Qualche mese fa vidi nei miei vari viaggetti su internet il trailer di questo film e, ahimè, non posso che ammettere che il motivo principale che ha attratto il mio interesse era la possibilità di vedere Jeff Bridges, che ultimamente è tra i miei attori preferiti, alle prese con un titolo fantasy. Tale motivo era seguito, anche se marginalmente dall'interesse per una nuova saga di tale genere. Per un po' di tempo ho quasi dimenticato questo film fino a qualche giorno fa perché , prevedibilmente, è entrato in programmazione nelle sale cinematografiche.
Ieri, senza esitazione, ho colto l'occasione di vederlo al cinema. Jeff Bridges, per quanto mi dispiace ammetterlo, negli ultimi 3 film (questo compreso) in cui ho visto le sue interpretazioni mi pare un po' statico.
Ne "Il Grinta", film in cui Bridges torna a lavorare coi fratelli Cohen dopo quel gran capolavoro de "Il Grande Lebowsky" (se non lo avete visto ovviate alla lacuna, e ve lo dice qualcuno che lo ha visto in ritardo di parecchi anni) Jeffone propone al pubblico una ex Cowboy tosto e burbero ma a tratti simpatico e di buon cuore, e come se non bastasse ha dei baffoni fighissimi. Tre anni dopo Jeff interpreta nel film R.I.P.D. un pistolero tosto e burbero, ma a tratti simpatico e di buon cuore, e i suoi mirabolanti baffi contribuiscono al mantenere la qualità del film relativo ad un livello non certo eccezionale ma almeno medio-alto. ADESSO, nel 2015, Jeff Bridges recita nel film Il Settimo figlio e interpreta un mago guerriero tosto e burbero, ma a tratti simpatico e di buon cuore, e con dei baffi che, nonostante siano davvero notevoli, hanno rotto un po' il cazzo. Sono l'unico a trovare un po' ripetitivo tutto ciò? Passando ad altri elementi la sceneggiatura , a parte gli interventi di Jeffone, che fanno ridere un po, ma risultano ripetitivi e stupidi a lungo andare (oltre ad essere fastidiosamente simili a quelli fatti nel suddetto R.I.P.D.) è piuttosto scarsa. Neanche per quanto riguarda la trama riesco a dare un giudizio positivo. I protagonisti, Bridges nel ruolo del veterano Gregory e Ben Barnes nei panni dell'inesperto, per usare un gentile eufemismo, apprendista Thomas, sono due maghi che oltre ad poco caratterizzati e credibili hanno dei poteri magici alquanto limitati, che partono all'avventura per sconfiggere un'antagonista femminile (interpretata da una milfissima Julianne Moore che oltre ad essere attraente posso dire che si è impegnata a cercare ad alzare la qualità del film, ma purtroppo era un compito troppo difficile da lasciare ad un solo membro del cast) Madre Malkin , una strega malvagia che vuole mettere a ferro e fuoco il mondo per motivi banali che se siete curiosi vi spiegherò nella sezione "spoilerosa" che se volete potete leggere fra qualche riga. Il personaggio più interessante è Zanna, un tizio simile ad un orco che non dice una parola per tutto il fottuto film. Ho detto tutto. Unica cosa che si salva è la spettacolarità del film, con effetti speciali decenti, scene d'azione abbastanza pregevoli e location visivamente gradevoli.
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Avviso già da ora che nello sfogo farò grande uso di spoiler grandi e piccoli quindi se volete ancora vedere il film nonostante la mia introduzione siete in tempo per smettere di leggere quello che scriverò dopo questa riga.
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
O dopo questa.
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Ancora qui ?
Bene, iniziamo col dire che all'inizio il film sembra decente, con Gregory che, anni dopo aver relegato Madre Malkin in una prigione sulla sommità di una montagna, sta rilassandosi nella taverna di una cittadina quando il suo "socio" William interpretato da Kit Harington, (l'attore bello ma cane che recita ne "Il Trono di Spade" indossando i pesanti panni di Jon Snow) , lo avverte di una ragazzina posseduta dalla diabolica Malkin , di nuovo libera dalla lunga prigionia. Dopo aver mostrato la sua cazzutaggine menando una guardia cittadina colpevole di averlo insultato, il vecchio Gregory affronta la strega e dopo una breve collutazione in cui il mago riesce a chiuderla dentro una gabbia, ma qui avviene il colpo di scena: il film NON finisce!
La tizia porta nella gabbia William e "Greg" nel tentativo di uccidere la nemica brucia il suo apprendista (con conseguente gaudio del sottoscritto) mentre la strega trolla tutti fuggendo dalla gabbia
Subito dopo facciamo la conoscenza del giovane Thomas, settimo figlio di un settimo figlio sette volte più forte di un normale essere umano (mi ricorda qualcosa) e secondo me sette volte più stupido dell'essere umano di prima, mentre è intento a renderci partecipi della sua pessima mira, della sua frustrazione dovuta al suo lavoro di porcaro nella fattoria di papà, che, a mio parere è comunque meglio di essere disoccupato o lavorare in un call center, e infine del suo amore per la peperonata, che gli consente spesso di avere delle visioni premonitrici. Per motivi non spiegati benissimo (probabilmente gli sceneggiatori hanno pensato che lo spettatore potesse accontentarsi della spiegazione semplice "Jeff Bridges ha dei baffi stupendi ed è un mago quindi STACCE" ) Gregory si sta recando nella suddetta fattoria per reclutare Thomas, o meglio, comprarlo da suo padre con alcune monete d'oro , probabilmente troppe, data la qualità dell'acquisto. Qui gli sceneggiatori ci deliziano con il cliché del rapporto Insegnante severo/Studente pirla e, soprattutto, con la tempesta ormonale di Tom. A forza di guardare maiali per tutta la sua adolescenza, il baldo giovine appena vede per la prima volta in tutta la sua vita ragazza con cui non condivide rapporti di parente, se ne innamora perdutamente diventando schiavo del proprio salsicciotto. Casualmente, questa Alice è una strega sedicente "buona" figlia di una strega a sua volta (mi ricorda di nuovo quel qualcosa), che sempre per caso è la luogotenente di Malkin.
Ed è proprio quando inizia questa linea romantica che il film inizia a precipitare verso il baratro, con una pioggia di cliché incessante come ad esempio il fatto che, rullo di tamburi doveroso, Malkin è diventata malvagia e con tendenze omicide solo perché il suo ex, OVVIAMENTE Gregory, si è sposato con un'altra donna e l'ha mandata nella Friendzone. Poi parliamo dei seguaci della strega, tutti mutaforma, manco si trattasse di druidi di Dungeons And Dragons. La suddetta mammina di Alice è la prima della lista: Lizzie, (La bella Antje Traue), che è sette volte più figa della figlia e condivide una differenza di età con quest'ultima di non più di 10 anni (dato per i clichè fantasy le streghe a volte sono ultralongeve e si conservano alla grande), inizialmente leale a Malkin, ma verso la fine la tradisce per salvare la vita ad Alice che prevedibilmente cede agli ormoni come il suo boyfriend. Poi c'è Urag, un bruto che ha rubato il cappello a Bofur dello Hobbit e ha l'hobby di trasformarsi in orso. Muore in modo piuttosto banale ed è il primo ad essere sconfitto. Dilettante. Segue Radu: Capo di una gilda di assassini vestiti ESATTAMENTE COME GLI IMMORTALI DI 300, a dire dello stesso Radu, d'elitè, con l'innegabile abilità di impiegare meno di 2 minuti per morire uccisi dai protagonisti. Radu ha l'abilità di trasformarsi in un super varano cazzutissimo ma, facendo lo sborone, decide di combattere alla pari con Gregory verso la fine del film, solo per morire in modo umiliante. Il quarto, di cui non ricordo il nome ricorda Dhalsim di Street fighter e viene ammazzato dalla mamma di Tom (ah, giusto, si scopre che è una strega anche lei, ma è buona e, ops, muore contro la cattivona). Si prosegue con la controparte maschile della dea Kalì, un tizio piuttosto anonimo che fa parte dei morti nel combattimento finale. E per finire Malkin muore da pirla: dopo avere ammazzato la sua stessa luogotenente si ritira nelle sue stanze per piangere e viene ammazzata da Tom che per la prima volta della sua vita, non mira alla cazzo di cane. Non si spiega inoltre il passaggio di Tom da "Cazzone incapace" a "Super mago" in meno di una decina scarsa di fotogrammi
Concludo con un laconico MAH.
