domenica 1 novembre 2009

La sposa cadavere


Tengo a sottolineare che mi piace Tim Burton, ha uno stile unico e coperto da un fascino che anche se a mio parere morboso. Tuttavia va secondo me detto che proprio il suo modo di fare è un pregio a doppio taglio: infatti il suo modo di creare è UNO, molto intrigante, e originale, per carità, ma resta sempre UNO, infatti dopo pochi fotogrammi lo spettatore capisce al volo che si tratta di un film di Burton, sia che si tratti di Batman o di Nightmare Before Christmas o di Edward Mani di Forbici. Vi dico perchè. A parte naturalmente le differenze nei vari intrecci di tutti i film del regista, la rappresentazione non varia moltissimo (un punto in meno dato dalle fan di TB): un'abolizione quasi totale di colori e ambientazioni allegre, personaggi volutamente caricaturali e dall'aspetto cadaverico (anche se in teoria viventi), un gusto del macabro degno del più spregiudicato stregone ferrato nelle arti della necromanzia e infine l'onnipresente o quasi, Helena Bonham Carter compagna del regista che la ficca sempre in mezzo ai suoi film. Bravissima attrice, sia chiaro, ma il buon Tim c'è fissato! (altro punto in meno)
Ma adesso parliamo de "La Sposa cadavere". Avete capito leggendo prima come è l'ambientazione i personaggi ecc quindi passiamo subito alla trama. L'atmosfera ci porta in un monndo fantasy dallo stile sociale e artistico marcatamente simile a quello dell'epoca vittoriana e i protagonisti sono rappresentati da una coppia di giovani, Victor e Victoria, costretti al matrimonio di convenienza dai rispettivi genitori. Lui, un ragazzo cupo e maldestro dalle velleità artistica col volto e la voce di Johnny Depp (altra costante nel mondo burtoniano, ok la smetto, perchè sento una fan che impreca e che sta affilando un coltello per uccidermi) rampollo di una famiglia ricca e borhese e Lei , interpretata da Tracy Ulman(figlia di una coppia di avidi nobili decaduti in cerca di riscatto per la loro casata e che coglie subito al balzo l'idea di un matrimonio per arricchirsi facilmente ai danni dei sentimenti della figlia) malinconica ragazza rassegnata all'idea di sposarsi con un uomo che non ama. Tuttavia le cose cambiano quando i due si incontrano la prima volta alle "prove" del matrimonio della coppia(dettaglio ben congegnato dal regista per rappresentare il periodo vittoriano, legato all'ipocrisia di quel periodo storico. La fan ha abbassato il coltello ed è meno incazzata di prima) e si rendono conto di essere destinati a stare insieme. Tuttavia il nervoso Victor dimentica il giuramento e manda a monte il "matrimonio" fittizio e quindi quest'ultimo viene rimandato fino a quando il giovane non sarà pronto al grande passo. Da qui in poi Victor farà di tutto per ricordare il giuramento da fare davanti all'amata, tanto da studiarlo in mezzo ad un bosco. Qui riuscirà nell'impresa ma finirà in un guaio, provocando con la formula del giuramento il risveglio di una sposa defunta (la suddetta Helena Bonham Carter) che si innamora di lui...
Ottima la scelta e l'elaborazione di alcune tematiche come un improbabile ma affascinante incontro tra il mondo dei vivi e quello dei morti, e l'aggiunta di personaggi di contorno, come il pastore che sposa i due giovani, che sanno essere molto divertenti.
Detto questo, consiglio a tutti gli amanti dei Film di Tim di vedere il film ne resteranno ammaliati, per gli altri spettatori penso che comunque darà comunque un'ottima impressione.
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sabato 31 ottobre 2009

Mafia, la verità del pentito Spatuzza "Il boss mi disse: il Paese è in mano nostra".

