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mercoledì 21 marzo 2012

Ospiti legittimi ma scomodi

Al Pirellone di Milano oggi la regione Lombardia commemora l'avvocato Giorgio Ambrosoli, ucciso dal cland Sindona nel 1979. Tuttavia ci sarà qualcosa di insolito in questa giornata: sono stati esclusi dall'evento tutti i parenti viventi di questa vittima della mafia. A quanto la motivazione è semplice: Umberto Ambrosoli, figlio dell'avvocato ha attaccato Formigoni e la sua giunta regionale due settimane fa in un'intervista fatta dal quotidiano La Repubblica. Ora penso che sia palese che tale decisione della Regione puzzi un po', dato che se qualcuno ha diritto, se non il dovere di partecipare ad un evento simile è la famiglia stessa. Però alla Regione questo non sta bene e li mette in punizione perche Umberto è stato cattivo, quindi muto , faccia al muro e dietro la lavagna. Roba al limite del paradosso, se non della farsa vera e propria.
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giovedì 15 settembre 2011

Uno sforzo ignorato

18 anni fa moriva, il giorno del suo compleanno, il sacerdote siciliano Don Pino Puglisi. Per chi non lo sapesse (mi auguro pochi) Don Puglisi è stato un prete che ha speso gran parte della sua vita a combattere la famiglia di cosa nostra del Boss Leoluca Bagarella nel quartiere Brancaccio di Palermo, come gli è stato possibile. E ha dovuto pagarla, e cara, con la sua vita. Per cosa è morto Don Puglisi? Per portare umanità agli abitanti (soprattutto per quanto riguarda i bambini) di Brancaccio, dove era parroco e dove è nato lui stesso. Don Pino è morto cercando di dare un segnale alla sua terra natia, ma soprattutto la speranza. La speranza di far vivere ai bambini un'infanzia vera e degna di questo nome, e non una piena di sofferenza e paura. La speranza di poter studiare e sconfiggere l'ignoranza, invece di lavorare per le famiglie di Cosa Nostra, che sia quella di Bagarella o qualsiasi altra, per poi quasi inevitabilmente farne parte. E sopratutto scoprire che esite un alternativa all'essere dei criminali, che è possibile vivere onestamente. Ma cercando di educare i bambini di Brancaccio e tutti coloro che venivano nella sua parrocchia ad ascoltare le sue omelie in cui attaccava apertamente l'operato della Famiglia, Puglisi ha attirato l'odio di Bagarella, che ha ritenuto scomodo l'allontanamento di possibili piccoli seguaci. Ed è così il 15 Settembre 1993 il sicario Salvatore Grigoli, spalleggiato da altri killer uccide Don Pino con una pistola, davanti al portone della sua casa. 18 anni dopo a Palermo si ricorda di Pino, con tanto di proiezione di "Alla luce del sole" del regista Roberto Faenza, film che ne racconta la storia, un concerto e una fiaccolata notturna in suo onore, ma il resto dell'Italia? Ho esaminato il palinsesto televisivo di oggi e non c'è, nemmeno quest'anno la proiezione del film che ho sopra citato. C'è forse il pericolo che chi guarda la televisione si renda conto che non ci sono più sacerdoti coraggiosi come Don Pino? Che si renda conto che la Mafia c'è ancora ed è ancora regnante nel sud? Quasi vent'anni dopo troviamo in Italia una chiesa che invece di proteggere i fedeli (ma non solo loro!) dalla criminalità si impegna solo per contare i suoi soldi succhiati all'Italia tramite l'otto per mille e per difendersi da accuse di pedofilia, e un governo che invece di condannare i membri di Cosa nostra li chiama Eroi (vedi il buon Mangano).