"Colui che è abbastanza paziente e valoroso da scrutare l'oscurità per tutta la vita, sarà il primo a scorgere in essa la luce." Metro 2033
Visualizzazione post con etichetta recensioni/cinema. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta recensioni/cinema. Mostra tutti i post
lunedì 23 febbraio 2015
Il Settimo Figlio
Argomenti:
Cinema,
recensioni/cinema
lunedì 31 dicembre 2012
Ralph Spaccatutto
Ho iniziato ad interessarmi a Ralph Spaccatutto mesi fa, quando su internet han cominciato a circolare i primi trailer. Da fiero nerdone ( o almeno geek) fin da allora ero ansioso di vederlo. Con tutti quei riferimenti alla videoludica non potevo farmelo scappare, e dopo averlo visto, non posso essere che fiero del mio precedente interessamento. Il film parla di Ralph spaccatutto, l'antagonista del videogioco arcade "Felix Aggiustatutto" dove i giocatori sono chiamati a vestire i panni di Felix, un omino il cui scopo è riparare i danni fatti ad un palazzo dal grosso e (apparentemente) cattivo Ralph. La frustante occupazione di "cattivo" di un videogame, dopo 30 anni di carriera, comincia a farsi sentire su Ralph che invece desidera essere solamente rispettato e benvoluto dagli altri, come invece succede al protagonista Felix. Al trentesimo anniversario della nascita del videogame paradossalmente, nonostante sia una delle cause dell'enorme successo del videogioco, dato che logicamente se non fosse per lui il gioco non esisterebbe nemmeno Ralph non viene nemmeno invitato a festeggiare e per lui è un oltraggio. Lui va quindi a protestare e di tutta risposta i personaggi del gioco, che lo disprezzano, lo sfidano a procurarsi una medaglia per "comprarsi" il loro rispetto. La sfida è fatta quasi crudelmente dato che Ralph, essendo per definizione un cattivo non ha modo in quel gioco di vincere nulla del genere. Ralph però è talmente deciso a "riscattarsi" che a modo suo tenta di prendersi questo premio, arrivando addirittura ad evadere e fare dei viaggi in altri due videogiochi della sala giochi in cui Ralph "lavora", uno dei quali è Hero's Duty, (una parodia/citazione di Halo) e l'altro è Sugar Rush (che cita invece Mario Kart). Il doppiaggio come spesso succede da un po' di tempo a questa parte non è eccelso, o meglio è discreto, ma il doppiaggio iniziale che avevano scelto per i trailer è (a mio parere) superiore a quello utilizzato per il prodotto finale.Graficamente Ralph Spaccatutto ha dalla sua un buon impatto visivo, con atmosfere variegate, dal mondo esageratamente variopinto di Sugar Rush al ben più cupo Hero's Duty. La caratterizzazione è inoltre molto ben fatto, sia parlando di Ralph stesso, che nonostante sia un protagonista dai modi assolutamente poco ortodossi è burberi ha un indole all'evenienza gentile e altruista. La piccola Vanellope, una ragazzina incontrata dall' "anti" eroe nel zuccherosissimo gioco di corse è estremamente vivace, ironica e testarda, e, cosa molto importante dato che sarà questo a creare una gran solidarietà tra i due, una vera e propria emarginata del mondo di Sugar Rush, come Ralph lo è d'altro canto, nel gioco di Felix Aggiustatutto.
Argomenti:
Cinema,
recensioni/cinema
giovedì 27 settembre 2012
Brave
È risaputo che "comporre" i trailer, di qualsiasi settore, sia esso filmico o videoludico, è un arte alquanto subdola necessaria ad ingigantire le aspettative del pubblico e conseguentemente gonfiare il botteghino, e ci sono volte in cui si parla di accattivarsi una particolare fetta di pubblico più delle altre (nel caso di Brave la fetta di pubblico in questione è quella delle femministe moderate o isteriche che siano). E in questi video vengono scelte le scene più accattivanti possibile per mettere nello spettatore un sentimento di attrazione che si può sintetizzare in un "Oh cazzo, devo assolutamente vedere questo film/videogioco/serie tv!". So che sto dicendo cose di una nauseabonda ovvietà, però le ritengo un buono spunto per parlare di quest'ultima fatica della Pixar, la mia (Quasi sempre) adorata Pixar, che mi ha fatto apprezzare titoli come quelli della serie di Toy Story, Gli Incredibili e Ratatouille. Fin da quando si è iniziato a parlare di Brave ero scettico, perchè temevo che la casa produttrice si fosse data al femminismo più stucchevole, sacrificando parte della ottima qualità, tipico marchio della Pixar. Già vedendo le prime locandine raffiguranti la battagliera principessa Merida mi ero già immaginato parte dell'intreccio del film: una ragazza ribelle che fa valere le proprie ragioni e si scontra con una società fallocratica, chiassosa e dalla dubbia intelligenza e competenza, che attribuisce alle donne il ruolo di soprammobili parlanti. I trailers che sono usciti hanno inconsciamente dato ragione alla mia idea, confermando la mia ostilità nei confronti del titolo e lasciando immutati i miei pregiudizi.Vedendo poi le varie opinioni del pubblico però ho deciso di mettere in discussione le mie impressioni e ho deciso di sforzarmi di vedere il film (rigorosamente in streaming, allo scopo di impedire un ipotetico spreco di quattrini per il biglietto) cercando di dimenticare i miei pregiudizi. Ho capito di essermi sbagliato, ma solo a metà. La pellicola è, si, impregnata di una morale vagamente vaginocentrica e ci sono alcune figure maschili incarnate dai personaggi che rasentano il ridicolo, ma per fortuna il tutto non si limita a questo, dato che Brave nel suo intreccio non attacca il genere maschile, ma più che altro difende e supporta l'intrapendenza dell'essere umano tesa a superare in modo intelligente e coraggioso i propri limiti. L'atmosfera che si respira è poi degna di nota, soprattutto per chi ama la dura ma affascinante Scozia, resa ancora più apprezzabile da una colonna sonora adeguata che fa sfoggio (OVVIAMENTE!) di bella musica celtica. Parliamo della trama.
Merida è la figlia del monarca scozzese Fergus e di sua moglie Elinor. Ha ormai raggiunto l'età da marito e i suoi genitori, in particolare la sua autoritaria madre si impegnano ad assicurare la continuità del regno, tramite un matrimonio con uno dei rampolli delle nobili famiglie di Scozia (tutti quanti poco caratterizzati e poco importanti per la trama). L'orgoglio e la tenacia di Merida a rimanere libera rendono praticamente impossibile quest'unione, tanto che lei si reca da una strana strega per ottenere un incantesimo in grado di cambiare il suo destino ma, come da copione tale magia è pericolosa. A mio parere non siamo di fronte al nuovo capolavoro della Pixar, ma posso dire benissimo che il prodotto è soddisfacente e riesce comunque a interessare il pubblico.
Merida è la figlia del monarca scozzese Fergus e di sua moglie Elinor. Ha ormai raggiunto l'età da marito e i suoi genitori, in particolare la sua autoritaria madre si impegnano ad assicurare la continuità del regno, tramite un matrimonio con uno dei rampolli delle nobili famiglie di Scozia (tutti quanti poco caratterizzati e poco importanti per la trama). L'orgoglio e la tenacia di Merida a rimanere libera rendono praticamente impossibile quest'unione, tanto che lei si reca da una strana strega per ottenere un incantesimo in grado di cambiare il suo destino ma, come da copione tale magia è pericolosa. A mio parere non siamo di fronte al nuovo capolavoro della Pixar, ma posso dire benissimo che il prodotto è soddisfacente e riesce comunque a interessare il pubblico.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Argomenti:
Cinema,
Idiozia,
recensioni/cinema
giovedì 20 settembre 2012
Prometheus
Ridley Scott è un regista capace, ma non infallibile. Le prove ci sono: possiamo contare il non eccelso Robin Hood e , se vogliamo essere ancora pignoli anche Il Gladiatore, con scene spettacolari ma spesso bacchettato per le imprecisioni storiche . Purtroppo nemmeno Prometheus, nonostante alcuni membri del cast che fanno il loro lavoro dignitosamente tra cui Michael Fassbender e Charlize Theron il film risente di qualche pecca, soprattutto per alcuni buchi logici nella trama e un mancato approfondimento dei personaggi. A impedire però che la pellicola finisca inesorabilmente nell'oblio c'è l'impatto visivo, che si difende piuttosto bene grazie ad una fotografia adeguata e gli equipaggiamenti avveniristici , come la gigantesca nave spaziale che dà il nome al film. Passiamo alla trama. Nel 2089 una coppia di archeologi scopre in una grotta della Scozia un'incisione rupestre raffigurante una misteriosa figura umanoide che indica un ammasso di stelle. Tale immagine ricorre non solo in quella grotta ma anche in altri reperti di altre culture, da quella sumerica a quella maya e, secondo le ipotesi degli archeologi sta a rappresentare una sorta di mappa in grado di condurre al Pianeta madre delle entità che hanno creato gli esseri umani. Quattro anni dopo con un flashforward si è catapultati nell'astronave Prometheus, dove gli archeologi, assieme ad un'equipè di altri scienziati di diverse discipline si recano verso le coordinate date dalla "mappa" . La spedizione scientifica è finanziata da un vecchissimo e potente riccone e supervisionata dall' androide David e dalla fredda e rigida ma bellissima Signora Vickers (beh cazzo, è Charlize Theron!) e arrivata a destinazione si rende conto che l'idea ipotizzata dagli archeologi è fin troppo valida, ma forse non positiva come loro credevano.Il pianeta dove la squadra sbarca è tutt'altro che ospitale, oltre ad essere dotato di una misteriosissima tecnologia aliena. Senza contare che l'androide David sembra disposto a qualsiasi prezzo di scoprire il più possibile di questi "dei", anche a richio dell'incolumità degli scienziati della spedizione! In sostanza questo film riesce a salvarsi per la buona dose di tensione proposta al pubblico, soprattutto se questo è appassionato del genere horror. E poi...C'è Charlize Theron!
