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mercoledì 8 dicembre 2010

Personalità multipla

Era già chiaro da tempo, fin dalle sue primissime diatribe col Silvietto, che Fini è diventato una figura molto ambigua nel contesto politico . I suoi litigi prima lo rendevano soltanto un alleato difficile e capriccioso per Berlusconi ma da quando si è reso "indipendente" da Berlusconi ha iniziato ad essere una vera e propria mina vagante, contestando il governo silviano a volte e sostenerlo in altre. Basti ricordare il recente smacco all'istruzione quando lui e l'FLI si sono resi favorevoli al trancia trancia alias riforma Gelmini. Ora però Gianfranchino è tornato alla carica contro il suo ex socio invitandolo a dimettersi. C'è poco da dire su queste contraddizioni, l'unica cosa certa è che Fini sicuramente come alleato è molto pericoloso e spero che l'inguenuo PD o l'IdV non si fidino troppo di un ex avversario o le conseguenze potrebbero essere preoccupanti. Altra notizia ma non meno importante è il mobbing di Matteo Renzi da parte del Piddì, che purtroppo procede ancora quando il PD, invece di occuparsi di rimproverare i membri del suo stesso partito, dovrebbe fare qualcosa di decente e concreto per il paese. A quanto pare infatti il sindaco di Firenze si è recato ad Arcore per chiedere al Premier per Firenze, quindi una cosa assolutamente normale. Solo che a Bersy e company Renzi non piace e quindi lo hanno quasi accusato di tradimento. A volte mi vergogno di avere votato un partito di simili idioti.
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sabato 23 ottobre 2010

La nobiltà della sconfitta




L'esercizio che abbiamo imparato nei primi giorni di scuola elementare era il disegno. Non ricordo esattamente come disegnavo, ma di una cosa ero certo. Se sbagliavo il disegno prendevo la gomma, cancellavo l'errore e riprendevo a disegnare.

Poi, il disegno è diventato solo un modo per raccontare con le immagini quello che con le parole dovevamo scrivere. Di solito si trattava di poesie o filastrocche. E se si sbagliava con le parole? Qualche linea tipo scarabocchio sulla lettera sbagliata e poi si continuava a scrivere.

Man mano che passavano gli anni mi rendevo sempre più conto che sbagliare poteva capitare, ma che meno errori avessi fatto, migliore sarebbe stato il voto da portar a casa.
Chi non ricorda i temi di italiano, scritti prima in brutta copia e poi riscritti in bella, sul foglio da consegnare alla professoressa o al professore?

Ci hanno insegnato che diventare grandi è sinonimo di esperienza e se questa significa commettere meno errori possibili allora si è tanto più grandi.
Non è una legge matematica, ma chi più sbaglia, più impara la lezione e meno volte ricadrà nell'errore già commesso.

Talvolta da grandi crediamo che anche ciò che sia sbagliato, possa - con un minimo di autoconvincimento - ridiventare giusto. Il paragone potrebbe essere simile: debelliamo l'idea di noi stessi come vinti e ci ergiamo a vincitori.
Quella gomma che utilizzavamo per cancellare il contorno un po' goffo di un viso, l'abbiamo rimessa nell'astuccio del nostro ricrederci. Siamo grandi e non abbiamo bisogno di riscrivere, ma di continuare a scrivere.