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martedì 23 novembre 2010

It's wonderful


Purtroppo le scorse settimane un po' per pigrizia, un po' per mancanza di ispirazione non ho scritto niente sul programma di Fazio e Saviano, Vieni Via Con Me. Di conseguenza non ho detto cosa ne penso, cosa di cui invece riuscirò a parlarere, ora. Il format del programma è insolito ma gradevole. Purtroppo la canzone che dà il nome al programma viene usata in modo ossessivo e rituale all'interno delle puntate, ma serve a dare una certa identità al "prodotto" televisivo. Gli ospiti, a parte eccezioni come Ligabue e altri (puri "oggetti" di marketing per accalappiarsi il pubblico giovanile) sono una scelta interessante, da personaggi televisivi celebri della TV italica, quali Antonio Albanese, Roberto Benigni e Paolo Rossi a persone comuni chiamate a leggere i vari elenchi. Ma adesso mi vorrei focalizzare sulla puntata di ieri sera. Seguendo blog e fonti diversi dal mio sito avrete sentito parlare dell'indignazione di Maroni nei confronti delle accuse di Saviano nei confronti della Lega Nord, la quale potrebbe (probabilmente, a mio parere) essere invischiata in patti con la n'drangheta. L'offeso Maroni ha quindi chiesto di avere l'opportunità di parlare, anche lui, all'interno del programma, leggendo un "elenco" come uso di "Vieni Via Con Me". Assistendo l'atteso evento, però l'intervento del Ministro innanzitutto non era un elenco come gli era stato chiesto, ma un vero e proprio comizio per difendere la Lega Nord elencando le cosiddette conquiste del suo ministero. Il tutto accolto in modo assolutamente freddo dal pubblico che gli ha regalato soltanto l'applauso di circostanza per quando ha smesso di dire le sue cose. Cosa che osservando altri ospiti venuti in questa e nelle altre due puntate è segno di un totale fallimento per il Buon Ministrello, dato che ospiti delle serate precedenti quali Roberto Benigni e Beppino Englaro hanno visto una notevole dose e calore negli applausi del pubblico. Ieri sera oltre a del "comizio" Maroni e ben più di esso ci sono stati interventi interessanti e piacevoli, come Saviano che parla dell'emergenza rifiuti e delle bugie che ci rifila il governo, Luca Zingaretti che ha letto un'elenco ad-hoc scritto dal grande Andrea Camilleri e un altro scritto da Fruttero, l'architetto Renzo Piano e un esplosivo Corrado Guzzanti che ha ricevuto calorosi e meritatissimi applausi. In poche parole Il programma continua ad essere un successo, almeno per quanto riguarda il mio punto di vista. Dulcis in fundo, Maroni non solo ha ricevuto una fredda accoglienza dal pubblico, ma anche TUTTI i sindacati della polizia italiana gli hanno rovinato la festa criticandogli l'apparizione in TV, facendogli notare che nel suo discorsetto non ha fatto altro che difendere il suo partitello, senza citare minimamente il fatto che la Polizia ha ricevuto un sacco di tagli da parte del governo nanico. Non so se per voi è lo stesso, ma per me vedere Maroni ridicolizzato su tutti i fronti, è una visione che scalda il cuore.

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mercoledì 15 settembre 2010

Alla luce del Sole


Oggi è il diciassettesimo anniversario dalla morte di Pino Puglisi, ucciso da una squadra punitiva di mafiosi il giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno. Chiunque abbia ancora un codice etico rispettoso delle istituzioni e della giustizia, penso sappia chi è o almeno abbia sentito parlare di Padre Puglisi, grande punto di riferimento per la lotta alla mafia in territorio siciliano, quasi al pari degli eroici Falcone e Borsellino (e se qualcuno non sa chi sono questi due, bè, avete qualche problemino). Non sono, come qualcuno di voi sa, uno strenuo difensore della chiesa cattolica e quindi mi da fastidio che qualcuno ricordi una persona simile esclusivamente per il suo ruolo all'interno di una delle Lobby più antiche al mondo. Ed è quello che ha fatto Schifani rendendo onore alle prime 5 lettere del suo cognome. Il suo laconico intervento consiste solo nel dire che il sacerdote è stato un testimone coraggioso del Vangelo e apostolo dei giovani e degli emarginati, in un ambiente che non tollerava il riscatto delle persone. Cose senz'altro vere, ma ricordare Puglisi senza nominare DIRETTAMENTE il nemico che ha combattuto fino a sacrificare la sua vita è come dire "Napoleone è stato sconfitto da qualche parte nel diciannovesimo secolo da una coalizione di alcune nazioni europee" . Capisco dal curriculum di Renato che non è conveniente per lui attaccare i suoi benefattori però a questo punto è meglio che taci e BASTA! Concludo l'articolo suggerendo ai lettori che non lo hanno già visto la visione del film "Alla luce del sole" di Roberto Faenza, che tratta per l'appunto di Don Pino (e sembra che oggi in televisione neanche un canale ha dedicato uno spazio per mandarlo in onda!) e del suo tentativo di liberare il quartiere Brancaccio, della città di Palermo dall'opprimente influenza dei mafiosi. L'eroe è interpretato da un bravissimo Nicola Zingaretti che, forte dell'esperienza sicula avuta grazie al "Commissario Montalbano" dona allo spettatore una toccante interpretazione di un eroico personaggio. La storia è riprodotta fedelmente e prende "in esame" il suo operato da quando inizia a gestire la Parrocchie del quartiere Brancaccio fino alla sua "esecuzione" da parte dei "picciotti" del clan Graviano. In questo film viene riprodotta la bontà dell'uomo e la sua apertura mentale, e della sua voglia di aiutare i pochi fortunati, come le donne costrette a prostituirsi ad uscire dalla dolorosa condizione di emarginati, ma in particolare ci sono i bambini, di cui riesce a prendersi cura dando loro un istruzione migliore e sopratutto dei sogni più degni per qualcuno che sta vivendo un periodo come l'infanzia. Uno dei pochi lungometraggi italiani recenti che può essere considerabile degno di essere considerato un film.
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mercoledì 18 agosto 2010

Il nemico del mio nemico...