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Argomenti:
Cinema,
recensioni/cinema
domenica 19 agosto 2012
God Bless America
Frank Murdoch è un uomo con una vita ormai deprimente ed opprimente. Ha dei vicini di casa cafoni che hanno un neonato che piange in continuazione che rende praticamente impossibile dormire la notte, lavora in un ufficio in cui detesta i colleghi, desiderosi di parlare soltanto dei programmi spazzatura che vedono in televisione, per la famiglia le cose non migliorano è divorziato da un'ex moglie in procinto di risposarsi con un altro uomo e gli ha anche portato via la figlia, una bambina lamentosa e viziata che sembra non ricambiare più il suo genuino amore paterno e lo disprezza. Ma lui continua resistere, sopportando la sua vita e trattenendo in silenzio il profondo odio che nutre nella società in cui vive. Un giorno però questo delicatissimo equilibrio crolla: viene licenziato dal lavoro per ridicole accuse di molestie sul posto di lavoro da parte di una collega che Frank voleva soltanto trattare con gentilezza, gli viene diagnosticato dal suo medico (un personaggio assolutamente comico, per la sua volgarità e la sua impressionante carenza di professionalità) un pericoloso e difficilmente operabile tumore al cervello e come se non bastasse sente sua figlia dire che non vuole vederlo mai più. Lì per lì, davanti alla televisione accesa decide di togliersi la vita con la pistola che teneva in casa (probabilmente un "ricordo" del servizio militare), ma all'improvviso vede nello schermo un'insopportabile Chloe, una liceale viziata (che allo spettatore e probabilmente a Frank stesso sembra una sorta di proiezione/involuzione della figlia stessa di Frank) andare in escandescenze perchè i poveri genitori (anche se terribilmente idioti anche loro ) le hanno regalato una macchina lussuosissima ma della marca e del colore sbagliato. Nauseato da questa indegna visione decide di rendere utile il suo odio togliendola definitivamente dalla faccia della terra. Dopo aver rubato la macchina dell'odiatissimo vicino va all'High school dove studia questa ragazza, e lì poco prima di spararle incontra una strana ragazza molto vivace, ma anche lei caratterizata da una forte misantropia, di nome Roxie. Roxie, dopo che l'uomo ha ucciso Chloe lo raggiunge in un motel dove questo ha intenzione, come prima, di suicidarsi. Lei però gli impedisce di spararsi e lo convince ad accettarla come complice, persuadendolo ad uccidere le altre "Chloe" di cui è piena la società, ovvero di quelle che persone che, a detta sia di Frank che di Roxie meritano di morire. Ed è da qui che i due partono in una spietata caccia a fanatici religiosi, showmen razzisti ma anche semplici imbecilli e stronzi... Questa è la trama, che a mio parere rende God Bless America una Black Comedy degna di questo nome con un linguaggio e delle scene irriverenti e crude, senza però rinunciare a scene di qualità caratterizzate da una buona regia e da dialoghi scritti e interpretati con intelligenza. I personaggi sono ben fatti, sia per quanto riguarda personaggi secondari volutamente esasperati e buffi come il medico curante di Frank e l'insopportabile Chloe (e a mio parere in programmi del cazzo di quelli che si trovano su MTV di Chloe se ne trovano parecchie, e anche di maschi omologhi), sia per quanto riguarda Frank e Roxie, caratterizzati bene ed entrambi fuori posto in una società di massa, a volte meschina come quella statunitense. Loro due sono personaggi tutt'altro che monodimensionali essendo entrambi persone dotate di buona cultura (come si vede spesso dai loro discorsi quando parlando di musica a e a volte anche di letteratura, o cinema) che si sentono estranei al luogo in cui fino al momento della loro "ribellione" si sentono costretti ad accettare e sopportare. Senza contare che spesso io, forse tristemente, forse no mi immedesimavo parecchio nel protagonista!
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Argomenti:
Idiozia,
recensioni/cinema,
Satira,
TV,
U.S.A.
domenica 29 luglio 2012
Ted
Sono un grande fan di Seth Macfarlane. Non so se qualche lettore griderà allo scandalo pensando che avere dei gusti simili equivalga ad essere una persona volgare e ignorante, in virtù dei contenuti altamente nonsense, trash e puramente demenziali delle "fatiche" di Seth come i Griffin e American Dad, cartoni animati che possono sembrare stupidi ma sono anche degli ottimi prodotti dato che sono spesso pieni di chicche che vanno a veri e propri tributi e citazioni all'attualità, al cinema, e alla televisione. Basta pensare all'"adattamento" dei Griffin di Star Wars, e molte puntate che strizzano l'occhio a film come "Ritorno al futuro" e serie TV come l'"A Team", entrambi grandiose creature degli anni 80! Aggiungiamo il fatto che Seth Macfarlane oltre ad aver creato questi dissacranti cartoni da anche la propria voce doppiando quasi metà dei personaggi dei Griffin e qualche personaggio protagonista di American Dad, con un risultato a mio parere motlo soddisfacente. Fatto sta che, qualche mese fa un'amico mi ha fatto scoprire il trailer di Ted, facendomene quasi ossessionare (tanto che ero così impaziente di vederlo l'ho visto poco dopo l'uscita americana sottotitolata con una qualità audio / video non proprio ottima!) : oltre ad essere il debutto alla regia nel campo cinematografico di Seth ,Ted comprende gran parte del cast dei Griffin, tra cui Mila Kunis (Meg Griffin) e Patrick Warburton (Joe Swanson) e naturalmente Seth MacFarlane nei panni dell'orso di pezza parlante Ted, che da il nome al film. La storia racconta di John Bennet, che durante la sua infanzia era un ragazzino completamente senza amici, ricevuto per Natale un orsacchiotto di pezza a cui si affeziona subito, attribuendo alla sua esistenza la sua prima amicizia, tale notte esprime candidamente il desiderio che il peluche prenda vita e rimanga suo amico per tutta la vita, dato che (usando le parole del narratore del film) non esiste nulla di più potente del desiderio di un bambino, a parte un elicottero da combattimento Apache, il sogno di John si trasforma in realtà e i due si giurano eterna amicizia. Raggiunti i 35 anni John (interpretato da Mark Wahlberg) è un uomo fatto e molto più sicuro di sè di quando non aveva alcun amico, e nonostante non sia una persona molto matura e abbia un lavoro ben poco prestigioso come rivenditore d'auto è molto amato dalla fidanzata Lori (la bellissima Mila Kunis) che lo ritiene dolce e simpatico però non sempre tollera i suoi atteggiamenti immaturi. John è infatti un bambinone sempre pronto allo scherzo e al divertimento, e questa sua propensione è amplificata dall'amicizia con Ted con cui spesso si trova ad oziare, fumare erba e cazzeggiare, tanto che in questo modo mette a rischio il suo lavoro ed il rapporto con Lori, decisamente più responsabile e realizzata nel suo lavoro (dove però è oggetto delle avances del proprio capo straricco e arrogante all'inverosimile) . Dopo l'ennesima bravata del peluche, col timore di mandare all'aria il fidanzamento che dura da 4 anni, John chiede a Ted di cambiare casa, offrendogli al contempo aiuto e promettendogli che questo non distruggerà la loro lunga e profonda amicizia. John inizialmente sembra trovarsi bene in questa nuova situazione e cerca di mantenere un equilibrio per non perdere nè l'orsacchiotto nè la fidanzata ma dopo un po' di tempo Ted riuscirà a far "risvegliare" il lato più immaturo dell'amico umano... La trama forse non brilla per originalità, ma il film grazie alla demenzialità tipicamente à la "Griffin" mantiene un ritmo adeguato fino alla fine della pellicola, tenendo a galla la seconda fase, inevitabilmente più fastidiosamente "sentimentaloide" come succede quasi smepre in questo genere di commedie. Per non parlare dell'amore, sempre "MacFarliano", degli anni'80, quasi onnipresenti nel film, dato che. giusto per dirne qualcuna John e Ted sono dei veri "figli" di tale decade e sono ossessionati in modo maniacale dal film Flash Gordon (l'attore protagonista Sam Jones avrà un esilarante cameo nel ruolo di sè stesso ) e come suoneria del cellulare John utilizza il Tema di Super Car!
