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giovedì 22 ottobre 2009

Vespa costa troppo alla RAI? Rimane senza contratto anche lui, ironia della sorte, proprio come Travaglio.

RAI: niente rinnovo contratto a Vespa "troppo costoso"

Il CdA RAI ha respinto la proposta avanzata dal Direttore Generale Mauro Masi per il rinnovo contrattuale di Bruno Vespa. La proposta prevedeva per il giornalista uno stipendio base di 1,6 milioni di euro all'anno per tre anni, più una serie di benefit (praticamente obbligatori) che scattavano a seconda del numero di puntate dei programmi RAI condotte, il numero degli speciali, le prime e le seconde serate, ecc. Questo avrebbe portato il contratto ad oltre 2 milioni di euro l'anno. Troppi secondo tutti i consiglieri, di maggioranza come di opposizione.
Certo è buffo pensare che la RAI possa spendere queste cifre per programmi che - come è successo lo scorso 15 settembre, quando era ospite Berlusconi per lo spot sulla consegna delle case che la Regione Trentino aveva donato all'Aquila e che lui ha presentato come una iniziativa di governo - in prima serata non raggiungono il 20% e non trovi i soldi per il contratto di Marco Travaglio, che fa parte di una trasmissione che ha dimostrato di poter superare agevolmente il 25% di share in prima serata.

di: Antonio Rispoli, da: Julie News

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mercoledì 16 settembre 2009

Berlusconi-Vespa: in onda il bluff-casette

Tre miracoli nella piana di Onna, dopo cinque mesi di dolore e battaglie. Oltre la ferrovia e il passaggio a livello non più solo macerie e tende, rinasce un paese, con casette di legno e strade e una chiesa e l’asilo, che significa il futuro. Rinasce in un luogo che era stato cancellato dai progetti governativi e dalle cosiddette soluzioni urbanistiche post-terremoto. Il terzo miracolo è un disegno, poco più di un bozzetto, di Giulia Carnevale, 22 anni, studentessa di ingegneria uccisa dal crollo della Casa dello studente: per la tesi aveva immaginato un asilo con la forma di un libro. Adesso è qui, cinque mesi dopo, struttura dolcissima di legno e acciaio e vetro piena di giochi e di libri.


Miracoli
Tre miracoli, appunto. Si fa fatica a crederci, anche se li hai davanti, li tocchi, ci entri dentro, perché proprio qui, dove cammini, il pomeriggio del 6 aprile c’era un enorme prato, la quercia – che c’è ancora - e 41 lenzuoli bianchi allineati. Ecco, tre miracoli. Il fatto è che nessuno di questi porta la firma di Silvio Berlusconi nonostante l’elegante biglietto fatto trovare in ogni casetta con “i più affettuosi auguri di salute e serenità nelle nuove case”. Dispiace dover mettere i puntini sulle “i”. In questi casi quello che conta è il risultato finale. Ma è necessario quando tutto viene invece utilizzato con fini di propaganda. «Berlusconi e il governo consegnano le prime casette ai terremotati, come era stato promesso» è stato lo slogan mediatico che ha accompagnato questa giornata. Falso. O meglio, è vero che entro sabato la tendopoli di Onna sarà smontata e tutti andranno nelle 94 casette color pastello. Ma nessuna di queste casette le ho volute il governo. Anzi.



Trento
Lorenzo Dellai, presidente della provincia di Trento, a capo di una giunta di centro-sinistra, passeggia nel grande set che i tecnici di Porta a Porta hanno allestito per la puntata regina che ha sconvolto i palinsesti Rai, ha rinviato Ballarò e anche Matrix, pur di essere “l’appuntamento” della serata. Non cerca i microfoni. Pochi microfoni cercano lui. “La Provincia di Trento era qui presente a Onna sei ore dopo il sisma. Da allora qui hanno lavorato 2.500 persone, una media di 120 al giorno, prima per la messa in sicurezza del paese, poi per la realizzazione del villaggio”. Passeggiano accanto a lui architetti e progettisti, quelli che hanno dato la vita al disegno di Giulia. “Abbiamo impiegato 43 giorni esatti per realizzare il villaggio, sono casette antisismiche, abbiamo cercato di renderle anche graziose, colori pastello, parquet in terra, finestre grandi, ognuna ha un pezzetto di giardino davanti e il posto macchina. Se ci avessero dato subito il via libera le avremmo potuto consegnare anche prima”.


Miracoli
Ecco svelato il primo miracolo: il villaggio di Onna, “temporaneo” precisa Franco Papola, presidente della pro loco, è nato grazie ai fondi della provincia autonoma di Trento (13 milioni per un totale di 350 casette tra Onna, S. Demetrio, Villa S.Angelo, Coppito, e in più un asilo, tre scuole e tre chiese), della Croce Rossa e di altri donatori privati tra cui Bruno Vespa con gli spettatori di Porta a Porta. E’ stato realizzato su progetto della Regione Umbria e grazie ai volontari trentini, soprattutto vigili del fuoco con l’aiuto della Protezione civile tedesca e il coordinamento di quella italiana.



Il palco
Alle quattro del pomeriggio, per il taglio del nastro, Guido Bertolaso fa salire sul palco e li nomina uno per uno. C’è anche il Presidente del Consiglio, silenzioso in un angolo, dirà poche cose ma poi sarà lui a consegnare la prima casa. Papola loda “il lavoro di squadra”. Giustino Parisse, giornalista de “Il Centro” che ha perso i due figli Domenico e Maria Paola sotto le macerie, ringrazia Berlusconi ma “la serenità potrà tornare solo quando rivedremo costruito il nostro vero paese. Nel frattempo, rispettate il nostro dolore”.