Come lo ha ammesso Di Pietro riguardo alla semi-alleanza coi finiani io lo faccio con Piero Pelù. Sono disposto ad allearmi col diavolo pur di osteggiare Berlusconi con motivi decentemente validi. Pelù e i Liftiba non mi hanno mai fatto impazzire di gioia, tuttavia sono antiberlusconici e io non posso lasciare completamente soli degli individui che nonostante sian diversi da me condividono qualche ideuzza etica. i nemici comuni sono giovani esponenti pidellini siculi che fanno gli offesi dato che ad un concerto il complesso toscano ha osato dire che Dell'Utri ha rotto il cazzo (testuali parole opportunamente "puntinate a mo di censura" dai giornali) e ha osato riportare in auge per Berlusconi il soprannome di Papi e sono così feriti nell'orgoglio che vogliono il risarcimento dei biglietti del concerto! Il mio intervento, diretto ai babyberlusconiani è semplice: se decidete di andare in un affolato concerto dove l'aria è probabilmente irrespirabile per l'innumerevole folla che vi sta (e pagate fior fior fior di quattrini per andarlo a vedere) e arrivati lì capite che il cantante in questione non la pensa come voi non rompete le palle. Siete voi ad avere sbagliato non informandovi precendetemente sull'ideologia di chi andate ad ascoltare! Senza poi contare che in un certo senso siamo pari dato che se a Berlusconi è consentito di sparare veleno grazie alle sue TV e testate giornalistiche schiave, è assolutamente giusto che anche la Sinistra con mezzi diversi possa fare altrettanto!
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mercoledì 30 giugno 2010

In ordine sparso

In seguito alle accuse di pedofilia, il Vaticano per difendersi risponde "Siamo nel giusto. Abbiamo stuprato solamente i bambini più carini!"
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Gelmini: "Nella manovra nessun taglio all'università. C'era poco da maciullare ulteriormente."
Riguardo agli esami di maturità il ministro ha detto "si sono svolti con regolarità: le tracce degli scritti sono piaciute ai ragazzi, abbiamo dato un'impostazione più vicina
alla loro sensibilità. Siamo anche riusciti a garantire la riservatezza, non facile in tempi di Internet. E' andato tutto bene."
Poi è scoppiata a ridere.
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Dell'Utri considera i giudici che l'hanno condannato "senza coraggio." Mentre un certo Vittorio Mangano, accusato di spaccio, estorsione e duplice omicidio, per Dell'Utri è un eroe. In sintesi ecco a voi il codice etico dei Berlusconiani: Giustizia da condannare criminalità da premiare.
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Il Giornale feltriano è scandalizzato per l'assoluzione di Tartaglia e oggi titola: "Per i giudici ferire Berlusconi non è reato". Concordo coi giudici. Il vero reato è votarlo.
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All'asta per 13 mila dollari una ciocca di capelli di Napoleone Bonaparte. Berlusconi furioso. Una sua ciocca non costerà mai così tanto, dato che i suoi capelli sono finti.

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venerdì 25 giugno 2010

Non reati penali, ma minchiate

Il titolo del post è la definizione che ha dato il caro Dell'Utri riguardo al processo per Mafia che ha (giustamente!) subito. Ma vediamo cosa definisce "minchiate" , dando una sbirciatina ai procedimenti penali in cui è stato coinvolto.
  • concorso esterno in associazione mafiosa.
  • false fatture e frode fiscale per la gestione di Publitalia '80
  • tentata estorsione ai danni della Pallacanestro Trapani

Quindi secondo la parola usata dal buon Marcellino Pane e Vino:

  • Trattare con la criminalità organizzata, rea di minacce alla popolazione sicula, assassini e atti violenti in generale eseguiti in tutto il territorio italiota non è un reato penale ma una minchiata.
  • Abbindolare e fregare soldi al prossimo. Altra minchiata
  • Succhiare soldi altrui con minacce e violenza. Come sopra