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Argomenti:
Cinema,
recensioni/cinema
martedì 17 aprile 2012
In Time

Ambientato in un futuro non troppo lontano In Time mostra un società simile alla nostra a parte che un grande particolare: l'invecchiamento fisico non esiste più. In seguito ad una scoperta scientifica di grande rilievo l'umanità è in grado di bloccare l'invecchiamento fisico all'età di 25 anni. Questo non ha però rivoluzionato l'umanità nei suoi aspetti più meschini, che sono rimasti gli stessi di prima. I potenti, desiderosi di vivere per sempre hanno reso il tempo la moneta di questa società e, "scattato" l'ingresso ai 25 anni appare un countdown sul braccio di ogni individuo, che conta alla rovescia 8 anni. Questo è il tempo "standard" che gli rimane da vivere, che può "riaggiornare" lavorando (spesso a salari "di tempo" molto scarsi) e con cui deve pagarsi da vivere ogni giorno per cibo e servizi vari. Questa situazione è particolarmente disperata nella zona 12, quasi un ghetto dove gli abitanti vivono letteralmente alla giornata. Inoltre una banda organizzata di criminali chiamata "minutemen" li tiene sotto controllo con prepotenze e pedaggi da pagare, il tutto con il beneplacito della polizia che ha il controllo delle zone più abbienti della città senza nome in cui è ambientato il film, in modo che la zona 12 non si ribelli. Protagonista del film è Will Salas(interpretato da un discreto Justin Timberlake), un giovane uomo abitante della suddetta zona, che 28 anni, ovvero come viene detto in questa surreale società, "25 anni da 3 anni", che dopo aver compreso l'assurdità di questa situazione in seguito all'incontro con un ricco "pentito" che non vuole più saperne di vivere sfruttando i poveri e deboli per raggiungere una crudele immortalità e regala a Will, sacrificando la propria vita tutti i suoi soldi/anni. Partendo dalla zona 12 Will cercherà di andare nella Zona 1, la "Base" dove risiedono gli "oligarchi" di questo governo, per escogitare un modo di cambiare le cose e salvare il posto dove è nato e cresciuto da una sempre più opprimente "inflazione" ordita dai ricchi, essendo al contempo braccato da Leon (impersonato dall'attore Cillian Murphy),uno spietato Time-Keeper, ovvero uno dei poliziotti che devono mantenere l'ordine per permettere a questa società crudele di sopravvivere...
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
lunedì 19 marzo 2012
Les Intouchables - Quasi Amici

Philippe è un uomo di mezz'età francese. È un milionario "purosangue" di famiglia aristocratica diventato tetraplegico in seguito ad un grave incidente avvenuto con uno sfortunato lancio in parapendio, sua passione. Dall'altra parte troviamo Driss, giovane immigrato senegalese che vive nella Banlieue parigina e ha da poco scontato il carcere per rapina a mano armata, e ora in cerca di allontanarsi da questa vita di crimini, sapendo purtroppo che rischia la disoccupazione. il primo incontro tra questi personaggi avviene in maniera poco ortodossa. Nella sontuosa villa del nobile si sta tenendo una serie di colloqui di lavoro per la ricerca di un badante a tempo pieno per Philippe. Driss piomba nell'ufficio di Philippe, convinto che non verrà assunto, per la sua imbarazzante assenza di referenze e chiede, senza troppe cerimonie una firma sui documenti che gli permetterebbero, almeno, il sussidio di disoccupazione. A prima vista, la bizzarra richiesta del senegalese viene assecondata pienamente, ma il giorno dopo il colloquio, per ritirare la suddetta firma, trova una sorpresa. Philippe, colpito dall'atteggiamento diretto di Driss lo "sfida" ad un periodo di prova per un mese, dicendo che non resisterà neanche per due settimane. Philippe è infatti stanco di vedere candidati dotati di grande esperienza nel campo dell'assistenza, ma che sono anche avidi (uno dei candidati dichiara chiaro e tondo che lo fa esclusivamente per i soldi), rigidi e che, in quanto disabile lo trattano con fastidiosa pietà. Tale atteggiamento è totalmente assente in Driss, inizialmente molto impacciato (ma anche incuriosito) nel suo nuovo impiego. Anzi, il giovane scherza, a volte anche pesantemente, sulla disabilità del proprio datore di lavoro, spingendolo nel contempo a rimettersi in gioco nonostante la sua condizione e a cambiare, almeno in parte, la sua visione del mondo e il suo rapporto con esso (tra le varie cose Driss lo convincerà a "dare una raddrizzata" alla figlia adottiva, viziata ed irrispettosa sia nei confronti del padre che del suo nuovo badante). In questa strana coppia nasce,gradualmente, un' impressionante complicità ed una sincera amicizia che arrichisce e fa maturare entrambi. I due infatti si completano, con Driss che dona la propria energia esplosiva quasi selvaggia allo spirito di Philippe che ricambia trasmettendo al suo amico l'amore per l'arte e per la cultura.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Argomenti:
Cinema,
Francia,
recensioni/cinema
giovedì 12 maggio 2011
RED
Tra Aprile e Maggio ho contribuito attivamente al sostentamento della cinematografia internazionale, dato che sono stati due mesi pieni zeppi di Film interessanti. Ieri sera è stato il turno di RED, un ottimo action movie tratto dall'omonimo fumetto e sono stati i 7,70 euro meglio spesi della settimana. Passiamo alla recensione! Bruce Willis interpreta Frank Moses, agente della Cia in pensione, che ora cerca di adattarsi ad una routine da pensionato, continuando però a rimanere un vispo omaccione con tanto di esercizi mattutini con pistola d'ordinanza ben nascosta in casa. A rompere tale ritmo ci pensa un Team di Assassini della Cia che assalta la casa del veterano in una tranquilla notte natalizia, fallendo miseramente e lasciando il protagonista all'erta e parecchio incazzato. E qui il buon Frank fa i bagagli e, braccato da William Cooper, un ambizioso ma integerrimo agente mandato dai suoi ex datori di lavoro. L'eroe va a salvare una sua amica che rischia di essere fatta fuori dall'agenzia perchè "sa troppo", e, per vederci chiaro cerca di riunire la sua vecchia squadra (i cui elementi sono tutti "in pensione" come lui) , formata da Joe, interpretato da un anziano ma sempre pieno di energia Morgan Freeman, Marvin, un paranoico e vagamente sadico John Malkovich (che interpreta il personaggio in modo a mio parere esilarante e geniale) ed infine una flemmatica e altrettanto letale Helen Mirren che veste i panni dell'inglesissima Victoria. A rendere degno di nota questo film è un buon ritmo accompagnato da personaggi caratterizzati ottimamente, basta infatti pensare al rapporto tra Frank e l'agente mandato ad eliminarlo, dato che quest'ultimo man mano che ottiene informazioni sulla sua preda inizia a rispettarlo sempre di più e a capire che servendo la Cia non è dalla parte dei buoni, ma che anzi inizia a capire di essere una semplice pedina di una cospirazione ai danni del Vice Presidente americano...Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Argomenti:
Cinema,
recensioni/cinema
domenica 17 aprile 2011
La realtà in Boris-Il Film
Ieri, dopo una lunga attesa di 2 settimane dettata da vari impegni miei e della mia comitiva, sono riuscito a vedere Boris-Il Film, e l'atesa è stata secondo me ripagata abbondantemente. Non voglio soffermarmi sulla recensione dato che probabilmente sul web ne sono state pubblicate molte e da siti più "prestigiosi" del mio. Dirò solo che mi è piaciuto, data l'aggiunta di una storia divertente focalizzata sul regista Renè Ferretti ma anche ricca di spunti di riflessione e naturalmente per il ritorno della maggior parte del Cast dell'omonima serie TV, come Martellone , Lopez, e il simpatico team che interpreta la troupe della Fiction. Finita in modo sinteticissimo la "vera" recensione passiamo ad altro, ovvero ad una riflessione sul film. Tra le tante risate che mi sono fatto con gli amici ho avuto anche modo di rendermi conto che queste erano per la maggior parte amare. Erano tali per un semplice motivo. La situazione del Cinema italico che viene ritratta in Boris è, si volutamente esagerata con cinepanettoni sopravvalutati in modo imbarazzante, attrici-cagne, sceneggiatori inetti e comici volgari, ma se si riflette per bene ci si accorge della triste verità: il cinema italiano oggi non è tanto dissimile! L'ipocrisia dei "piani alti" del mondo dello spettacolo , i compromessi del regista Ferretti tra qualità e pragmatismo e le moltissime e opportunistiche imposizioni da parte della produzione sono all'ordine del giorno per gli artisti del Cinema quanto per quelli della TV, l'amore del pubblico verso una comicità volgare e demenziale è terribilmente veritiera, basti pensare ai megaincassi immeritati dei vari Natale a Fanculo che inesorabilmente invadono le sale dei nostri cinema ogni anno.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Argomenti:
Cinema,
cultura,
Italia,
recensioni/cinema
martedì 5 aprile 2011
La Passione
Ho visto ieri questo film che è stato proiettato in una lezione del mio corso all'università, e temevo, dai primi minuti, che mi sarei accartocciato i testicoli. Per fortuna non è successo questo. La prima sorpresa è stata nel sapere che la regia di questo documentario è di John Turturro, che ritengo un attore degno di questo nome, e a quanto anche un buon regista. Il film, escluse le parti in cui parla Turturro e le interviste agli "addetti ai lavori" della musica napoletana e ad alcuni abitanti, rappresenta una piccola raccolta di alcune canzoni popolari, famose e non, della città campana. i suddetti interventi del regista sono una dichiarazione d'amore nei confronti di Napoli e della sua musica, che nonostante le tantissime disgrazie che la città ha subito col passare dei secoli, ha stoicamente continuato ad esistere e ad essere prodotta dagli artisti della città.la maggior parte delle canzoni riprodotte durante la pellicola hanno in comune il tema amoroso e sono per la maggior parte accompagnate da sottotitoli, per chi non mastica l'idioma partenopeo. Nel film si parla molto anche della mentalità napoletana, ben diversa da quella che viene parodisticamente attribuita ai giorni d'oggi ma molto più creativa e interessante, ma non priva di ironia e simpatia. Dalla descrizione che ho dato potrebbe sembrare che la Napoli rappresentata dal regista è tutta rosa e fiori, ma non è così anzi, come location della maggior parte dei brani è stata ripresa nei viali del capoluogo campano senza fare compromessi mostrando anche zone della città non turistiche, ma invece decadenti. Altra sorpresa ben più che gradevole è che Turtrurro ha calcolato solamente la musica delle "sceneggiate" e gli artisti migliori tralasciando l'indegna musica neomelodica che purtroppo si sente ai giorni d'oggi (ed è stranamente apprezzata!) e ha deciso di limitarsi ad artisti come Beppe Barra o Massimo Ranieri. Particolarmente apprezzabile la performance di Fiorello nell'interpretare la canzone "Caravan Petrol" impreziosita ulteriormente dal cameo del regista Turturro stesso! Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Argomenti:
Cinema,
Musica,
Napoli,
recensioni/cinema
mercoledì 15 settembre 2010
Alla luce del Sole

Oggi è il diciassettesimo anniversario dalla morte di Pino Puglisi, ucciso da una squadra punitiva di mafiosi il giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno. Chiunque abbia ancora un codice etico rispettoso delle istituzioni e della giustizia, penso sappia chi è o almeno abbia sentito parlare di Padre Puglisi, grande punto di riferimento per la lotta alla mafia in territorio siciliano, quasi al pari degli eroici Falcone e Borsellino (e se qualcuno non sa chi sono questi due, bè, avete qualche problemino). Non sono, come qualcuno di voi sa, uno strenuo difensore della chiesa cattolica e quindi mi da fastidio che qualcuno ricordi una persona simile esclusivamente per il suo ruolo all'interno di una delle Lobby più antiche al mondo. Ed è quello che ha fatto Schifani rendendo onore alle prime 5 lettere del suo cognome. Il suo laconico intervento consiste solo nel dire che il sacerdote è stato un testimone coraggioso del Vangelo e apostolo dei giovani e degli emarginati, in un ambiente che non tollerava il riscatto delle persone. Cose senz'altro vere, ma ricordare Puglisi senza nominare DIRETTAMENTE il nemico che ha combattuto fino a sacrificare la sua vita è come dire "Napoleone è stato sconfitto da qualche parte nel diciannovesimo secolo da una coalizione di alcune nazioni europee" . Capisco dal curriculum di Renato che non è conveniente per lui attaccare i suoi benefattori però a questo punto è meglio che taci e BASTA! Concludo l'articolo suggerendo ai lettori che non lo hanno già visto la visione del film "Alla luce del sole" di Roberto Faenza, che tratta per l'appunto di Don Pino (e sembra che oggi in televisione neanche un canale ha dedicato uno spazio per mandarlo in onda!) e del suo tentativo di liberare il quartiere Brancaccio, della città di Palermo dall'opprimente influenza dei mafiosi. L'eroe è interpretato da un bravissimo Nicola Zingaretti che, forte dell'esperienza sicula avuta grazie al "Commissario Montalbano" dona allo spettatore una toccante interpretazione di un eroico personaggio. La storia è riprodotta fedelmente e prende "in esame" il suo operato da quando inizia a gestire la Parrocchie del quartiere Brancaccio fino alla sua "esecuzione" da parte dei "picciotti" del clan Graviano. In questo film viene riprodotta la bontà dell'uomo e la sua apertura mentale, e della sua voglia di aiutare i pochi fortunati, come le donne costrette a prostituirsi ad uscire dalla dolorosa condizione di emarginati, ma in particolare ci sono i bambini, di cui riesce a prendersi cura dando loro un istruzione migliore e sopratutto dei sogni più degni per qualcuno che sta vivendo un periodo come l'infanzia. Uno dei pochi lungometraggi italiani recenti che può essere considerabile degno di essere considerato un film.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Argomenti:
chiesa,
etica,
Giustizia,
Italia,
Mafia,
Pidielle,
Politica,
recensioni/cinema,
Religione,
Schifani,
Storia
domenica 5 settembre 2010
Shrek 4: E vissero tutti felici e contenti

Sarà che l'ho aspettato troppo, sarà perchè nei trailers venivano trasmesse le migliori scene del film, ma il quarto capitolo di questa divertente saga è stato una delusione. Non che me ne stupisco eccessivamente, avevo letto già in qualche recensione che l'orco verde aveva perso il suo mordente che lo ha reso un successo il primo e il secondo capitolo. Ma ho tirato dritto e ho avuto il coraggio di finire la saga, sia per la mia lealtà verso il burbero protagonista sia la pura curiosità. Shrek qui è ormai il corrispondente di un uomo di mezz'età, che vive in una famiglia che lo ama e tra amici lo rispettano e gli vogliono bene, tuttavia la nostaliga del suo passato di orco selvaggio lo distolgono da tale fortuna, tanto che si rivolge ad un mago,Tremotino che gli permette di vivere un giorno da "vero orco" in cambio di uno qualsiasi della sua vita passata, per tornare alla vita normale di un orco, tra contadini in fuga terrorizzati e improbabili cacciatori di orchi. Tutto sembra andare bene finchè Shrek si accorge della fregatura del patto con Tremotino: il truffatore ha preso come giorno della vita di Shrek quello in cui l'orco è nato... Termino qui la recensione vera e propria o spoilero troppo e come me non vi goderete eccessivamente il film. E passo agli aspetti positivi ben inferiori agli altri capitoli. Il gatto con gli stivali, marchio di fabbrica dal secondo capitolo, torna anche qui in una veste nuova e molto buffa, Ciuchino è protagonista della maggior parte delle scene comiche più riuscite (numericamente e qualitativamente inferiori a quelle degli altri capitoli) e riesce più o meno a salvare parte della dignità della saga. Anche l'antagonista della storia è molto buffo, e più di una volta fa sorridere lo spettatore, per il resto Shrek si è infiacchito, ha dato molta della sua identità irriverente che rendeva unico il primo episodio per lasciare il posto ad un lato sentimentaloide con una fastidiosa propensione al culto dell'istituzione familiare. Questa recensione tuttavia non vuole scoraggiarvi dal vedere questo episodio che aiuta a concludere la saga di un eroe che ha cambiato notevolmente il modo di raffigurare il mondo del fantasy.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Argomenti:
recensioni/cinema,
Shrek
martedì 27 luglio 2010
Pleasantville