In particolare noi italiani possediamo l'arte del credere in qualcosa di giusto sapendo che è del tutto sbagliato. L'arte del riprendere dagli armadi pieni di polvere, personaggi macchiati di sangue e dire che è solo una macchia di sugo. L'arte del trasformare il vecchio in nuovo e il nuovo in obsoleto.
Se volgiamo lo sguardo all'Italia non c'è spazio pubblico o privato che non veda visi già visti una ventina di anni fa'. Ma che dico! Anche trent'anni fa'!
Sarebbe bello vedere che questi visi siano di una purezza e di un candore da far invidia anche al più giovane e arrembante Stato del mondo. Peccato che di purezza e di candore non ne vediamo nemmeno uno strascico da più di trent'anni. Vediamo giornalisti che con il solo cambio del marchio di fabbrica ridiventano "ottimi giornalisti" dopo che erano caduti nell'oblio più scuro sotto la tv di regime del nano.
Vediamo politici che avanzavano dichiarazioni di stima e di riconoscenza verso il più grande dittatore sanguinario italiano e che da un mattino all'altro, solo per aver avanzato battaglia dura contro il nano sono innalzati al più alto gradino del governo di questo Paese.
Imprenditori che per essersi fregiati dei nomi di fabbrica più maestosi al mondo, sono i possibili futuri candidati alle prossime elezioni politiche, senza vedere che il conflitto di interessi in capo a questi, rimane il nodo più grande di questo Paese, più grande anche delle imprese che gestiscono.

Non è il trionfo del fallimento. Per il bene di questo Paese bisogna dichiarare che trent'anni di storia sono da riscrivere e che continuare a scrivere aumenta l'agonia di chi legge il racconto, impoverisce il racconto stesso di dettagli e colpi di scena che possono far vincere allo scrittore il premio di storia più originale e riuscita.

Negli Stati Uniti il numero delle donne in finanza, economia e politica, è salito dallo scoppio della crisi del credito. Stanno ripulendo il caos creato dai colleghi maschi durante gli ultimi vent'anni.
Ammettere di aver sbagliato costruisce quello che alla fine saremo. Una società senza cambiamenti vive di favole, senza potersi immaginare realmente.


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mercoledì 14 luglio 2010

No comment!

La dignità è diventata un optional, sopratutto per le cariche istituzionali. Tale carenza di testicoli ha definitvamente colpito anche il nostro beneamato presidente della Repubblica. Certo, che Napolitano oramai è diventato una sorta di fantoccio per il governo di Centrodestra è un fatto confermato e riconfermato più volte per tutte le volte in cui ha dovuto mettere le sue firmette, ma ora? Napolitano passa dalla passività totale all'aiutare attivamente i suoi aguzzini ammonendo gli studenti e i professori che stanno protestando contro la Gelmini, adducendo come motivo che una riforma dell'università è necessaria e studenti e professori devono accettare umilmente e a testa bassa i tagli e altre cose che danneggiano lo stato dell'istruzione italiana. Non ho altro da dire.
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mercoledì 31 marzo 2010

La 'Resistenza' c'è ma non si vede. E la parola scompare dai licei.

Nel programma scolastico del Ministero viene saltata. Scoppia la polemica
Il consigliere della Gelmini, Max Bruschi: "Era sottintesa".


LA RESISTENZA non c'è. La si cerca invano nel programma di storia per l'ultimo anno dei licei. Ecco il fascismo. Poi la crisi del '29 e le sue conseguenze nel mondo. Il nazismo. La shoah e gli altri genocidi del XX secolo. La seconda guerra mondiale. Ecco, forse arriva ora la guerra partigiana. No, a seguire c'è la guerra fredda, il confronto ideologico tra democrazia e comunismo. Ed ancora, l'Onu. Siamo troppo avanti, bisogna tornare alla riga precedente: ma dov'è la Resistenza?

Non si vede. Si prova a domandarlo al consigliere del ministro Gelmini, Max Bruschi, che reagisce: «Ma non ha letto qui, dopo la voce Onu? È ben esplicitato: Formazione e tappe dell'Italia Repubblicana. Naturalmente è sottintesa la Resistenza. L'abbiamo inclusa senza citarla tra i capitoli fondativi della storia repubblicana. È un modo per rafforzarla, no?».

Al ministero della Pubblica Istruzione non capiscono le reazioni provocate dalla cancellazione della parola Resistenza dai curricola scolastici dei licei. «Come se la Costituzione e la nostra Repubblica fossero sbocciate dal nulla», protesta Manuela Gizzoni, capogruppo del Pd in Commissione Istruzione alla Camera. Bruschi liquida come "pretestuose" le polemiche. «Le assicuro che non c'è da parte nostra nessuna intenzione di cancellare quella esperienza storica, tutt'altro». In mattinata una nota del Miur aveva definito "priva di fondamento" la notizia riportata da Italia Oggi secondo cui l'insegnamento della Resistenza a scuola sarebbe stato ridimensionato. «La Resistenza continuerà ad essere affrontata come momento significativo della storia d'Italia». Punto e basta.