Lascio a voi lettori le amare riflessioni


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lunedì 26 aprile 2010

Masochismo etico-social-culturale


Qualcuno ha rovinato, a Palermo "l'albero Falcone", un albero come si intuisce dal nome che rappresenta di santuario-simbolo della lotta contro la Mafia. I colpevoli di questo gesto stupido e gratuito non si sanno, ma seguendo un minimo di logica si potrebbe e dovrebbe ipotizzare che i vandali siano dipendenti diretti di Cosa Nostra, che lo fanno per sopravvivere. Ma vi invito a strafare: E se a compiere questo gesto non sia qualcuno legato alla mafia e fosse un italiano "qualunque"? Provate a pensarci. Ultimamente dai piani alti si tende a sottovalutare il problema della Mafia italica, Qualcuno(senza far nomi), Berlusconi (scusate, mi è sfuggito) ha persino detto di limitare il parlare di criminalità organizzata perchè parlarne troppo infanga il nostro paese!
A prima vista tale ipotesi sembra più falsa che vera, ne sono cosciente al 100%. Tuttavia dagli ultimi eventi, come l'insulto alla memoria di Borsellino fatto durante un corteo del PdL( e vi invito a guardare il link evidenziato se non ci credete!) lo strangolamento ipotetico di chi ha scritto la Piovra, si può pensare che l'ipotesi suddetta, per quanto improbabile, sia abbastanza possibile.

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sabato 17 aprile 2010

Omertà legalizzata


Berlusconi, proponendo il silenzio della letteratura, del cinema e della tv sulle questioni di Mafia ha dato l'ennesima prova indiretta della sua amicizia con i clan, e questo, per chiunque abbia a cuore la giustizia del proprio paese suona come un possente calcio sulle parti intime, dato il fortissimo clima di vera e propria censura che aleggia dopo questa decisione. Per fortuna qualcuno trova ancora la forza di rimettersi in piedi dopo un simile colpo. Sto parlando del buon Saviano, che ha confermato che il silenzio è proprio ciò che i mafiosi vogliono per continuare a sopravvivere, dato che il silenzio non fa altro che rafforzare l'autorità dei clan e li nasconde in modo sopraffino dall'attenzione pubblica. Il tutto accompagnato dal fatto che Saviano ha apertamente risposto al buon Silviolo che nonostante questa imposizione di silenzio lui continuerà a scrivere di mafia.

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giovedì 25 febbraio 2010

PDL : Partito Dei Lestofanti. "Di Girolamo nega rapporti con la 'Ndrangheta ma le foto lo incastrano"

Il senatore del PDL nega di aver mai avuto rapporti con la malavita organizzata. Ma "L'espresso" ha trovato le sue immagini amichevoli insieme a un boss della 'Ndrangheta, Franco Pugliese.

Il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo (a sinistra) insieme al boss della 'Ndrangheta Franco Pugliese

LE ALTRE FOTO

"I fatti contestati non mi appartengono. Non ho mai avuto contatti con mafia, camorra e 'Ndrangheta". Così ha dichiarato il senatore Pdl Nicola Di Girolamo nel corso della conferenza stampa che ha convocato per precisare ai giornalisti la propria posizione in merito all'inchiesta che lo vede accusato di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio internazionale e di essere stato eletto all'estero con il contributo determinante di una famiglia mafiosa.

Il senatore si è concesso pochi minuti, senza rispondere alle domande che gli venivano rivolte, numerosissime, dai cronisti. "Ho rispetto del lavori della magistratura ma mi riservo di vedere prima gli atti per poter contestare le accuse", si è limitato ad aggiungere.

Quell'unica, perentoria, affermazione "non ho mai avuto contatti con mafia, camorra e 'ndrangheta" viene tuttavia smentita da un servizio fotografico pubblicato in esclusiva nel prossimo numero de "L'espresso" e che qui anticipiamo. Il servizio documenta una cena elettorale svoltasi nell'aprile 2008 durante la quale il senatore Di Girolamo è ritratto in atteggiamento amichevole insieme al boss Franco Pugliese e questi, a sua volta, con Gennaro Mokbel (considerato l'ambasciatore delle famiglie mafiose calabresi nel potere politico romano): tutti coinvolti nella maxi inchiesta che vede implicati i vertici di Fastweb e Telecom.


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sabato 13 febbraio 2010

A me sereno non pare proprio!


