garage e non come case"...
"La mia casa risultava una stalla... io sarei una mucca? Ti rendi conto di cosa ci hanno fatto?"
"San Gregorio risultava terreno agricolo, non poteva essere usato come terreno edificabile, ci hanno fatto le case, ci hanno costruito un intero paese, ci hanno mandato a morire, la faglia che hai sotto i piedi è ad altissimo pericolo sismico!"
"Una ragazza aveva aperto un sito trasparente per raccogliere soldi per noi delle case popolari, l'hanno minacciata, gli hanno fatto chiudere il sito!"

Li fermo, troppe informazioni, tutte insieme, non memorizzo... chiedo loro di raccontare tutto davanti alla telecamera, si rifiutano, dopo le minacce ricevute non possono più raccontare la verità...

Reportage di Helene Benedetti

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lunedì 19 ottobre 2009

Vauro e Borromeo censurati a "L'Era Glaciale" della Bignardi, episodio avvenuto qualche mese fa ma la situazione non migliora.



Alla fine, do­vranno dargli un’aureola in un certo qual modo ambita: quella di uomo più censurato d’Italia. Vauro, cofondatore del Male e vignettista del Ma­nifesto amatissimo a sinistra, qualche mese fa non riuscì a parte­cipare alla puntata di «L’era glaciale» su Raidue. O meglio, lui partecipò. Il fatto fu proprio che non andò in onda la parte della trasmissione condotta da Da­ria Bignardi nella quale avreb­be dovuto essere ospite. Tagliato lui, venne tagliata an­che Beatrice Borromeo, che nella stessa tranche dello spettacolo televisivo aveva presentato il libro scritto a quattro mani insieme con Marco Travaglio, «Italia Anno­zero».

E così, la trasmissione vide la presenza del solo ministro all’Agricoltura Luca Zaia e degli attori Sergio Ca­stellitto e Neri Marcorè. Lo aveva comunicato attraver­so le agenzie di stampa il di­rettore di Raidue, Antonio Marano: «Nonostante i ripetu­ti tentativi da parte della con­duttrice Daria Bignardi di ri­portare il discorso sul libro — aveva spiegato il dirigente — , gli ospiti hanno affrontato questioni politiche in un peri­odo di par condicio in assen­za di contraddittorio». Aggiungendo, il direttore della rete: «Era una presentazione di un libro e non la continuazione della puntata di ieri (giovedì, ndr) di Annozero». In ogni caso, aveva precisato ancora Marano, l’intervista al­la coppia Borromeo-Vauro an­drà in onda dopo le elezioni «in maniera integrale e senza tagli». Sempre secondo l’An­sa, durante il programma il vi­gnettista satirico aveva da­to alcuni pesanti giudizi ri­guardo alla condotta di Silvio Berlusconi, mentre la condut­trice- scrittrice avrebbe de­scritto l’atteggiamento del ca­po del governo come fonte di imbarazzo per l’Italia nei con­fronti degli altri Paesi.

Vi ripropongo lo sfogo di Beatrice Borromeo, intervistata al Festival del Giornalismo d'inchiesta di Marsala : Video

E la puntata incriminata di "L'Era Glaciale" in quattro parti: Prima Parte; Seconda Parte; Terza Parte; Quarta Parte

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domenica 13 settembre 2009

Martedì niente Ballarò per non disturbare il duce e il suo maggiordomo















Porta Porta spazza via Ballarò. La decisione è stata presa dal Vice direttore generale della Rai Antonio Marano, a quanto pare, su richiesta dei vertici della Rai. Uno spostamento per non far sovrapporre due programmi di approfondimento visto che Silvio Berlusconi consegnerà le prime casette ai terremotati dell'Abruzzo. A reti quasi unificate, dunque, per non distogliere l'attenzione degli italiani. Una decisione senza precedenti, che dà l'idea del regime mediatico in cui l'Italia è caduta. Guai, infatti, a distogliere l'attenzione degli italiani sulla campagna di autopromozione del governo e di Silvio Berlusconi. Una decisione che ricorda i cinegiornali del ventennio, quando tutta l'attenzione dei media doveva essere prostrata alle esigenze del regime. Un motivo in più per andare a manifestare il 19 settembre.

Uno speciale di Porta a porta in prime serata martedi', dedicato alla consegna delle prime case ai terremotati d'Abruzzo, fara' slittare la prima puntata della nuova stagione di ballaro'.
La decisione e' stata presa per 'valorizzare un momento importante per il paese', come ha spiegato Antonio Marano, vicedirettore generale della Rai. 'Per Ballaro' non c'e' alcun problema, e' solo uno spostamento che abbiamo ritenuto opportuno visto il tipo di evento e per non far sovrapporre due po'rogrammi di approfondimento'.
Ballaro', che doveva essere dedicata alle ultime vicende politiche, potrebbe andare in onda in un altro giorno della settimana o direttamente martedi' prossimo.