Scusi l'insistenza, dottor Bruschi, ma se è "un momento significativo della storia d'Italia" perché non nominarla esplicitamente nel programma scolastico? «Forse che indichiamo esplicitamente la prima guerra d'indipendenza quando si parla di Risorgimento?». Ma le sembra un paragone appropriato? Stiamo parlando di un passaggio fondamentale dell'Italia democratica che è stato oggetto nell'ultimo quindicennio di un tentativo storico-politico di liquidazione: quando avete steso il programma, ve ne siete dimenticati? «Eh, ma quanta suscettibilità. Noi non volevano urtare la sensibilità di nessuno. Ripeto: nessuna esclusione ideologica. Se è un problema, non abbiamo alcuna difficoltà a indicare esplicitamente la Resistenza nei programmi scolastici. Per noi era scontato. Sarebbe come insegnare la matematica senza le tabelline». Ovvio, no?

di Simonetta Fiori, da La Repubblica

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martedì 17 marzo 2009

Rivoltare una frittata


Qualcuno si sarà preoccupato, qualcuno avrà esultato per la mia assenza di ieri, ma adesso si deve tranquillizzare o incazzare perchè oggi ho materia per un post, e semplicemente, ho la voglia di pubblicarlo. Le azioni repressive degli studenti di destra tornano a farsi sentire in Ateneo. Stavolta il raid squadrista è stato causato dalla mancata obbedienza degli studenti di sinistra ad un avvertimento minaccioso riguardo all'intervento in una presentazione di un libro sulla faccenda di Gabriele Sandri, caso che fra l'altro secondo me è stato gonfiato dai media come un dirigibile. Ma questa vicenda non finisce con i consueti lividi, comunissimo ricordino lasciato alle vittime della nuova destra. I giovani esponenti di Azione Giovani, autori del raid, hanno negato tutto, anzi, hanno messo i loro "rivali" dalla parte del torto, con una faccia di culo da esportazione

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martedì 24 febbraio 2009

Constatazioni empiriche


Dopo una settimana di assenza torno in pista per quanto riguarda la stesura di articoli seri o sedicenti tali. Premetto che quello che scrivo adesso non verrà "supportato" da nessun link informativo, perchè è un articolo che scrivo in base alla mia ridotta esperienza di studente universitario alle prime armi L'immagine che vedete accoglie i poveri iscritti a questa città infernale chiamata facoltà di lettere e filosofia di Roma 3. La chiamo così perchè ivi regna il caos: il sito non viene aggiornato regolarmente, ma le informazioni spesso sono date all'ultimo momento. L'accesso al portale è spesso assaltato da problemi tecnici che affliggono tanto i poveri studenti che non riescono ad entrare per prenotare un esame o per magari disdirne uno; tanto i docenti che sono impossibilitati a fare il "log in" per stampare l'elenco degli alunni prenotati (a me è capitato il secondo caso, al mio primissimo esame). Ma ad essere così non è solo il sito principale: anche il CLA, alias Centro Linguistico d'Ateneo, ritarda enormemente nel pubblicare elenchi importanti, come l'elenco degli esiti del test di competenza linguistica. Ma la cosa più esilarante all'interno di tutto ciò è la suddivisione degli ordinamenti: non ce ne solo due ma TRE. Il primo è il nuovo ordinamento, detto più spesso il NUOVISSIMO Ordinamento, poi c'è l'ordinamento "vecchio" , detto anche il "tardo antico" e infine un altro vecchio ordinamento, conosciuto più spesso come VECCHISSIMO. Perchè dico tutte queste cose? Per lasciare un piccolo messaggio alla nostra cara Star, l'illustre Mariastella Gelmini. Già abbiamo un organizzazione simile, eppure i fondi sono stati appena tagliati, immaginate a lungo andare quanto influiranno sui servizi, già non eccezionali, questi risparmi.