Il pentito ha indicato il senatore del Pdl come referente politico di Cosa Nostra dopo le stragi del '92


Il mafioso ai giudici di Palermo parla dell'ultimo atto della "trattativa" tra cosche e Stato
Nel verbale il racconto dell'incontro nel '94 con Graviano che gli parlò di Berlusconi e Dell'Utri.


PALERMO - C'è un mafioso che parla dell'ultimo atto della "trattativa". E di un altro attentato, di altri cadaveri, di altre protezioni politiche, dell'altro accordo che i boss cercavano con "con il nuovo partito". Così la racconta un pentito, quello che ha fatto riaprire tutte le indagini sulle stragi.
La testimonianza di Gaspare Spatuzza, uomo d'onore della "famiglia" di Brancaccio: "Giuseppe Graviano mi disse che la persona grazie alla quale avevamo ottenuto tutto era Berlusconi e c'era di mezzo un nostro compaesano, Dell'Utri... mi disse anche che ci eravamo messi il Paese nelle mani".
Era lui, Spatuzza, che avrebbe dovuto uccidere cento carabinieri allo stadio Olimpico di Roma all'inizio del 1994. Dopo Falcone e Borsellino nell'estate del 1992, dopo le bombe di Firenze e Milano e Roma nel 1993, i mafiosi avevano bisogno di "fare morti fuori dalla Sicilia per avere poi benefici per i carcerati e anche altri". L'ultimo massacro prima del patto finale.
Un verbale di 75 pagine riapre uno scenario che sembrava sepolto per sempre e fa scivolare ancora una volta - era già accaduto dopo il 1994 alle procure di Caltanissetta e di Firenze, procedimenti archiviati negli anni successivi - i nomi di Silvio Berlusconi e di Marcello Dell'Utri "nell'ambito delle stragi". Era la deposizione che mancava ai procuratori di Palermo nella loro investigazione sulla "trattativa" per legare ogni passaggio fra la prima e la seconda repubblica, fra Capaci e la nascita di Forza Italia, fra i primi contatti avuti dagli ufficiali dei Ros dei carabinieri con Vito Ciancimino nel giugno del 1992 alla mediazione "del compaesano Dell'Utri" del gennaio 1994. Una trama - secondo i magistrati - che troverebbe appunto "conferme" nelle rivelazioni di Gaspare Spatuzza, mafioso testimone delle manovre e dei giochi cominciati con l'uccisione di Giovanni Falcone. Dice Spatuzza nel suo verbale del 6 ottobre scorso al procuratore aggiunto Antonio Ingroia e ai sostituti Nino Di Matteo e Lia Sava: "Incontrai Giuseppe Graviano all'interno del bar Doney in via Veneto, a Roma. Graviano era molto felice, come se avesse vinto al Superenalotto, una Lotteria. E mi spiega che si era chiuso tutto e ottenuto quello che cercavamo. Quindi mi spiega che grazie a queste persone di fiducia che avevano portato a buon fine questa situazione... e che non erano come 'quei quattro crasti dei socialisti'.. ".
Il mafioso, che data questo suo incontro con Graviano a metà del gennaio 1994, ricorda dei socialisti - "crasti", cioè cornuti - che avevano promesso la "giustizia giusta" nell'87 e che erano stati votati da Cosa Nostra. Poi parla ancora del patto riferito da Giuseppe Graviano: "... Tutto questo grazie a Berlusconi, la persona che aveva portato avanti questa cosa diciamo, mi fa (Graviano, ndr) il nome di Berlusconi, io all'epoca non conoscevo Berlusconi, quindi gli dissi se era quello del Canale 5 e mi disse che era quello del Canale 5.. ".
Il racconto del mafioso fa un passo indietro. E riporta tutti i dubbi degli uomini d'onore su quello che era accaduto nell'estate del 1992 in Sicilia e, soprattutto, i dubbi sulla strategia stragista che i Corleonesi non volevano fermare: "Noi ci stavamo portando avanti un po' di morti che non c'entravano niente con la nostra storia... per me Capaci... è stata una tragedia che entra nell'ottica di Cosa Nostra, però quando già andiamo su, su Costanzo (il fallito attentato al giornalista, ndr), su Firenze... su.. ci sono morti che a noi non ci appartengono, perché noi abbiamo commesso delitti atroci, però terrorismo, sti cosi di terrorismo non ne abbiamo mai fatti". E' a quel punto che Gaspare Spatuzza manifesta altre perplessità a Graviano sulla strage che proprio lui - il mafioso di Brancaccio - sta preparando allo stadio Olimpico. Gli risponde il suo capo: "Con altri morti, chi si deve muovere si dà una mossa... significa che c'è una cosa in piedi, che c'è qualcosa che si sta trattando". Gaspare Spatuzza è insieme a Cosimo Lo Nigro, un altro boss. E Graviano chiede a tutti e due "se capiscono qualcosa di politica". E poi dice "che lui è abbastanza bravo, quindi è lui che sta trattando".
Nelle ultime pagine del verbale Gaspare Spatuzza ricostruisce il suo pentimento, il primo colloquio con il procuratore antimafia Pietro Grasso: "Sulla questione di via D'Amelio... siccome si erano chiusi tutti i processi, quindi sapevo a cosa andavo incontro, però mi dicevo: ho prove schiaccianti, perché se c'erano solo le mie parole sarei stato un pazzo a muovermi in questa storia, siccome avevo delle cose, riscontri oggettivi, quindi andavo sicuro. ". E' nell'aprile del 2008 che ha iniziato a parlare: "Il soggetto che io dovevo indicare aveva vinto le elezioni perché noi parliamo, aprile... Io arrivo fine, 17 aprile e quindi il soggetto che io dovevo accusare me lo trovo come capo del Governo... Al di là di questo, il ministro della Giustizia, quel ragazzino così possiamo dire... la figura di Dell'Utri... ". Il verbale di Gaspare Spatuzza nelle pagine seguenti alla numero 61 è fitto di omissis.