Il film è relativamente vecchiotto, parliamo del '98. Però me ne frego di quando è uscito, dato che è comunque godibile e a tratti anche attuale. E poi ha nel suo cast Tobey Maguire (per il quale nutro una certa simpatia,probabilmente per il fatto che ha interpretato uno dei miei eroi da fumetto preferiti) allora molto meno conosciuto di adesso. Il buon Tobey è affiancato a Reese Witherspoon, che è un discreto pezzo di figliuola e come attrice non è nemmeno terribile. Questi due attori interpretano due gemelli litigiosi e completamente diversi tra loro: David è un sognatore introverso e poco fortunato con le ragazze e Jennifer invece è la tipica ragazza da college in disperata ricerca di popolarità e sesso. Il ragazzo decide di partecipare ad una "maratona a premi" su Pleasantville, una sit-com in bianco e nero ambientata negli anni 50 che rappresenta una cittadina felice e perfetta in ogni dettaglio in cui il premio di mille dollari è dato a colui che conosce al meglio la serie. Per "allenarsi" a questa folle gara David ha in programma di passare la serata a guardare tutta la serie. La sorella fortemente contraria dato che aveva progettato di approfittare della casa libera per rimorchiare il figaccione di turno litiga col fratello , così furiosamente che i gemelli rompono il telecomando della TV. Inspiegabilmente pochi istanti dopo suona il campanello della casa e i fratelli aprono la porta ad uno strano vecchietto che risolve apparentemente i problemi dei ragazzi donando loro uno strano telecomando pr sostituire quello ormai rotto in mille pezzi. Magicamente i due premendo erroneamente un tasto si trovano teletrasportati a Pleasantville nei panni (in Bianco e nero!) dei due fratelli protagonisti della sitcom. Entrati nella città i ragazzi si rendono conto che la perfezione della città (il posto è così tranquillo che i vigili del fuoco lavorano solo per salvare i gatti che si arrampicano sugli alberi, dato che il luogo è così calmo che non esistono incendi!) è tale perchè a regnare nel grigio è la staticità più piatta che rende tutto praticamente immutabile: ogni personaggio della serie segue ossessivamente la propria routine fino all'arrivo di David e Jennifer (che nel telefilm rispondono ai nomi di Bud e Mary Sue). Per soddisfare la sua indole libertina infatti la nuova Mary Sue fa scoprire ad un ragazzo (e di conseguenza a praticamente tutti i suoi coetanei) il sesso e partendo da questa forza esplosiva (che simboleggia a conti fatti la scoperta del concetto di libertà da parte dei cittadini di Pleasantville) la città inizia lentamente a tingersi di colori veri diversi dallo scontato accoppiamento Bianco/Nero, come a simboleggiare il cambiamento del modo di pensare e agire. Tuttavia presto il sindaco vedrà negativamente questa ventata di cambiamento e cercherà di reprimere con tutte le sue forze la novità, arrivando persino ad una sorta di apartheid per isolare le persone ora "di colore" dal resto della città...Tecnicamente il film è molto ben fatto: le scene girate con un contemporaneo utilizzo di B/N e Technicolor sono una gioia per gli occhi e lo stesso si può dire della colonna sonora che contiene tracce godibili (e rigorosamente anni '50!). Da segnalare è anche una buona prova d'attore per Tobey Maguire, che in questo film del '98 fa una parte ben diversa da Peter Parker/Spiderman!
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Argomenti:
Musica,
recensioni/cinema
mercoledì 7 luglio 2010
Toy Story 3 La grande fuga

Era il '95 quando è uscito il primo Toy Story, io non lo vidi al cinema, aspettai la videocassetta. Ma questo non limita l'importanza di tale film nella mia infanzia e nella mia vita in generale. Quando lo ebbi ero alle elementari lo riguardai una decina di volte. Amavo tutto. Dai personaggi alle canzoni dalla trama all'aspetto grafico dei disegni e dell'animazione in computer grafica, cosa che allora era una novità. Mi divertivo a ricordare a memoria i dialoghi, ma nonostante sapevo già come finiva guardavo scena su scena emozionandomi come se fosse la prima volta, sempre. Poi ci fu il secondo "atto" e, non fidandomi dei sequel lo lasciai perdere inizialmente non me ne curai all'uscita al cinema e nemmeno di prendere la cassetta. Recentemente vedendolo mi sono accorto della mia stupida mancanza di fiducia dato che il seguito è stato quasi migliore del primo sia per i dettagli della trama ben più maturi e cupi del primo sia per alcune citazioni al cinema eccezionali, soprattutto per un prodotto nato inizialmente per un pubblico giovane. E ora ho avuto modo, evitando l'errore che feci col 2, di vedere l'ultima fatica della Pixar. L'inizio del film è di un taglio nettamente differente rispetto ai primi due, dopo un "prologo" particolarmente allegro e divertente in cui il telespettatore vede i frutti della fervida immaginazione di Andy, il bambino "padrone" dei vari giocattoli e originale creatore di avventure in cui immagina di portare i suoi giocattoli e i vari momenti della sua infanzia che ha vissuto tenendoli sempre al proprio fianco, subito dopo si fa un veloce flashforward che ci porta al presente: Andy ha 17 anni e deve lasciare la casa per frequentare il college. e questo lo mette di fronte ad una scelta dolorosissima: scegliere il destino dei giocattoli "sopravvissuti" della sua collezione (persino la compagna del cowboy Woody è stata venduta dal ragazzino), se donarli ad un asilo o lasciarli in soffitta. Il buon Andy decide di portare il suo giocattolo preferito, Woody per il suo viaggio verso il college e per gli altri sceglie la seconda opportunità ma, per un inconveniente, i giocattoli vengono portati insieme a quelli destinati all'asilo, appartenenti alla sorellina di Andy. Woody fa di tutto per seguire i suoi amici e presto i giocattoli si renderanno conto della situazione dove sono capitati. Essi vengono spediti infatti in un asilo. I primi minuti in tale posto sono una ventata d'aria fresca per i protagonisti, che erano rimasti senza giocare col loro padrone per anni, e vengono accolti calorosamente dagli altri giocattoli. Tuttavia vengono poi a scoprire che i "novellini" come loro vengono lasciati alla mercè dei bambini più indisciplinati dell'asilo per coprire i giocattoli che a conti fatti ora comandano la scuola. Gli eroi hanno quindi bisogno di un piano per scappare da questo inferno. Che dire? Le risate sono tantissime, l'aggiunta di alcuni personaggi esilaranti a dir poco è stata originale e sorprendentemente adeguata, le musiche sono carine, e come se non bastasse il film è di una poesia unica, un vero e proprio inno all'immaginazione della mente dei bambini e un omaggio sentito al mondo dei giocattoli, che purtroppo con una tecnologia che "purtroppo e per fortuna" è ormai quasi onnipresente, stanno lentamente scomparendo dall'immaginario dei bambini. Graficamente il film è una gioia per gli occhi e il doppiaggio è pregevole. In poche parole un film da non perdere che può regalare un sorriso e anche riflessioni profonde sul mondo dell'infanzia. Personalmente mi azzardo a definirlo un capolavoro, o un potenziale per essere considerato tale. Per finire un P.S. che susciterà l'ilarità dei miei detrattori e che potranno usare come arma per darmi del marmocchio: in alcune scene del film mi sono commosso e ho trattenuto a stento qualche lacrima. E anche se ho 21 anni suonati ME NE VANTO!
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
venerdì 7 maggio 2010
Green Zone

Vedere questo film è stato imprevisto, dato che al cinema ero andato per vedere "L'uomo nell'ombra", ma per mettermi il bastone tra le ruote il proiettore della sala in cui lo trasmettevano era puntualmente rotto. Non che mi lamenti eccessivamente, dato che Green Zone mi attraeva non poco e si è dimostrato un valido surrogato. Per quanto il film sia maggiormente orientato al "thriller di denuncia" contiene scene di azione apprezzabili anche dal pubblico di massa e quindi è considerabile come un vero e proprio "film di guerra", cosa che mi ha fatto piacere dato che era da tanto che non vedevo battaglie in grande stile in un cinema, grande o piccino che sia. Deluderò qualcuno, ma nonostante il mio orientamento abbastanza pacifista nella vita reale sono affetto da un certo interesse per gli armamenti, e se qualcuno nota la mia "fornitura" di videogiochi per Pc, film e romanzi ad ambientazione bellica, si può accorgere del mio sadico interesse.
