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mercoledì 17 aprile 2013

Le fuffa-primarie del Movimento Cinque Stelle

Il potere, si sa, dà alla testa e, quando lo fa, si esprime in un modo che varia di persona in persona. C'è chi dice di essere il migliore presidente degli ultimi 150 anni, chi crede che vincere delle primarie fatte alla bell'è meglio equivalga alla vittoria sicura (ogni riferimento a piacentini stempiati fumatori di sigaro è puramente fortuito), c'è chi dopo aver formato un governo tecnico si candida come premier e poi c'è chi fa le quirinarie su internet. Beppe caro, è vero. Hai ottenuto il 20% alle elezioni. Molti dei politici italiani, o hanno la stessa competenza tale e quale a quella di un australopiteco che cerca di comporre un haiku o sono dei pendagli da forca oppure hanno il carisma di una staccionata il cui legno ormai è marcito. Questo però non vuol dire che per esibizionismo devi sfilarti l'impermeabile e sfoggiare davanti a tutti il tuo belìn di genovese purosangue. Soprattutto, egregio Grillo quando per il presidente della repubblica nomini persone a prescindere dal loro interesse e a prescindere dal fatto che loro stessi non si sentano in grado di occuparsi di una responsabilità. Già quando hai nominato così tanto per dire, il buon Dario Fo, il quale ti ha gentilmente risposto che non è interessato al compito. Ora anche la Gabanelli, inclusa tra i nomi delle quirinarie, lo ha detto: "sono colpita, ma non sono sicura di avere le competenza necessaria" che secondo me suona esattamente come un "si, grazie, molto gentile. Però chi te lo ha chiesto?". Stavolta , a onor del vero non è colpa solamente tua, ma i tuoi seguaci fruitori della rete hanno seguito lealmente la tua indicazione. Il tutto forse non capendo che questa volta si tratta di Primarie che coinvolgono un paese intero e non del tipico sondaggio hipster di Facebook o Twitter del genere "Sei su un'isola deserta, anche se sicuramente morirai di fame in massimo due settimane scarse, dimmi comunque cosa ti porteresti tra , il tuo 'ipad, la tua fidata Reflex comprata dal tuo papino, gli occhiali di tuo nonno e l'intera discografia dei Verdena (che comunque non potrai ascoltare perchè come ti ho detto prima sei su un isola deserta, ma se la porti su un isola dove li conosci solamente tu la cosa è molto underground e di conseguenza sei un gran figo anche se morirai ugualmente di stenti)". I giornali gridano al panico del piddì e dei pidiellini, ma io vedo solo una cosa: tanti sbruffoni che solo per aver ottenuto un risultato accettabile si sentono 'sto cazzo.

domenica 24 marzo 2013

Peppe flagello di Dio


Grillo sta sperimentando quella che i greci chiamerebbero Hybris. La superbia, l'arroganza, la "sonopiùffigoioetudevistarezitto" se preferite. Da quando ha ottenuto il 25 % gongola come una teenager che ha appena trovato una borsa di prada scontata e si comporta, per l'appuntato, come una teenager in preda allo shopping compulsivo. Le spara grosse, dal proporre Dario Fo come presidente della Repubblica, a dire che l'Aids non esiste, al prendere perculo a stecca il povero Napolitano. Solo io penso che con questo continuo pisciare fuori dal vaso sta diventando sempre più simile a Berlusconi? Il brutto è che il 25 % l'ha veramente ottenuto e che buona parte dell'elettorato grillino è formato da fascisti che non si vedono rappresentati in altri partiti e se si vedono rappresentati da Grillo, beh fate 2+2!

lunedì 3 ottobre 2011

Non esisti, quindi TACI!





De Magistris ha qualcosa che manca alla maggior parte dei politici della Sinistra italica contemporanea, ovvero un carattere energico. E soprattutto sa rispondere con le rime alle provocazioni. Infatti al telegiornale di Tele Padania, che lo ha punzecchiato in modo rozzo e non troppo velatamente offensivo ha ribattuto, e con decisione. Il buon "Gigino" ha detto che non ha nulla da imparare dato che, come ha dichiarato il conterraneo Presidente della Repubblica italiana, la Padania NON ESISTE, e che quindi sarebbe ridicolo ascoltare i consigli dati da una rete televisiva che giudiziariamente parlando non esiste nemmeno. Il tutto detto in modo civile, aggettivo che per i leghisti è cosa sconosciuta e misteriosa.