di ATTILIO BOLZONI da La Repubblica

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venerdì 30 ottobre 2009

L'imbarazzo generato dall'intrallazzo di Marrazzo ormai ci ha rotto il...

Ho dato una sbirciatina all'Annozero di ieri sera e sono giunto a una conclusione semplice ma innegabile. Nell'operazione "A marrazzo piace prenderlo nel mazzo" il marcio non sta solamente nelle azioni dell'ex Governatore. Al contrario nessuno è immacolato in tutto questo caotico scenario. E dico dappertutto:

Primo, va detto che uno dei quattro carabinieri aveva LUI STESSO una relazione (di cui non si è parlato allo stesso modo che si è fatto con Pierre Marrais) con uno dei trans della zona in cui è avvenuta tutta la vicenda. Relazione che era "controbilanciata" da un comportamento bigotto di facciata dato che Nicola, questo il nome dell'integerrimo carabiniere, quando era in compagnia di un collega si recava nel luogo del delitto a bastonare (e questa volta non dico sessualmente) i Transessuali che trovava in giro. Inoltre il modus operandi con cui è avvenuto il ricatto è tutto tranne che legale, dato che è stato fatto senza un regolare mandato e con brutalità degna dei film polizieschi made in USA.

Secondo, c'è da ricordare che l'amore trans di Nicola era spesso utile al gruppetto visto che faceva la spia riguardo ad alcune vicende che accadevano nel palazzo in cui alloggiavano i trans coinvolti in questo caos. E a detta dei viados stessi il mestiere della "spia" è spesso accettato al'interno di questi traffici, pur di non essere minacciati dai carabinieri. Per queste due cosette anche lo "schieramento" dei Trans non è immune da qualche giudizio.

Terzo, ad occuparsi della vendita del materiale "Hot" delle avventure erotiche dell'ex governatore sono dei tipi non certo irrorati dalla santità celestiale, a detta delle stesse giornaliste a cui è stato dato il video scandalo, che hanno descritto il loro "contatto" come un tipaccio losco, grosso e minaccioso, e che mostrava con disinvoltura una benda su un occhio procurata orgogliosamente dopo una rissa con un gruppo di albanesi, che a detta invece delle trans è lo spacciatore del quartiere che lavora insieme alla polizia per non farsi mettere in carcere.