Torniamo al filmone. Siamo nell'anno 2003, precisamente ad Aprile, in cui l'assedio a Baghdad volge ormai al termine dopo le poche settimane di conflitti tra le forze dell'esercito formato da inglesi e statunitensi e le truppe iraqene. Arrivati dentro la città si cerca di compiere la ricerca di quello che è stato il Casus Belli della nuova guerra in Iraq, le armi di distruzione di massa. Ed è qui che entra in gioco Miller (interpretato da un bravo Matt Damon) , un ufficiale americano che prende seriamente il suo obiettivo di trovare le armi di Hussein tanto sbandierate dal governo Bush, e c'è un problema: i siti indicati dall'intelligence statunitense sono tutti vuoti, e quindi, a quanto pare l'informatore non è attendibile. Sospettoso di tutto ciò Miller riesce a contattare Brown, un agente della C.I.A. malvisto dal governo americano perchè i suoi progetti per l'Iraq sono diversi da quelli che ha in serbo il governo statunitense. All'ennesimo sito "fasullo" l'ufficiale si imbatte in un iraqeno, che si fa soprannominare "Freddie" si offre di collaborare come informatore e interprete con il plotone di Miller. Freddie informa gli americani di un incontro a cui partecipa il "jack di fiori", uno dei generali di Saddam Hussein, e dopo una breve ma intensa sparatoria gli americani ottengono un taccuino con delle informazioni e un prigioniero, con cui si cerca di trovare il modo di contattare pacificamente il generale iraqeno, per chiedergli informazioni sulle fantomatiche armi di Saddam, ma poco dopo alcune forze speciali americane senza motivazioni plausibili prendono in custodia il prigioniero da poco catturato, lascianod nuovamente il protagonista con un pugno di mosche. Da qui Miller capisce che il suo paese ha qualcosa da nascondere e decide di lavorare con Brown per cercare di arrivare in fondo alla faccenda.
Tecnicamente il film è spettacolare: gli equipaggiamenti dell'esercito americano sono ben riprodotti e le scene di combattimento sono ben girate e verosimili.
Torniamo al filmone. Siamo nell'anno 2003, precisamente ad Aprile, in cui l'assedio a Baghdad volge ormai al termine dopo le poche settimane di conflitti tra le forze dell'esercito formato da inglesi e statunitensi e le truppe iraqene. Arrivati dentro la città si cerca di compiere la ricerca di quello che è stato il Casus Belli della nuova guerra in Iraq, le armi di distruzione di massa. Ed è qui che entra in gioco Miller (interpretato da un bravo Matt Damon) , un ufficiale americano che prende seriamente il suo obiettivo di trovare le armi di Hussein tanto sbandierate dal governo Bush, e c'è un problema: i siti indicati dall'intelligence statunitense sono tutti vuoti, e quindi, a quanto pare l'informatore non è attendibile. Sospettoso di tutto ciò Miller riesce a contattare Brown, un agente della C.I.A. malvisto dal governo americano perchè i suoi progetti per l'Iraq sono diversi da quelli che ha in serbo il governo statunitense. All'ennesimo sito "fasullo" l'ufficiale si imbatte in un iraqeno, che si fa soprannominare "Freddie" si offre di collaborare come informatore e interprete con il plotone di Miller. Freddie informa gli americani di un incontro a cui partecipa il "jack di fiori", uno dei generali di Saddam Hussein, e dopo una breve ma intensa sparatoria gli americani ottengono un taccuino con delle informazioni e un prigioniero, con cui si cerca di trovare il modo di contattare pacificamente il generale iraqeno, per chiedergli informazioni sulle fantomatiche armi di Saddam, ma poco dopo alcune forze speciali americane senza motivazioni plausibili prendono in custodia il prigioniero da poco catturato, lascianod nuovamente il protagonista con un pugno di mosche. Da qui Miller capisce che il suo paese ha qualcosa da nascondere e decide di lavorare con Brown per cercare di arrivare in fondo alla faccenda.
Tecnicamente il film è spettacolare: gli equipaggiamenti dell'esercito americano sono ben riprodotti e le scene di combattimento sono ben girate e verosimili.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Argomenti:
Guerra,
Informazione,
Iraq,
recensioni/cinema,
U.S.A.
domenica 25 aprile 2010
Departures
Tempo di recensioni, forse da intellettuale snob, per giunta. D'altro canto questo blog era nato per questo, originariamente, per fare uno spocchioso sfoggio della mia cultura, ergo ogni tanto mi tocca. Ieri sera ho avuto l'occasione di andare in un cinemino (perchè sfortunamente a Roma il film si trovava in 4 salette contate) con degli amici a vedere qualcosa di nuovo sotto i miei occhi, ancora parecchio ignoranti per quanto riguarda il cinema dell'Oriente, radicalmente diverso rispetto ai modelli occidentali. Daigo Kobayashi è un uomo giovane e inizialmente molto impacciato che ha faticosamente trovato un lavoro come violoncellista in un'orchestra di musica classica di Tokyo. Dopo un 'insolito incipit del film (che consiste in un flashforward della vita del protagonista) si assiste ad un concerto di musica classica, molto impressionante dato che mischia in modo molto particolare la disciplina ferrea del popolo nipponico e una sonorità occidentale al 100% (il "brano" scelto dal regista è stato non casualmente l'inno alla Gioia di Beethoven) alla fine di questo però, data la scarsa affluenza ai concerti il finanziatore decide di sciogliere l'orchestra e il protagonista si trova col proverbiale culo per terra. Perso il lavoro decide di vendere il costosissimo violoncello che non poteva più mantenere e dopo questo simbolico atto con cui dice una sorta di addio alla musica decide, dopo averne parlato con la moglie, una donna obbediente e innamorata del marito, di cambiare la propria vita, ed è così che inizia a cercare un lavoro nuovo dopo essersi trasferito dalla tentacolare Tokyo al piccolo paese natio. Gli capita un inserto di giornale che parla di quella che sembra un'agenzia di viaggi, quindi si reca sul posto per capire di cosa si tratta. Ed è un equivoco. L'agenzia di viaggi è l'Agenzia del Viaggio per eccellenza ovvero la morte. Anche se esita, Daigo accetta il lavoro di "assistente" del capo, un abilissimo tanatoesteta (imbalsamatore, se il termine usato prima non è facilmente masticabile) e dopo degli iniziali problemi per niente trascurabili come attacchi di nausea e una paura del macabro davanti ai primi cadaveri da decorare il protagonista viene affascinato dal nuovo lavoro, perché riesce, osservando il proprio capo, a comprendere la paradossale dolcezza dell' occuparsi di un corpo morto, dato che gli si dà l'opportunità di raggiungere un ipotetico altro mondo in modo dignitoso e somigliante in tutto e per tutto alla parte migliore della vita precedentemente vissuta. Ma esclusivamente assistendo di persona a questa delicata arte la si riesce a comprendere, tanto che Daigo, quando gira la voce che è divenuto un tanatoesteta viene trattato come un emarginato dagli altri, persino dagli amici e dalla moglie stessa, che ormai esausta dei sacrifici fatti per il proprio uomo decide di abbandonarlo finché non avrà lasciato l'impiego. Ma non solo, il suo lavoro a volte è criticato aspramente, è violentemente attaccato e considerato indegno e disgustoso. La vita del protagonista è anche accompagnata da un feroce odio verso il padre, un uomo colto che quando il figlio aveva 6 anni è fuggito di casa con la cameriera del suo locale lasciando moglie e figlio da soli. Il ritorno al proprio paese consentirà a Kobayashi di affrontare anche questo episodio della propria vita, seppure con grandi esitazioni.Fingendomi un recensore capace posso dare molte interpretazioni a questo film dopo aver riflettuto. A voi la decisione di considerarle perle di saggezza o pirlate di beceritudine.
Tokyo rappresenta nel film una sorta di cancello verso il mondo esterno, lo dimostra la forte occidentalizzazione della vita lì rappresentata, soprattutto nel concerto iniziale; il licenziamento del protagonista simboleggia quasi un respingimento di questo perchè il suo posto non è nel mondo esterno, ma deve ritrovare le sue radici (rappresentate dal paese natio) e tornarci a vivere, perchè quello il suo luogo giusto. Spesso quello che si nota nel film è una constatazione che può essere riassunta nel seguente messaggio "la morte apre gli occhi". Questo perchè spesso alle cerimonie della "decorazione" dei defunti si vedono furiosi litigi, parole cattive anche verso il povero defunto, ma c'è un punto in cui tale ostilità tace, ed è il momento che va dalla fine della "cosmesi" alla chiusura della bara: in quei momenti gli astanti lasciano il posto al cordoglio, c'è chi tace e c'è chi piange, ma specialmente ci si rende conto che si deve dire addio al morto.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Argomenti:
cultura,
Musica,
recensioni/cinema
mercoledì 6 gennaio 2010
Glory ( e mi rifiuto di usare la traduzione italiana del titolo!)