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sabato 30 luglio 2011

Un capro espiatorio

Bossi, e spesso i i leghisti in generale hanno bisogno di sparare ogni tanto qualche cazzata, se no, poverini non si sentono realizzati, e per sentirsi tali a volte le devono dire DAVVERO grosse, prima c'è stato Borghezio che condivide le idee di Breivik e ora Umberto punta il dito contro il povero Napolitano, accusandolo di essere stato lui a volere la guerra in Libia e non il nanico e un tempo stempiato amichetto della Lega. Invece sappiamo tutti come è andata: prima Berlusconi aveva un rapporto a dir poco idilliaco col buon Gheddafino e ha anche preteso che il leader libico fosse onorato con frecce tricolore a tema e un'accoglienza principesca. Poi c'è stato il patacrac con la rivoluzione in Libia, che ha fatto capire allo Chevalièr che forse aveva puntato sul cavallo zoppo. E da lì ha iniziato a imbarazzarsi e a smettere di trattarlo come l'anima della festa cominciando invece a vederlo come lo sfigato di turno e di conseguenza ad ignorarlo. Poi c'è stato l'intervento della Nato e lui nonostante il ritardo alla fine è dovuto entrare in guerra, ed è stato lui a deciderlo, non il povero Napolitano. Non credo infatti che il buon Giorgio ha costretto Silvio a dichiarare guerra ai libici minacciandolo con un coltello alla gola. Però evidentemente Bossi questo o non lo ha capito o fa il finto tonto e invece di accusare un alleato che seppure imbarazzante lo fa campare al governo, sceglie di attaccare il mite Napolitano perchè, così almeno ha qualcuno con cui sfogarsi in modo non autodistruttivo.
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sabato 23 ottobre 2010

La nobiltà della sconfitta




L'esercizio che abbiamo imparato nei primi giorni di scuola elementare era il disegno. Non ricordo esattamente come disegnavo, ma di una cosa ero certo. Se sbagliavo il disegno prendevo la gomma, cancellavo l'errore e riprendevo a disegnare.

Poi, il disegno è diventato solo un modo per raccontare con le immagini quello che con le parole dovevamo scrivere. Di solito si trattava di poesie o filastrocche. E se si sbagliava con le parole? Qualche linea tipo scarabocchio sulla lettera sbagliata e poi si continuava a scrivere.

Man mano che passavano gli anni mi rendevo sempre più conto che sbagliare poteva capitare, ma che meno errori avessi fatto, migliore sarebbe stato il voto da portar a casa.
Chi non ricorda i temi di italiano, scritti prima in brutta copia e poi riscritti in bella, sul foglio da consegnare alla professoressa o al professore?

Ci hanno insegnato che diventare grandi è sinonimo di esperienza e se questa significa commettere meno errori possibili allora si è tanto più grandi.
Non è una legge matematica, ma chi più sbaglia, più impara la lezione e meno volte ricadrà nell'errore già commesso.

Talvolta da grandi crediamo che anche ciò che sia sbagliato, possa - con un minimo di autoconvincimento - ridiventare giusto. Il paragone potrebbe essere simile: debelliamo l'idea di noi stessi come vinti e ci ergiamo a vincitori.
Quella gomma che utilizzavamo per cancellare il contorno un po' goffo di un viso, l'abbiamo rimessa nell'astuccio del nostro ricrederci. Siamo grandi e non abbiamo bisogno di riscrivere, ma di continuare a scrivere.

In particolare noi italiani possediamo l'arte del credere in qualcosa di giusto sapendo che è del tutto sbagliato. L'arte del riprendere dagli armadi pieni di polvere, personaggi macchiati di sangue e dire che è solo una macchia di sugo. L'arte del trasformare il vecchio in nuovo e il nuovo in obsoleto.
Se volgiamo lo sguardo all'Italia non c'è spazio pubblico o privato che non veda visi già visti una ventina di anni fa'. Ma che dico! Anche trent'anni fa'!
Sarebbe bello vedere che questi visi siano di una purezza e di un candore da far invidia anche al più giovane e arrembante Stato del mondo. Peccato che di purezza e di candore non ne vediamo nemmeno uno strascico da più di trent'anni. Vediamo giornalisti che con il solo cambio del marchio di fabbrica ridiventano "ottimi giornalisti" dopo che erano caduti nell'oblio più scuro sotto la tv di regime del nano.
Vediamo politici che avanzavano dichiarazioni di stima e di riconoscenza verso il più grande dittatore sanguinario italiano e che da un mattino all'altro, solo per aver avanzato battaglia dura contro il nano sono innalzati al più alto gradino del governo di questo Paese.
Imprenditori che per essersi fregiati dei nomi di fabbrica più maestosi al mondo, sono i possibili futuri candidati alle prossime elezioni politiche, senza vedere che il conflitto di interessi in capo a questi, rimane il nodo più grande di questo Paese, più grande anche delle imprese che gestiscono.