È esilarante assistere alle reazioni che ultimamente ha Dell'Utri riguardo all'argomento "Mafia", già a Dicembre Marcello aveva reagito con parecchia rabbia (per palesissima coda di paglia) quando una giornalista le aveva nominato Mangano. Ora si è rifatto sentire con toni non proprio pacato. Infatti nonostante dice di essere "incazzato ma sereno" ne spara parecchie, dicendo che Ciancimino figlio si è inventato tutto e che ciò che ha detto è, citando testualmente il serenissimo Dell'Utri, una minchiata. Capisco che queste cose siano parecchio nocive per la sua coda di paglia, ma negarlo in modo assolutamente irreale è a dir poco enigmatico. Come fai ad essere sereno se alzi così tanto i toni parlando come un camionista che ha appena scoperto di essere cornuto (con tutto il rispetto per camionisti e cornuti)? È un controsenso e c'è poco altro da dire a riguardo.
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venerdì 11 dicembre 2009

Verità scomode


Saviano ha ricevuto giustamente per il suo contributo alla letteratura contemporanea la laurea ad honoris causa dell'accademia di Brera oltre che il titolo di socio onorario.ma soprattutto ha fatto una cosa bella nei confronti della città di Milano, ma soprattutto una cosa vera con la V maiuscola: ha dedicato il suo premio ai meridionali trapiantati li, che considera i veri milanesi, ed è vero perchè la maggior parte degli operai che si frantumano le ossa sono meridionali. Se le industrie funziona è merito loro, ed è ugualmente merito loro se Milano ha una certa importanza nello scenario italico, e oltre a queasto ha criticato con parole dure il comportamento della Lega per la questione di Tettamanzi. Ma si sa, a volte la verità fa male e a ridire sull'affermazione del povero Roberto. Chi? Principalmente Castelli che, armato di ignoranza e orgoglio milanese lo ha invitato ad andare a cagare con un milanesissimo "va a ciapà i ratt" (mi sono informato e tradotto vuol dire vai a prendere i topi, ovvero vai a perdere tempo altrove) e gli ha dato del "professorino". Ma secondo me ha solo la coscienza sporca e non vuole ammettere che senza i "terroni" che si spaccano la schiena nella fabbriche della sua bella Lombardia lui sarebbe un mtealmeccanico! Poi oltre a Castelli ci si mette il Giornale che continua a dare del maestrino al povero Roberto, nel suo ormai notissimo stile pieno di indignazione e mal riuscita ironia.

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martedì 1 dicembre 2009

Fini su Spatuzza: "E' una bomba atomica". (Intercettazione molto interessante)

Qual è il parere (senza filtri) del Presidente della Camera Gianfranco Fini sul pentito Gaspare Spatuzza che ha mosso accuse gravissime nei confronti del Premier Silvio Berlusconi? E cosa pensa realmente Fini del suo collega di partito?

A queste due domande risponde una registrazione casuale passata attraverso alcuni microfoni lasciati accesi al termine di un convegno tenutosi a Pescara il mese scorso. Al Convegno, oltre a Fini, era presente anche il magistrato Nicola Trifuoggi. Tra i due uno scambio di battute schietto ed inconfondibile sul caso Spatuzza... e non solo. Il contenuto della conversazione è finito quasi immediatamente su Repubblica; facendo il giro del web in pochissimo tempo e causando imbarazzi malcelati all'interno dello staff dell'ex leader di An.
La scena è in pratica la seguente: Gianfranco Fini e Nicola Trifuoggi si trovano a scambiare diverse battute sulle dichiarazioni dell'oramai noto collaboratore di giustizia e, nella conversazione (che i due, come precisato, non sapevano essere registrata) scivola anche qualche considerazione non proprio gentile nei confronti del Primo Ministro. "Le indagi su Spatuzza devono essere condotte con estrema chiarezza", commenta Fini. Motivo? "Perchè potrebbero far esplodere una bomba atomica". Questo perchè "spatuzza parla apertamente di Mancino, che è stato ministro dell'Interno, e di.. (in questo punto l'audio è disturbato e non si sente il nome pronunciato da Fini, ndr)... uno è vicepresidente del Csm, e l'altro è il presidente del Consiglio". A queste considerazioni Trifuoggi risponde con un "pare che basti" e riceve subito conferma dal "si, pare che basti" del suo interlocutore.
Il Procuratore della Repubblica pescarese poi precisa che "però le indagini vanno comunque fatte" e si trova spalleggiato dal Presidente della Camera che infatti commenta con un "ci macherebbe altro". Come anticipato in incipit d'articolo, tra i due poi scappa qualche considerazione sul Premier. Il primo a parlare è Trifuoggi:"E' nato con qualche millennio di ritardo, voleva fare l'imperatore romano". Fini allora precisa di aver fatto notare diverse volte al leader di Governo la sua poco tollerabile tendenza al regime totalitario "Ma lui, l'uomo, confonde il consenso popolare, che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di qualsiasi altra autorita' di garanzia e di controllo... Magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, Capo dello Stato, Parlamento... Siccome e' eletto dal popolo". La battuta finale il Presidente della Camera però la riserva al relatore del convegno Aldo Pecora che, ad un certo punto, dichiara "noi siamo di passaggio, qua nessuno è eterno, non si vive in eterno"...a quel puto Fini non riesce a resistere e si lascia andare ad una considerazione colorita "Se ti sente il presidente del Consiglio si incazza".

di: Germano Milite (Julie News)



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venerdì 13 novembre 2009

Il pentito e i nomi dei politici. Spuntano Landolfi e Bocchino (PDL).