Ho visto questo film per purissimo caso (ovvero mio padre l'ha comprato per sbaglio dalla tv di Fastweb e quindi per amore del risparmio mi son sentito in dovere di guardarlo) ma sono soddisfatto del tempo e del denaro speso. Il Film, uscito nel 1989 è di Edward Zwick, regista del più recente e famoso "L'ultimo Samurai", e narra le vicende del colonnello Robert Gould Shaw, interpretato da un impeccabile Mattew Broderick, che viene messo al comando del 54° reggimento di volontari. Tale reggimento è un corpo di fanteria costituito prevalentemente da neri (alcuni dei quali ex schiavi fuggiti dagli stati confederati del Sud), che vogliono guadagnare la propria libertà dai sudisti e tra nel reggimento spiccano tre personaggi molto diversi tra loro: John Rawlins(Morgan Freeman), è un ex becchino che per la sua saggezza è molto rispettato dai suoi commilitoni, tanto che presto verrà promosso sergente maggiore e sarà il primo sottufficiale di colore degli Stati Uniti; poi vi è il caporale Thomas Searles (Andre Braugher), un nero libero colto e amico personale di Shaw, che è il primo ad arruolarsi e lo fa con molto entusiasmo prima di accorgersi degli orrori della vita militare; e infine c'è il soldato Trip(impersonato da Denzel Washington, che per questo ruolo ha anche vinto l'"Academy Award for Best Supporting Actor") un ex schiavo fuggitivo, che si fa sentire nel 54° per la sua iniziale mancanza di disciplina e per il suo carattere orgoglioso, arrogante e specialmente per la sua diffidenza nei confronti dei bianchi. Mi è piaciuto particolarmente il personaggio del colonnello Shaw, che sembra stia vivendo l'epoca sbagliata: Matthew Broderick interpreta infatti un uomo colto e aperto mentalmente,ma per colpa dello stato e del tempo in cui vive è spesso deriso e demoralizzato. Il suo comando infatti non viene rispettato dalle alte cariche militari che considerano i neri troppo indisciplinati per combattere sul campo di battaglia e mettono il 54° reggimento in fondo alle priorità logistiche dell'esercito dei Nordisti. Esempio di questa crudeltà è dato dalla scarsità di mezzi delle truppe di colore: all'inizio del film gli uomini sono costretti a fare l'addestramento con gli abiti da civili e senza armi perchè non sono riforniti delle adeguate uniformi militari e fucili con cui addestrarsi, e col passare del tempo persino le scarpe dei volontari si consumano tanto da massacrare loro i piedi. Per fortuna grazie ai tempestivi interventi di Shaw questi problemi saranno risolti, ma è solo l'inizio perchè presto lui scoprirà che il razzismo e il pregiudizio non si trovano soltanto tra i confederati ma anche nel proprio fronte, tanto che i soldati del colonnello dovranno farsi la gavetta prima di combattere attivamente e saranno invece costretti a fare incarichi crudeli e umilianti come il rastrellamento dei villaggi in territorio sudista.Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Argomenti:
razzismo,
recensioni/cinema,
Storia,
U.S.A.
lunedì 21 dicembre 2009
Planet 51

Devo uscire dal tunnel dello streaming, mi sta portando all'assuefazione della specie più patologica. Tanto patologica che mi sono accontentato di vedere questo gioiellino in un sito di qualità piuttosto scarsina. Tanto scarsina che era stato ripreso in un cinema, tanto che ogni tanto si sentivano pure le risate del pubblico e l'audio era di bassa qualità. Ma io sono (o sono diventato) di bocca buona e per fortuna
mi sono goduto ugualmente questo film d'animazione. Il titolo in questione è una vera chicca che mette alla berlina molti clichè del genere fantascientifico, primi fra tutti il terrore dell'ignoto e l'invasione aliena. La particolarità è il punto di vista, dato che l'alieno invasore è l'uomo e non l'extraterrestre. Planet 51 è ambientato nell'omonimo pianeta, in cui gli abitanti sono degli esseri verdi che hanno costituito una società simile nella mentalità e nei gusti cinematografici e musicali a quella degli U.S.A. anni '50, in cui impazza la moda del genere fantascientifico e di conseguenza anche, come ho già detto prima, la paura per ciò che è sconosciuto. A sconvolgere questa realtà è l'arrivo di Chuck, astronauta astuto ma sbruffone (doppiato dal simpatico Dwayne "The Rock" Johnson) che si fa nascondere (dato che un generale dell'esercito lo crede un mostro da catturare e esaminare) dal giovane e scettico Lem (altra chicca, secondo me!Dato che il nome "Lem" potrebbe essere un richiamo a Stanislaw Lem, bravo autore di libri di fantascienza), che lavora nell'osservatorio della città. Presto il segreto di Lem verrà a galla e lui dovrà fare di tutto, aiutato da alcuni suoi amici che rimangono affascinati dalla figura di Chuck per farlo tornare sulla Terra, prima che l'astronave madre lo lasci sul pianeta alieno. Oltre che una trama simpatica e divertente, il film fa affidamento per farsi apprezzare dagli intenditori della Fantascienza con evidenti ma ben congegnati e riusciti richiami ai mostri sacri del genere quali E.T. Alien, Star Wars e la Guerra dei mondi. E questo lo rende, a mio parere, un titolo molto gradevole.
mi sono goduto ugualmente questo film d'animazione. Il titolo in questione è una vera chicca che mette alla berlina molti clichè del genere fantascientifico, primi fra tutti il terrore dell'ignoto e l'invasione aliena. La particolarità è il punto di vista, dato che l'alieno invasore è l'uomo e non l'extraterrestre. Planet 51 è ambientato nell'omonimo pianeta, in cui gli abitanti sono degli esseri verdi che hanno costituito una società simile nella mentalità e nei gusti cinematografici e musicali a quella degli U.S.A. anni '50, in cui impazza la moda del genere fantascientifico e di conseguenza anche, come ho già detto prima, la paura per ciò che è sconosciuto. A sconvolgere questa realtà è l'arrivo di Chuck, astronauta astuto ma sbruffone (doppiato dal simpatico Dwayne "The Rock" Johnson) che si fa nascondere (dato che un generale dell'esercito lo crede un mostro da catturare e esaminare) dal giovane e scettico Lem (altra chicca, secondo me!Dato che il nome "Lem" potrebbe essere un richiamo a Stanislaw Lem, bravo autore di libri di fantascienza), che lavora nell'osservatorio della città. Presto il segreto di Lem verrà a galla e lui dovrà fare di tutto, aiutato da alcuni suoi amici che rimangono affascinati dalla figura di Chuck per farlo tornare sulla Terra, prima che l'astronave madre lo lasci sul pianeta alieno. Oltre che una trama simpatica e divertente, il film fa affidamento per farsi apprezzare dagli intenditori della Fantascienza con evidenti ma ben congegnati e riusciti richiami ai mostri sacri del genere quali E.T. Alien, Star Wars e la Guerra dei mondi. E questo lo rende, a mio parere, un titolo molto gradevole.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Argomenti:
razzismo,
recensioni/cinema
venerdì 4 dicembre 2009
Yes Man!

Ultimamente sto diventando schiavo dei film in Streaming, ed è stato grazie a loro ch ieri ho avuto modo di vedere questo film. Il film è di Jim Carrey, uno dei tanti attori che apprezzo molto, e presto o tardi prima o poi avrei dovuto vederlo. Come al solito il buon Jim ha dato una buona prova d'attore, ed è riuscito ad unire il suo ormai assodato talento comico ad un talento diverso, che è quello di far rifletere il pubblico oltre che dargli qualche risata. L'attore interpreta Carl Allen, un uomo solo, pigro e depresso(ammetto che con la mia coda di paglia mi ci sono immedesimato non poco), che fugge continuamente dai suoi amici e da tutti, spesso con scuse campate per aria e dice "no" a qualsiasi cosa gli capiti e vive con un mediocre lavoro in banca in cui non fa altro che vivere una noiosa routine che lui stesso odia a morte. Le cose cambiano quando incontra un vecchio collega di lavoro che non vedeva da tempo e che nel frattempo è diventato uno "Yesman", ovvero fa parte di una comunità di persone che rappresenta con la parola "si" l'apertura a qualsiasi occasione della vita, e il collega lo invita alla prossima riunione. Inizialmente Carl è scettico sull'idea di partecipare e guarda la cosa con sufficienza, ma poi si mostra la tipica goccia che fa traboccare il vaso, ovverosi dimentica della festa di fidanzamento del suo migliore amico, che gli manifesta con rabbia la verità, che Carl è una persona triste e sgradevole e che se continuerà rimarrà solo e nessuno sentirà la sua mancanza. Alla riunione degli Yes Men, dopo qualche resistenza accetta di fare, spinto dal guru della comunità, un patto con sè stesso in cui inizierà veramente vivere prendendo a volo tutte le occasioni anche le più bizzarre. E questo ragionamento funziona facendogli veramente conoscere il mondo e le proposte che questo ha da offrirgli, in alti e bassi tra opportunità sgradevoli e piacevoli. Ma presto capirà che dovrà regolarsi e che il "si" non è sempre la risposta giusta perchè scatenandosi potrebbe perdere tutto ciò che ha ottenuto con quest'eccentrica nuova vita, che gli ha permesso di ritrovare l'amore e di migliorare la sua posizione nel suo lavoro.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Iscriviti a:
Post (Atom)