Il brutto di queste righe che ho scritto è che non sono scopiazzate dal fumetto di Frank Miller di turno, ma sono dettagli della vita reale che non fa molto comodo mostrare nei telegiornali, ma soltanto in trasmissioni a rischio come "Annozero".

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giovedì 29 ottobre 2009

Un bancario ticinese: "Se parlassimo, il governo italiano cadrebbe in 24 ore".

"Non c'è politico o esponente dell'economia italiana che non abbia un conto in Svizzera". Il ruolo della piazza finanziaria nella creazione dell'impero economico di Silvio Berlusconi. Il silenzio di Berlusconi sullo scudo fiscale e la guerra tra Tremonti e il Premier.

LUGANO - Per gli italiani il Canton Ticino è una classica piazza Off-Shore. Tra i 15.000 impiegati nella piazza finanziaria c'è un certo timore: Giulio Tremonti vuole prosciugare le banche luganesi.

Le autorità italiane stimano in 600 miliardi circa i fondi non dichiarati al fisco depositati in Svizzera. Rico von Wyss, docente dell'Università di San Gallo, riferisce a 20min.ch dei dati della Banca Nazionale Svizzera. Dei 4012 miliardi di franchi amministrati in Svizzera, sono 300 quelli in Ticino. E di questi 300 miliardi 200 sarebbero appartenenti a clienti italiani.

Il Ticino, con Lugano, è considerata la terza piazza finanziaria elvetica. Nel settore bancario a fare la parte del leone è Zurigo che, con il 43% degli occupati sul totale, si piazza decisamente al primo posto in Svizzera. Ginevra segue con il 19% e, infine, Lugano, che con il suo 5% è considerata una partner Junior. Per la clientela italiana la piazza bancaria ticinese presenta molti vantaggi. Nelle sfere di influenza, il Ticino è ormai considerato appartenente alla zona metropolitana di Milano. "La vicinanza geografica viene apprezzata dai clienti italiani - spiega il professore - e non esistono barriere linguistiche con i consulenti bancari".

Ora la crisi economica e finanziaria acuisce il fabbisogno degli Stati di drenare denaro pubblico per rilanciare i consumi e l'economia. I grandi stati Europei hanno messo a punto amnistie fiscali per riportare a casa capitali non dichiarati in paesi esteri. Oggi il Blick mostra una sorta di cartina dei fondi neri. Sarebbero 193,4 i miliardi di franchi non dichiarati al fisco tedesco confluiti in Svizzera, mentre sono 185,2 quelli italiani. Una montagna di denaro.

Dopo il blitz di Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate dell'altro ieri, con la perquisizione di 76 succursali di banche svizzere in Italia, il governo svizzero esprime la propria preoccupazione e convoca l'ambasciatore d'Italia a Berna.

La tensione aumenta, così come il sentimento di ostilità nei confronti delle politiche economiche italiane, considerate oltraggiose da una buona parte dei partiti svizzeri. Al Blick un ex direttore con anni di esperienza alle spalle presso una delle più grandi banche in Ticino ha dichiarato che se lui parlasse, il governo italiano cadrebbe in un giorno". "Non c'è nessun esponente del Governo, nessuno del mondo dell'economia italiana che non abbia un conto in Svizzera" ha raccontato l'ex direttore al Blick.

Il giornale svizzero tedesco parla del pericolo che il Premier Berlusconi correrebbe se si esponesse troppo sul tema dello scudo, aggiungendo che dopo le critiche durante il G20 di Londra, Berlusconi non si è più esposto sulla questione. Il Blick ricorda la misteriosa ascesa di Berlusconi e il ruolo decisivo della piazza finanziaria ticinese. "Grazie al silenzio degli avvocati e delle banche ticinesi - si legge sul Blick - non è ancora chiaro da dove sono arrivati i milioni che gli hanno permesso il sorgere del suo impero costruito attorno alla Fininvest".