L’imprenditore dei Casalesi: Cosentino è il mio padrone


NAPOLI -«Sappi che il mio padrone è Nicola Cosentino, e più di quello nes suno ti poteva raccomandare... fai conto che sei già dentro». Così diceva l’im­prenditore in odore di camorra al giova ne che aspettava l’assunzione nel con sorzio Eco4, nato per gestire lo smalti mento dei rifiuti nell’area casertana. E lui, Nicola Cosentino, confermava: «L’Eco4 è una mia creatura, l’Eco4 song’io ! ». È la storia di questo consorzio già al centro di altre indagini antimafia che porta il sottosegretario all’Economia, nonché coordinatore del Pdl in Campa nia, all’accusa di concorso esterno in as sociazione camorristica, con la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla procura di Napoli al giudice per le indagini preliminari. I capi di imputazio ne contro Cosentino sono pesanti. «Con tribuiva, sin dagli anni Novanta, a raffor zare vertici e attività dei gruppi camorri sti Bidognetti e Schiavone, dai quali rice veva puntuale sostegno elettorale». Inol­tre, negli anni avrebbe «garantito il per manere dei rapporti tra imprenditoria mafiosa e amministrazioni pubbliche». E la richiesta di arresto viene giustifica ta anche con «la persistenza del debito di gratitudine» che il sottosegretario avrebbe verso i clan di Casal di Principe.

Il tessuto criminale
L’inchiesta si basa sulle dichiarazioni di sei collaboratori di giustizia. Il ruolo centrale è quello di Gaetano Vassallo, un imprenditore legato, per sua stessa ammissione, alla cosca di Francesco Bi­dognetti. Il nome dell’esponente politi co del Pdl Vassallo lo fa ai magistrati per la prima volta l’1 aprile del 2008, raccon tando di un incontro tra il sottosegreta rio e Sergio Orsi, l’imprenditore che defi niva Cosentino «mio padrone», e che con il fratello Michele (ucciso a Casal di Principe nel giugno del 2008) gestiva l’Eco4. «Posso dire che la società Eco4 era controllata dall’onorevole Cosentino e anche l’onorevole Landolfi (Mario Lan dolfi, parlamentare e vicecoordinatore del Pdl in Campania; ndr ) aveva svariati interessi in quella società. Presenziai personalmente alla consegna di cin­quantamila euro in contanti da parte di Orsi Sergio all’onorevole Cosentino, in contro avvenuto a casa di quest’ultimo a Casal di Principe». In un’altra deposizione, Vassallo rife risce quanto gli avrebbe raccontato uno degli esponenti della famiglia Bidognet ti nel corso di un summit: «Ricordo che si fecero i nomi anche di alcuni politici nazionali. In particolare, Bidognetti Raf faele (...) riferì che gli onorevoli Italo Bocchino (vicecapogruppo del Pdl alla Camera; ndr ), Nicola Cosentino, Genna ro Coronella (senatore Pdl; ndr ) e Lan dolfi facevano parte del 'nostro tessuto camorristico'».

La camorra
L’Eco4 era un’azienda che il gip defini sce «pura espressione della criminalità organizzata». Va ricordato che si tratta di società a capitale misto, quindi anche pubblico, governata di fatto da perso­naggi detti «Zio» (soprannome di Fran cesco Bidognetti), «Panzone» e «Gigino o’ drink» e dove aveva un ruolo anche un personaggio come Emilio Di Cateri no (poi pentito), uno degli autori del massacro di Castelvolturno, in cui il gruppo stragista dei Casalesi uccise set te immigrati. Nel 2002, Eco4 entra nel progetto per la realizzazione del termo valorizzatore nella provincia di Caserta. La sede viene scelta a Santa Maria La Fossa, attraverso una procedura che pas sa dal Commissariato straordinario per i rifiuti, all’epoca gestito da Antonio Bas solino, il quale, chiamato a testimonia re, «non sapeva fornire ragioni» sull’or dinanza firmata dal suo vice Giulio Fac chi, nome che appare più volte nelle in­tercettazioni telefoniche dei «dirigenti» di Eco4. A quel tempo, Santa Maria La Fossa non è però sotto il controllo dei Bidognetti ma degli Schiavone, il più po tente clan dei casalesi. Quindi Vassallo, che nella società è il referente dei Bido gnetti, viene messo da parte: «L’onore vole Cosentino mi spiegò quali erano le ragioni della mia esclusione dal consor zio. Mi spiegò che ormai gli interessi economici del clan dei casalesi si erano focalizzati, per quanto riguarda il tipo di attività in questione, nell’area geografi ca controllata dagli Schiavone (...) e che pertanto il gruppo Bidognetti era stato 'fatto fuori' perché non aveva alcun po tere su Santa Maria La Fossa. Ne deriva va la mia estromissione. In poche parole l’onorevole Cosentino mi disse che si era adeguato alle scelte fatte 'a monte' dal clan dei casalesi».