Il dolore
Nessun dolore può essere usato. Neppure la verità, specie se riguarda un luogo di dolore. E la verità è che questo villaggio oggi esiste perché gli onnesi a fine maggio puntarono i piedi. E dissero no. La Protezione Civile, infatti, non aveva previsto alcun insediamento in questa piana e i 300 sopravvissuti sarebbero stati sparpagliati in giro, in qualche new town tra Bazzano e Paganica. Era sera, Papola e altri cittadini si misero dentro una tenda, trovarono il terreno – 46 mila quadrati concessi dalla famiglia Pica Alfieri - e abbozzarono un progetto. Provincia di Trento e Croce Rossa hanno fatto il resto. Ma sono andati perduti almeno tre mesi.



Inviti
Dellai non è stato invitato nel salotto di Porta a Porta. “Non voglio fare polemiche – sorride - va bene così, Roma poi è lontana”. Si spengono le luci del set che riprenderà in serata negli studi Rai. Restano le proteste, alcuni striscioni: “Ma che porta a porta, non tenemo le case”; “vittime del terremoto e ostaggi mediatici”. “belle le case di Onna. E gli altri?”. Piccole tensioni: “Non dovete protestare, solo ringraziare” dicono alcuni. “Dopo 5 mesi mi buttano fuori dalla tendopoli e non so ancora dove andrò. Ci avevano promesso le case a settembre. E non ci sono. Questa è la verità” grida Giuseppina Lauria. Si apre l’asilo. I bambini entrano un po’ timidi, poi giocano. Grazie Giulia.

Da L'Unità 15 settembre 2009

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domenica 13 settembre 2009

Martedì niente Ballarò per non disturbare il duce e il suo maggiordomo















Porta Porta spazza via Ballarò. La decisione è stata presa dal Vice direttore generale della Rai Antonio Marano, a quanto pare, su richiesta dei vertici della Rai. Uno spostamento per non far sovrapporre due programmi di approfondimento visto che Silvio Berlusconi consegnerà le prime casette ai terremotati dell'Abruzzo. A reti quasi unificate, dunque, per non distogliere l'attenzione degli italiani. Una decisione senza precedenti, che dà l'idea del regime mediatico in cui l'Italia è caduta. Guai, infatti, a distogliere l'attenzione degli italiani sulla campagna di autopromozione del governo e di Silvio Berlusconi. Una decisione che ricorda i cinegiornali del ventennio, quando tutta l'attenzione dei media doveva essere prostrata alle esigenze del regime. Un motivo in più per andare a manifestare il 19 settembre.

Uno speciale di Porta a porta in prime serata martedi', dedicato alla consegna delle prime case ai terremotati d'Abruzzo, fara' slittare la prima puntata della nuova stagione di ballaro'.
La decisione e' stata presa per 'valorizzare un momento importante per il paese', come ha spiegato Antonio Marano, vicedirettore generale della Rai. 'Per Ballaro' non c'e' alcun problema, e' solo uno spostamento che abbiamo ritenuto opportuno visto il tipo di evento e per non far sovrapporre due po'rogrammi di approfondimento'.
Ballaro', che doveva essere dedicata alle ultime vicende politiche, potrebbe andare in onda in un altro giorno della settimana o direttamente martedi' prossimo.

E' un atto immotivato ai miei occhi, non riesco a comprenderne le ragioni. Avremmo potuto trattare gli stessi temi dello speciale di Raiuno, non vedo il motivo di sostituirci': a dirlo e' Giovanni Floris, dopo la decisione della Rai di far slittare Ballaro' da martedi', per far posto su Raiuno ad una prima serata di Porta a aporta sulla consegna dele prime casec ai terremotati d'Abruzzo. 'Abbiamo un inviato in Abruzzo da due settimane - spiega Floris -, e la cerimonia del 15 settembre era un avvenimento previsto da prima che presentassimo la trasmissione. Naturalmente poi avremmo parlato anche di altro, di attualita' politica e di attualita' economica. La prima puntata era stata inoltre presentata una settimana fa in una conferenza stampa tenuta alla presenza del capo ufficio stampa Rai'.
Per questo, conclude Floris, 'sono dispiaciuto, certo, ed e' dire poco. E' come aver lavorato per mandare in stampa un giornale e vederne poi un altro in vendita nelle edicole.
A tutti quelli che mi telefonano allarmati dico che mi auguro che sia solo un episodio sgradevole e grave, e che mi auguro che andremo in onda prima possibile dicendo tutto quello che abbiamo da dire'.

Per Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21 "Se ancora ci fosse stato bisogno di una conferma, la decisione della Rai di sopprimere la puntata di Ballarò affinchè gli italiani siano costretti a seguire lo speciale di Porta a Porta sulla consegna delle casettte ai terremotati, è la prova provata del regime mediatico che stiamo vivendo. La distribuzione delle case è un grande fatto di interesse nazionale, cui va dato alto risalto e completezza di diritto di cronaca. Ma come si può pensare di chiudere tutte quelle trasmissioni che rischiano di allontanare gli spettatori dall'evento che riguarda il Sovrano?. E' l'ennesima ragione per partecipare alla manifestazione del 19 e, a questo punto, chiediamo alle autorità di garanzia che vi sia una diretta della manifestazione.Nemmeno le monarchie non costituzionali avrebbero disposto un utilizzo simile dei media. Di questo passo sarà sempre più difficile chiedera agli italiani di pagare il canone che è ormai una tassa sul conflitto di interesse. Chi ha pensato di sopprimere Ballarò per lo speciale di Porta a Porta, abbia il coraggio di fare il proprio "dovere" fino in fondo. Si decida di trasmettere gli eventi che coinvolgono il sovrano a reti Raiset unificate!".

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