Non è il trionfo del fallimento. Per il bene di questo Paese bisogna dichiarare che trent'anni di storia sono da riscrivere e che continuare a scrivere aumenta l'agonia di chi legge il racconto, impoverisce il racconto stesso di dettagli e colpi di scena che possono far vincere allo scrittore il premio di storia più originale e riuscita.

Negli Stati Uniti il numero delle donne in finanza, economia e politica, è salito dallo scoppio della crisi del credito. Stanno ripulendo il caos creato dai colleghi maschi durante gli ultimi vent'anni.
Ammettere di aver sbagliato costruisce quello che alla fine saremo. Una società senza cambiamenti vive di favole, senza potersi immaginare realmente.


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martedì 20 luglio 2010

Lo strano caso del Dottor Napolitano e di Mr Hyde


Proprio così. Secondo me il beneamato presidente della Repubblica ha una doppia personalità, l'una, quella bestiale prona al potere del governo di centrodestra e l'altra, più razionale (purtroppo quasi inesistente) che cerca di resistere al morbo filoberlusconico rappresentato dalla prima personalità dicendo cose scomode (ma scontate e ovvie in modo disarmante!) per le file silviane. Infatti dopo la bacchettata contro gli studenti e i docenti in protesta contro la Gelmini, il buon Giorgetto rinsavisce e parla della necessità di fare luce sulle stragi mafiose. Quasi comico. Per fortuna qualcun altro è riuscito a curarsi dalla sua doppia personalità. Sto parlando del buon Gianfranco Fini che ora che non deve più spartire nulla col Nano può dare voce alla sua etica, che nascondeva ai tempi dell'inciucio pidiellino per evitare di farsi linciare. Per la precisione mi riferisco alla sua idea della lotta alla mafia discordante da quella di Berlusconi e della sua Gang, che ritiene un eroe e non un criminale Mangano, mafioso con l'hobby di far lo stalliere ad Arcore nel tempo libero. Il buon Fini ha infatti detto chiaramente che Mangano NON è un eroe, sfogando la sua voglia di dirlo dopo aver passato gli ultimi anni tra le braccia di un protettore di mafiosi e assassini.

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mercoledì 14 luglio 2010

No comment!

La dignità è diventata un optional, sopratutto per le cariche istituzionali. Tale carenza di testicoli ha definitvamente colpito anche il nostro beneamato presidente della Repubblica. Certo, che Napolitano oramai è diventato una sorta di fantoccio per il governo di Centrodestra è un fatto confermato e riconfermato più volte per tutte le volte in cui ha dovuto mettere le sue firmette, ma ora? Napolitano passa dalla passività totale all'aiutare attivamente i suoi aguzzini ammonendo gli studenti e i professori che stanno protestando contro la Gelmini, adducendo come motivo che una riforma dell'università è necessaria e studenti e professori devono accettare umilmente e a testa bassa i tagli e altre cose che danneggiano lo stato dell'istruzione italiana. Non ho altro da dire.
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domenica 23 maggio 2010

C'è chi le rompe e chi a volte le mostra


Col suo ultimo intervento Bersani (sostenuto poi dalla Bindi) è sembrato un'altra persona. Finalmente, mi azzardo a dire, ha dimostrato un pochino di carattere. Lo ha fatto difendendo i cosiddetti "insegnanti di strada" dalla Gelmini che a detta dello stesso segretario, "rompe loro i coglioni". Naturalmente da Destra scoppia il finimondo del finto perbenismo. Si chiedono come si possa usare un linguaggio simile anche se supportano un premier che ha dato della stupida alla Bindi e della bruttona alla Bresso. Contemporaneamente pure Napolitano dimostra un po di attributi dicendo che non firmerà più i prossimi decreti imposti dal governo. Buon segno?