I nipoti del cardinale
Dell’Eco4 e di Cosentino parla ai giu dici anche Michele Orsi, in una deposi zione del giugno 2007: «Circa il 70 per cento delle assunzioni che vennero ope rate per la Eco4 erano inutili ed erano motivate per lo più da ragioni politi co- elettorali, richieste da Valente (Giu seppe Valente, presidente del consorzio; ndr ), Cosentino e Landolfi (...) Ricordo ad esempio le assunzioni di Picone Nico la, vicesindaco di Trentola, e quella di Oliviero, consigliere di Villa Literno, en trambe richieste dall’on. Cosentino. Sempre Cosentino ci richiese l’assunzio ne di due nipoti del Cardinale Sepe, da noi regolarmente attuate».

Di Fulvio Bufi e Marco Imarisio dal Corriere Della Sera (11 Novembre 2009)

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giovedì 5 novembre 2009

Cinismo a portar via


Obama ringrazia Berlusconi pubblicamente. Lo stimo. Deve essere difficile fare un'azione simile senza farsi scappare almeno un risolino.
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A Roma si festeggia il ventesimo anno dalla caduta del Muro Di Berlino. Il titolo dell'evento nei manifesti pubblicitari è "venti anni di libertà". E i 45 anni precedenti dove li mettiamo?
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Feltri attacca Fini accusandolo di essere una figura ambigua nella politica di destra. Fini potrebbe rispondere a tono dicendo che Feltri anche è una figura ambigua, dato che non si capisce qual'è il suo culo e qual'è la sua faccia.
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Donna 41enne uccide vicino 82enne perchè le rubava la cicoria. E poi dicono che la verdura fa bene.
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Berlusconi attacca l'Unione Europea in merito alla questione del crocifisso a scuola. Cosa fa il buon Silvio pur di trovarsi impegni su impegni per rimandare i suoi processi!
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Anche Mariastella Gelmini disgustata dalla decisione dell'Unione che secondo lei un messaggio sbagliato soprattutto per i giovani. Ovvio, mentre un simbolo usato come scusa dai crociati e dai conquistadores per stuprare, saccheggiare città e massacrare intere comunità è un ottimo messaggio per le giovani generazioni.
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Il figlio di Ciancimino ha svelato che a favorire l'arresto di Totò Riina è stato Provenzano. Ennesima prova che Mafia e Stato italico vanno a braccetto.
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sabato 31 ottobre 2009

Mafia, la verità del pentito Spatuzza "Il boss mi disse: il Paese è in mano nostra".

Il pentito ha indicato il senatore del Pdl come referente politico di Cosa Nostra dopo le stragi del '92


Il mafioso ai giudici di Palermo parla dell'ultimo atto della "trattativa" tra cosche e Stato
Nel verbale il racconto dell'incontro nel '94 con Graviano che gli parlò di Berlusconi e Dell'Utri.