Infine, sul giornale ci si chiede se questa politica intrisa di attacchi contro la Svizzera non potrebbe rivelarsi suicida contro il Governo di Berlusconi. "Negli occhi dei banchieri è in corso una guerra tra Berlusconi e il ministro delle Finanze Giulio Tremonti. Quest'ultimo, a quanto sembra, vorrebbe candidarsi quale successore di Berlusconi".

Da: TIO, Il Portale della Svizzera Italiana (29 Ottobre 2009)

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mercoledì 28 ottobre 2009

INNERES AUGE, l'ultimo singolo di FRANCO BATTIATO, fotogramma di un'Italia che va a puttane.

L'ho sempre pensato, questa è solamente l'ennesima riprova. Franco Battiato è il non plus ultra della musica italiana e questo vale sia per i testi che per la musica che li accompagna. Questo nuovo singolo, Inneres Auge (che tradotto potrebbe essere "lo sguardo interiore"), è un ritorno alle origini musicali, un ritorno all'elettronica degli inizi della sua carriera, mentre il testo, bhè... quello si commenta da solo, ritratto, purtroppo estremamente realistico della nostra Italia, che piano piano, sta andando sempre più a puttane.
La canzone è ascoltabile in esclusiva fino al 30 ottobre su XL di Repubblica ed in qualità audio migliore, in caso non si dovesse aprire il lettore, potete ascoltarla QUI.


INNERES AUGE

Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando
o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti
precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina.
Uno dice che male c'è a organizzare feste private
con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?

Non ci siamo capiti
e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro?
La Giustizia non è altro che una pubblica merce...
di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente.

La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Con le palpebre chiuse s'intravede un chiarore
che con il tempo e ci vuole pazienza,
si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge

La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Ma quando ritorno in me, sulla mia via,
a leggere e studiare, ascoltando i grandi del passato...
mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del Creato!


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Mariastalla ha trovato il suo stallone


La Gelmini ha annunciato implicitamente che dopo la riforma dei licei entrerà nel fantastico mondo dell'ozio, pseudo letterario e non. Infatti contenta come una tredicenne che appena letto la descrizione di una scena di sesso sfrenato in un libro di Federico Moccia ha annunciato che presto sposerà l'imprenditore di turno e dopo si darà (oltre che al futuro marito 50enne, scusate la battuta triviale) alla stesura di un libro di fiabe. Buona idea posso persino darle qualche suggerimento riguardo alle fiabe. Ad esempio c'è quella della piccola fiammiferaia costretta dalla crisi economica a lasciare il vecchio lavoro e a lavorare come escort , che dopo aver sputtanato un ricco cliente diventa famosa e si sposa il suo ex pappone, diventato ricco perchè uscito dal vincitore dall'undicesima edizione del Grande Fratello. Oppure c'è la fiaba della sguattera Cenerentola, che grazie all'aiuto di una fata riesce a coronare il suo sogno di diventare velina e di sposare un calciatore. Poi c' è anche Biancaneve , che dopo varie peripezie riuscirà a sposare un tronista nonotante gli spregiudicati tentativi della matrigna che voleva farla studiare e farla uscire dal clichè della gnoccona oca.E tutti vissero mediocri e contenti.

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domenica 25 ottobre 2009

Io ci tengo ma la mollettina di sicuro NO: ovvero tanti modi per utilizzare la tua molletta democratica!