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mercoledì 7 aprile 2010

Legittimo inculamento della costituzione

Mi piace pensare che un commando di mafiosi leali a Berlusconi tenga la famiglia di Napolitano sotto ostaggio. Mi piace pensarlo perchè, anche se sarebbe una notizia non proprio bella almeno sarebbe un motivo logico che permette a Napolitano di essere lo zerbino del cavaiere. Ma, purtroppo o per fortuna la famiglia Napolitano è salva e non in pericolo di vita. Ma nonostante ciò stesso tempo Napolitano è completamente sottomesso a Berlusconi e gli è ubbidiente come un chihuahua al guinzaglio. Lo dimostra il fatto che il presidente della nonrepubblica ha da poco firmato il legittimo impedimento. Mi chiedo se almeno ci abbia ricevuto qualcosa in cambio, come il diritto di stare qualche giorno in più al Quirinale o magari un po' di coca. Fatto sta che la Giustizia ha ricevuto un'altro degli innumerevoli duri colpi già inflitti durante i mandati berlusconici, e l'opposizione (a parte spero, il buon Di Pietro, che ha proposto di fare un democratico referendum a riguardo) sicuramente oltre alle solite ovvietà da marmocchio lamentoso non avrà da dire niente a riguardo. (Nella foto, Napolitano mentre pensa : mi sa che ho appena fatto una cazzata...)

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martedì 5 gennaio 2010

Quando l'autogoal diventa una fine arte


Che Napolitano abbia bevuto troppo prima di fare il suo discorsetto di inizio 2010 a favore era già chiaro a tutti ma a quanto pare non è l'unico ad aver alzato il gomito, dato che il Partito Denutrito ha avuto il coraggio di difenderlo dagli interventi di Di Pietro sul fatto che bisogna vedere che le riforme siano giuste prima di attuarle a casaccio. Infatti alcune di queste riformette meritano qualche riflessione dato che sono appoggiate e volute dai partiti del governo Berly, che a mio parere non fanno altro che riportare l'Italia più o meno all'apertura mentale della cacciata dei Moriscos in Spagna. E temo che l'operazione "Bianco Natale" delle squadracce leghiste sia solo l'inizio! Ma tornando al nostro eroe Tonino la questione è seria. Come si fa ad alleare con un Partito che usando le sue stesse parole tratta l'Italia dei Valori come un partito di "appestati"? E infatti Di Pietro ha scritto una lettera a Bersuccio cercando di chiarire la faccenda e consigliandogli di evitare di leccare troppi culetti a destra facendo invece il suo lavoro di politico d'opposizione e non il cane di Berlusconi Cicchitto e Capezzone.

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sabato 14 novembre 2009

Il popolo che dice basta.


Presidente Napolitano. Presidente Fini. “Adesso basta è il titolo che abbiamo stampato ieri sulla prima pagina del Fatto Quotidiano. Adesso basta è scritto sulle migliaia di messaggi che giungono al nostro giornale. Tutti indistintamente chiedono di mettere la parola fine allo scandalo che da quindici anni sta sfibrando l’Italia: la produzione incessante di leggi personali per garantire a Silvio Berlusconi la totale immunità e impunità in spregio alla più elementare idea di giustizia.

Quello che rivolgiamo a voi che rappresentate la prima e la terza istituzione della Repubblica (sulla seconda, il presidente del Senato Schifani pensiamo di non poter contare) non è un appello ma una richiesta di ascolto che, siamo certi, non andrà delusa. Tutte quelle lettere, e-mail, fax esprimono una protesta e una speranza. Di protesta “contro l’arroganza di un Potere che sembra aver perso ogni senso della misura e anche quello del decoro ”, scrisse Indro Montanelli sulla Voce nel 1994, all’epoca del decreto Biondi. Fu il primo tentativo di colpo di spugna al quale ne sarebbero seguiti altri diciotto negli anni a seguire fino all’ultima vergogna chiamata “processo breve”. Allora la battaglia fu vinta.

La redazione della Voce fu alluvionata di fax dei lettori disgustati, il decreto fu ritirato e il grande giornalista così rese omaggio allo spirito di lotta dei concittadini: “Fino a quando questo spirito sarà in piedi, indifferente alle seduzioni, alle blandizie e alle minacce, la democrazia in Italia sarà al sic u ro ”. Malgrado abbia attraversato tante sconfitte e tante delusioni quello spirito non appare per nulla fiaccato e chiede di trovare una risposta capace di dirci che la politica non è solo interesse personale e disprezzo per gli altri. Che le istituzioni sono davvero un baluardo contro le prepotenze del più forte. Questa è la nostra speranza presidente Napolitano e presidente Fini. Per questo vi trasmetteremo i messaggi dei nostri lettori. Tenetene conto.