PALERMO - C'è un mafioso che parla dell'ultimo atto della "trattativa". E di un altro attentato, di altri cadaveri, di altre protezioni politiche, dell'altro accordo che i boss cercavano con "con il nuovo partito". Così la racconta un pentito, quello che ha fatto riaprire tutte le indagini sulle stragi.
La testimonianza di Gaspare Spatuzza, uomo d'onore della "famiglia" di Brancaccio: "Giuseppe Graviano mi disse che la persona grazie alla quale avevamo ottenuto tutto era Berlusconi e c'era di mezzo un nostro compaesano, Dell'Utri... mi disse anche che ci eravamo messi il Paese nelle mani".
Era lui, Spatuzza, che avrebbe dovuto uccidere cento carabinieri allo stadio Olimpico di Roma all'inizio del 1994. Dopo Falcone e Borsellino nell'estate del 1992, dopo le bombe di Firenze e Milano e Roma nel 1993, i mafiosi avevano bisogno di "fare morti fuori dalla Sicilia per avere poi benefici per i carcerati e anche altri". L'ultimo massacro prima del patto finale.
Un verbale di 75 pagine riapre uno scenario che sembrava sepolto per sempre e fa scivolare ancora una volta - era già accaduto dopo il 1994 alle procure di Caltanissetta e di Firenze, procedimenti archiviati negli anni successivi - i nomi di Silvio Berlusconi e di Marcello Dell'Utri "nell'ambito delle stragi". Era la deposizione che mancava ai procuratori di Palermo nella loro investigazione sulla "trattativa" per legare ogni passaggio fra la prima e la seconda repubblica, fra Capaci e la nascita di Forza Italia, fra i primi contatti avuti dagli ufficiali dei Ros dei carabinieri con Vito Ciancimino nel giugno del 1992 alla mediazione "del compaesano Dell'Utri" del gennaio 1994. Una trama - secondo i magistrati - che troverebbe appunto "conferme" nelle rivelazioni di Gaspare Spatuzza, mafioso testimone delle manovre e dei giochi cominciati con l'uccisione di Giovanni Falcone. Dice Spatuzza nel suo verbale del 6 ottobre scorso al procuratore aggiunto Antonio Ingroia e ai sostituti Nino Di Matteo e Lia Sava: "Incontrai Giuseppe Graviano all'interno del bar Doney in via Veneto, a Roma. Graviano era molto felice, come se avesse vinto al Superenalotto, una Lotteria. E mi spiega che si era chiuso tutto e ottenuto quello che cercavamo. Quindi mi spiega che grazie a queste persone di fiducia che avevano portato a buon fine questa situazione... e che non erano come 'quei quattro crasti dei socialisti'.. ".
Il mafioso, che data questo suo incontro con Graviano a metà del gennaio 1994, ricorda dei socialisti - "crasti", cioè cornuti - che avevano promesso la "giustizia giusta" nell'87 e che erano stati votati da Cosa Nostra. Poi parla ancora del patto riferito da Giuseppe Graviano: "... Tutto questo grazie a Berlusconi, la persona che aveva portato avanti questa cosa diciamo, mi fa (Graviano, ndr) il nome di Berlusconi, io all'epoca non conoscevo Berlusconi, quindi gli dissi se era quello del Canale 5 e mi disse che era quello del Canale 5.. ".
Il racconto del mafioso fa un passo indietro. E riporta tutti i dubbi degli uomini d'onore su quello che era accaduto nell'estate del 1992 in Sicilia e, soprattutto, i dubbi sulla strategia stragista che i Corleonesi non volevano fermare: "Noi ci stavamo portando avanti un po' di morti che non c'entravano niente con la nostra storia... per me Capaci... è stata una tragedia che entra nell'ottica di Cosa Nostra, però quando già andiamo su, su Costanzo (il fallito attentato al giornalista, ndr), su Firenze... su.. ci sono morti che a noi non ci appartengono, perché noi abbiamo commesso delitti atroci, però terrorismo, sti cosi di terrorismo non ne abbiamo mai fatti". E' a quel punto che Gaspare Spatuzza manifesta altre perplessità a Graviano sulla strage che proprio lui - il mafioso di Brancaccio - sta preparando allo stadio Olimpico. Gli risponde il suo capo: "Con altri morti, chi si deve muovere si dà una mossa... significa che c'è una cosa in piedi, che c'è qualcosa che si sta trattando". Gaspare Spatuzza è insieme a Cosimo Lo Nigro, un altro boss. E Graviano chiede a tutti e due "se capiscono qualcosa di politica". E poi dice "che lui è abbastanza bravo, quindi è lui che sta trattando".
Nelle ultime pagine del verbale Gaspare Spatuzza ricostruisce il suo pentimento, il primo colloquio con il procuratore antimafia Pietro Grasso: "Sulla questione di via D'Amelio... siccome si erano chiusi tutti i processi, quindi sapevo a cosa andavo incontro, però mi dicevo: ho prove schiaccianti, perché se c'erano solo le mie parole sarei stato un pazzo a muovermi in questa storia, siccome avevo delle cose, riscontri oggettivi, quindi andavo sicuro. ". E' nell'aprile del 2008 che ha iniziato a parlare: "Il soggetto che io dovevo indicare aveva vinto le elezioni perché noi parliamo, aprile... Io arrivo fine, 17 aprile e quindi il soggetto che io dovevo accusare me lo trovo come capo del Governo... Al di là di questo, il ministro della Giustizia, quel ragazzino così possiamo dire... la figura di Dell'Utri... ". Il verbale di Gaspare Spatuzza nelle pagine seguenti alla numero 61 è fitto di omissis.

di ATTILIO BOLZONI da La Repubblica

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