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sabato 25 ottobre 2008

Cattive Notizie Come Sempre

ADESSO BASTA!
Mentre girovagavo per web ho scoperto che la nostra carissima Gelminozza ha fatto un investimento indispensabile come una catapulta medievale nell'esercito americano. Quale? Con i soldi risparmiati dai tagli alle nostre università la simpatica Mariastella ha annunciato di avere aquistato 10.000 lavagne interattive multimediali che verranno distribuite tra le varie scuole medie inferiori in Italia. Sicuramente qualcuno avrà elogiato questo atto di pura bontà, con tanto di lacrime di commozione, ne sono sicuro. Ma io mi metto dall'altra parte della barricata. Marì, tu mi devi spiegare una cosa: tu inizi un processo che riporterà l'università italiana ai tempi del medioevo. Perchè, come ho detto nello scorso post del blog la regressione ci sarà sia per quanto riguarda sia i professori, che saranno un'allegra compagnia di cariatidi dell'Università; sia per quanto riguarda gli studenti, che saranno, almeno per la maggior parte, figli di imprenditori, ( l'equivalente eufemistico di duchi, conti e vassalli) baroni universitari ( qui l'eufemismo non c'è c'è stato solo aggiunto un attributo) e chissà, prima o poi, se non lo bocceranno per la terza volta, il caro figlioletto di Bossi, Renzo (che comunque avrà, anche qui, la media del 15 e frequenterà un master di giardinaggio, date le sue capacità mentali) . Dicevo, Marì, prima ci fai tornare tutti indietro nel tempo, però dopo fai una cosa TOTALMENTE opposta! Metti a disposizione per le scuole medie una tecnologia perfettamente superflua e costosa che probabilmente verrà distribuita prevalentemente nel Settentrione e, secondo me, soltanto nelle scuole private.

Chissenefrega, poi, se la ricerca della Regia Repubblica Italiana (dico "regia" apposta, perchè stiamo diventando una cazzo di monarchia) sarà agli sgoccioli e non sarà in grado di inventare nemmeno un'apriscatole. L'importante è che i nostri alunni delle medie facciano lezione davanti ad un bellissimo schermo colorato che farà imparare divertendo!

Concludo con una notizia meno eclatante, ma a mio parere quasi ugualmente agghiacciante: per chi non lo sapesse Moccia ha partorito questo mese la sua ultima cagata, "Amore 14". Dio ci salvi, se esiste!

giovedì 16 ottobre 2008

Università privata? No grazie..


Essendo ufficialmente un universitario da poco più di una settimana (8 giorni precisamente) non me la sento di andare a manifestare in piazza armato di spranga, molotov e/o manifesti per farmi picchiare da qualche poliziotto, con conseguente arresto: Voglio aspettare almeno il primo esame! Tuttavia voglio dare almeno un piccolo contributo propagandistico. Cosa dire? La situazione politica italica è ormai a rotoli lo sappiamo tutti, chiunque all'estero ci ritiene ancora un popolo governato da inquisitori e pelati con manie di grandezza (anche se quello che regna ora i capelli se li è fatti ricrescere pure). Il tris italiano Mafia Pizza e Mandolino domina ancora. Ma non è tutto. Fra qualche anno si rischia di vedere fallita l'università pubblica per riportare in auge un'istruzione universitaria che strizza l'occhio al medioevo. Questo perchè? Il simpatico Brunetta con un paio di forbicine ci regalerà Tanti e simpatici tagli alle assunzioni e ai servizi, fino a raggiungere un'assunzione ogni 5 pensionamenti. L'iscrizione diverrà più costosa fino a trasformare l'università pubblica un'istituzione aperta solo ai generosi di portafoglio. Molto carino come quadro, vero? Eh si, è veramente spassoso! Specialmente sapendo che a cogliere i frutti di questa riforma saremo noi "neonati" universitari e i diplomati prossimi venturi. Grazie, Italia!

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