Sono tornato da pochi minuti dopo aver votato alle primarie del PD e prima che potessi lasciare la fatidica X con la fatidica matitona nera i democratici del Gazebo mi hanno regalato la consueta molletta verde con scritto sopra "Ci tengo", simbolo di queste elezioncine.
Dopo il voto mi sono messo a giocherellare con la mollettina (minuscola, non la puoi usare nemmeno per fare il bucato a un puffo) e mi si è rotta dopo pochi secondi. Mentre bestemmiavo interiormente in Norvegese del dialetto di Oslo, nel tentativo di aggiustare il danno mi è venuto in mente che una molletta così fragile (come il PD, d'altro canto) che si rompe dopo pochi istanti non vale la pena di utilizzarla come tale, perciò ecco perche riporterò alcune funzioni per cui potrebbero renderla meno inutile.
  1. Legna da ardere portatile. Forse la vernice di cui è coperta è anche infiammabile, quindi perchè no?
  2. Arma improvvisata per combattere i tuoi avversari. Mai sottovalutare il dolore causato da una molletta che ti stringe dolorosamente un lobo dell'orecchio.
  3. Accessorio per tapparsi il naso la prossima volta che si va a votare il Partito Democratico. E garantisco che serve.
  4. Pratico segnalibro. Ma se lo usate per tenere il segno ad un libro della Mondadori la molletta si disintegrerà automaticamente.
  5. Cibo nutiente per tarme e castori.
  6. Utile oggetto per quando si entra in una stanza dove una o più persone hanno scoreggiato.
  7. Se siete un teodem masochista come la Binetti usatela su voi stessi quando pensate di aver commesso un peccato, ricordando la perla di saggezza del punto numero 2.
  8. Candidatela come prossimo segretario del PD. Ha sicuramente più carisma di Franceschini.
  9. Procuratevene un centinaio e utilizzatele come originali armi da lancio.
  10. Come il punto 9 procuratevi molte mollette per costruire un rifugio di fortuna per sfollati aquilani e messinesi.
  11. Pinzetta rudimentale adibita al nobile compito di schiacciare brufoli.
  12. Ottimo oggetto da esibire in un circolo della Libertà per subire uno stupro di gruppo e/o un scazzottamento di massa.
  13. Il numero 12 vale anche per un partito di Sinistra vera.

(ulteriori proposte nei commenti sono ben accette!)

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Sorge spontanea la domanda, Marrazzo si sospende. Perché Berlusconi no?

Escort, Trans... il concetto non cambia.