E' un atto immotivato ai miei occhi, non riesco a comprenderne le ragioni. Avremmo potuto trattare gli stessi temi dello speciale di Raiuno, non vedo il motivo di sostituirci': a dirlo e' Giovanni Floris, dopo la decisione della Rai di far slittare Ballaro' da martedi', per far posto su Raiuno ad una prima serata di Porta a aporta sulla consegna dele prime casec ai terremotati d'Abruzzo. 'Abbiamo un inviato in Abruzzo da due settimane - spiega Floris -, e la cerimonia del 15 settembre era un avvenimento previsto da prima che presentassimo la trasmissione. Naturalmente poi avremmo parlato anche di altro, di attualita' politica e di attualita' economica. La prima puntata era stata inoltre presentata una settimana fa in una conferenza stampa tenuta alla presenza del capo ufficio stampa Rai'.
Per questo, conclude Floris, 'sono dispiaciuto, certo, ed e' dire poco. E' come aver lavorato per mandare in stampa un giornale e vederne poi un altro in vendita nelle edicole.
A tutti quelli che mi telefonano allarmati dico che mi auguro che sia solo un episodio sgradevole e grave, e che mi auguro che andremo in onda prima possibile dicendo tutto quello che abbiamo da dire'.

Per Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21 "Se ancora ci fosse stato bisogno di una conferma, la decisione della Rai di sopprimere la puntata di Ballarò affinchè gli italiani siano costretti a seguire lo speciale di Porta a Porta sulla consegna delle casettte ai terremotati, è la prova provata del regime mediatico che stiamo vivendo. La distribuzione delle case è un grande fatto di interesse nazionale, cui va dato alto risalto e completezza di diritto di cronaca. Ma come si può pensare di chiudere tutte quelle trasmissioni che rischiano di allontanare gli spettatori dall'evento che riguarda il Sovrano?. E' l'ennesima ragione per partecipare alla manifestazione del 19 e, a questo punto, chiediamo alle autorità di garanzia che vi sia una diretta della manifestazione.Nemmeno le monarchie non costituzionali avrebbero disposto un utilizzo simile dei media. Di questo passo sarà sempre più difficile chiedera agli italiani di pagare il canone che è ormai una tassa sul conflitto di interesse. Chi ha pensato di sopprimere Ballarò per lo speciale di Porta a Porta, abbia il coraggio di fare il proprio "dovere" fino in fondo. Si decida di trasmettere gli eventi che coinvolgono il sovrano a reti Raiset unificate!".

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Nuova lettera di Michele Santoro ai vertici RAI, salviamo AnnoZero.


Al Direttore generale
p.c. al Direttore di Raidue

Gentile Direttore,
da più di una settimana i nostri spot giacciono presso gli “Uffici Competenti” e non vengono trasmessi. Nel frattempo sono diventati i più visti su Youtube in Italia e tra i primi dieci al mondo. Sempre su Youtube sono anche al primo posto per gradimento.
Ma forse a lei e al Direttore di RaiDue non piacciono. Perché? Intendete sostituirli? E con cosa e quando intendete farlo, visto che gli spot di altre trasmissioni sono in onda da mesi, mentre RaiDue non da’ notizia dell’inizio di Annozero previsto per il 24 settembre?
Resto in attesa di una risposta e invio cordiali saluti.

Michele Santoro

Santoro chiede il nostro aiuto, diffondiamo gli spot di AnnoZero.
Guarda gli spot:

Primo Spot

Secondo Spot

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venerdì 29 maggio 2009

La verità ti fa male...

The Arcorian Knight ha impedito a Josè Saramago di pubblicare il suo ultimo libro per la casa editrice Einaudi. Ma perchè? Presto svelato: il caro Silvio Berlusconi, non si sta improvvisando critico letterario, rifiutandosi di far pubblicare un'opera simile. Il Quaderno, questo il nome del libro in questione è pieno di informazioni compromettenti e non lusinghiere sul Popolo italiano di oggi e sullo stesso Cavaliere. Indubbiamente a Silvio non gliene frega nulla che il libro colpisca il popolo che lo ha eletto, ma in periodo elettorale una pubblicità simile non può giovargli. E quindi pensa che sia meglio allontanare la possibilità che un autore mediocre (Così mediocre che ha vinto il Premio Nobel per la letteratura, nel 1998) rovini la sua campagna elettorale. Siamo in tempi di censura, e questo si capiva anche dai precedenti governi cavallereschi. Gli ottimisti che non lo credevano ancora, potranno cambiare idea leggendo questo articolo.
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sabato 9 maggio 2009

Allarme Rosso!


Non si può stare tranquilli. Mai. Murdoch ha espresso la sua opinione riguardo all'informazione sul web. E il buon magnate ha fatto una proposta che a un blogger come me ha fatto gelare il sangue: vuole che le testate online non siano più gratuite. Credo che d'ora in poi , io e altri blogger dovremmo tornare alle origini: scrivere articoli solo grazie a informazioni cartacee e non informatiche. Chissa prima o poi troveremo siti partigiani che contrabbandano informazioni. A voi lettori l'ardua sentenza!

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