di Antonio Padellaro da Il Fatto Quotidiano (14 novembre 2009)



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mercoledì 11 novembre 2009

Fuoco a volontà


La paranoia si è impossessata della redazione de Il Giornale, appena qualcuno dice qualcosa minimamente di sinistra i giornalisti del quotidiano imbracciano il fucile e sparano all'impazzata. È quello che è successo a Clio Napolitano. Dopo aver festeggiato i suoi 75 anni in una scuola elementare ha ritenuto opportuno dire la sua sulla mancata solidarietà del governo di adesso per chi da questa crisi è rimasto "scoperto" e ai poveri in generale. Risultato? La redazione del Giornale si è avventata con la delicatezza di un'ascia bipenne sulla moglie del presidente della Repubblica ridicolizzando facendola passare, in questo articolo per un' "ultrasettuagenaria in assetto da competizione". Ora, capisco che a sinistra dopo Marrazzo c'è poco da attaccare, dato che con la vittoria di Bersani Il PD ha perso ogni sfumatura che lo potrebbe far ritenere un avversario di Berlusconi, però non si può stare all'erta per chiunque! Alla fine (mi dispiace dirlo) l'unica vera valenza politica che ha in politica Clio Napolitano è il cognome, e non deve essere bersaglio dell'informazione di regime
A meno che non sia una sorta di vendetta trasversale contro il marito per non essersi opposto alla bocciatura del Lodo Alfy.

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lunedì 13 luglio 2009

Post Mattiniero


Napolitano, secondo me ha fatto tramite il Corriere della Sera un appello ingenuo chiedendo «un clima più civile, corretto e costruttivo tra governo ed opposizione». Lo ritengo ingenuo perchè il Governo di adesso non è il massimo della correttezza dato che permette al Premier di infrangere una legge proposta nel suo stesso mandato da uno dei suoi ministri andando a puttane quando l'ha fatto proibire al popolo italico dal ministro "Boccadoro" Carfagna. Anche la civiltà del Governo non è il massimo anzi renderebbe orgogliosi i capi Fondatori del Ku Klux Klan. Quindi ritengo assolutamente condivisibile il rifiuto della richiesta del Presidente della Repubblica da parte di Di Pietro, dato che l'ha fatto, inoltre, in un modo rispettoso e cordiale. Ma la Destra ha capito quello che voleva capire e ha colto l'occasione per intromettersi: il buon Gasparri ha accusato la Sinistra di essere menefreghista nei confronti del capo dello stato. Su quest'accusa ho da dire qualcosa.
In Primis ho da dire è che il buon Maurizio ha toppato alla grande: a parlare a Napolitano è stato Di Pietro, non la Sinistra, quest'ultima, in Secundis non può essere stata menefreghista nei confronti di un politico italiano quale Giorgio Napolitano, dato che la Sinistra non c'è più in Italia: è uscita per andare a comprare le sigarette e non è più tornata. In Tertiis (???) posso dire senza la minima ombra di dubbio che l'incoerenza sta a Gasparri ( e alla destra in genere) come il miele sta a Orso Yoghi, perchè tempo fa, per la questione di Eluana Englaro la Destra voleva la morte di Napolitano perchè aveva disobbedito a Mr. B. per la questione del ddl anti-eutanasia, mentre ora usa il caro Giorgio come pretesto vivente per attaccare l'Opposizione.

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mercoledì 18 marzo 2009

Obama ci perdona?


Obama si preoccupa delle relazioni tra U.S.A. e Italia. Cosa incredibile, dato che ultimamente facciamo di tutto per troncarle definitivamente, grazie a commenti razzisti e grazie al fatto che li incolpiamo della crisi economica. E vi chiederete come sia stato possibile comunicare con un muro fatto di odio verso la modernità costruito mattone per mattone dal nostro governo! la risposta è semplice: Obama ha capito facilmente che dialogare con Berlusconi è rischioso (Non per l'incolumità degli U.S.A., ma per quella dell'Italia) e quindi ha deciso di scrivere al presidente della Repubblica Napolitano. Il messaggio è chiaro. Giustamente, Obama vuole parlare civilmente con noi Italiani e capisce perfettamente che è una cosa impossibile se tenta l'approccio con il buon Silvio, dato che chissà, potrebbe deliziarlo raccontando un'altra barzelletta razzista, stavolta sui neri!

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