Donnine allegre o trans, è solo questione di gusti: ma non nell’immaginario collettivo, purtroppo.
Dalla gente comune, nei bar, senti dire “bleah, che schifo”.
Quando il presidente del Consiglio è stato cuccato con le escort, invece, tutti a pensare “però, beato lui”.
Ieri ho azzardato questa domanda: “Se Marrazzo si è – giustamente – dimesso – anzi sospeso, per il momento – perché Berlusconi è ancora lì? In fondo, dal punto di vista politico, hanno commesso lo stesso errore: rendersi ricattabili (perché tutto il resto è un affare privato)”.
Mi hanno guardato tutti con tanto d’occhi: “Ma dai… quello stava con un TRANS!”. Corsivo e grassetto, lo dicono proprio così.
E alura?
Ognuno va un po’ con chi gli pare, fino a prova contraria. Possiamo farci mille domande sul perché ci sia addirittura un “continuo via vai” di gente in doppiopetto sotto i portoni dei trans, ma alla fin fine son scelte squisitamente private: l’unico fatto importante a me sembra il fatto che nessuno dei due andasse con la propria moglie.
Invece no.
Andare con un uomo vestito da donna sembra immensamente più grave che andare con una donna vestita da donna. Risultato: Marrazzo è un porco, Berlusconi uno “che ce la sa”.
Nessuno parla neppure della coca, altra possibile aggravante politica (uno che si fa potrebbe non essere del tutto lucido nell’esercizio delle sue funzioni ): ma di fronte a quella alzano le spalle, figuriamoci, per un tiro di coca… lo fanno tutti. Specialmente “quelli della Tv”, come lo stesso Marrazzo.
Insomma, questa italietta apparentemente bacchettona non si scandalizza più per niente.
I festini con harem incorporato sono “cool”, la droga è cosa normalissima. Ci si indigna solo quando entra in ballo l’omosessualità.
A questo punto lo dico io, “bleah, che schifo”. Che schifo di Italia, che schifo di mentalità, che schifo di omofobia.
Anche “che schifo di uomini” e “che schifo di politici”, eh. Che ultimamente vien voglia di fare come per i preti: vuoi entrare in politica? Voto di castità. O meglio ancora, castrazione chimica: che i voti si infrangono fin troppo spesso.
Però, se è vero che i nostri politici maschi dimostrano sempre più di ragionare con l’uccello, è anche vero che per me non cambia assolutamente nulla l’uso che poi ne fanno.
Per me Marrazzo e Berlusconi hanno commesso lo stesso identico errore, con una sola differenza: uno l’ha ammesso e si è autosospeso (presumibile preludio alle dimissioni), mentre l’altro non si sposta di un centimetro dalla poltrona e delle sue porcate ne va pure fiero.
Ora riparte la solita solfa del “sono tutti uguali”: ma NON sono tutti uguali, e la differenza NON sta in quel che si trova sotto la gonnellina della minorenne piuttosto che sotto quella del trans.
Una, palese, differenza sta appunto nelle dimissioni: l’altra differenza importante sta nel fatto che Marrazzo, se non altro, ha avuto il buon gusto di sentirsi colpevole.
Ha ceduto a un ricatto perché si vergognava di quello che stava facendo: “Non mi rovinate”, ha detto ai carabinieri, mentre staccava assegni. Se non si fosse vergognato, se fosse stato più lucido in quel momento, se non ci avesse tenuto tanto a non far sapere la cosa alla propria famiglia, avrebbe potuto ridere in faccia ai due estorsori e dire loro: “Cos’è che volete? Soldi? E perché mai? Io sto con chi mi pare, mi scopo chi mi pare e voi siete due luridi ricattatori: nome e cognome, please, che sono io a denunciare voi”.
Invece è andato nel panico: e presumo che ci sarebbe andato anche se sotto la gonnellina del suo partner ci fosse stato ciò che è normale trovare sotto una gonna. Perché, forse, la cosa che gli premeva davvero era la sua famiglia: esattamente come a qualsiasi padre di famiglia cuccato a pucciare il biscotto in tazze estranee.
Quell’altro, invece, della famiglia se ne infischia allegramente (salvo tirare in ballo i valori morali e blablabla quando deve tenersi buono il Vaticano): tanto che, di fronte alle accuse di porcellonismo, allarga le braccia e dice “eh, non sono un santo, pazienza”.
Ma pazienza un corno.
Il problema non è che tu ti trombi ragazzine e quell’altro ragazzini: il problema è che, a livello familiare e privato, siete tutti e due dei traditori. E a livello pubblico e istituzionale siete tutti e due ricattabili.
Quindi, per un motivo o per l’altro, dovreste gentilmente levarvi dalle pubbliche scatole e giostrarvi in privato, a casa vostra, i vostri fatti privati.
Marrazzo l’ha fatto e per questo lo rispetto molto più di quanto non rispetti quell’altro: trans o mica trans, PdL o Pd. L’abisso di differenza a livello morale va tutta a vantaggio di chi si assume le sue responsabilità, non di chi ha scelto il partner più invidiabile.

Ultima considerazione: NON sono tutti uguali neppure nell’essere traditori e/o ricattabili. Il fatto che a destra, centro e sinistra si scoprano politici arraffoni, porcelloni e inciucioni non deve sdoganare l’immoralità.
Ce ne sono tanti, e di ogni colore? Bene, tutti a casa. Tutti quanti, e di ogni colore.
Che qualche essere umano sano di mente e di principi, in questo Paese, c’è ancora: basta cercarlo ed eleggerlo.

Di Valeria Rossi Da: Il Ponente

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La guerra di Piero (Marrazzo)

Siccome non abbiamo appartenenze di partito, ma siamo fatti anche noi di carne e sangue, in redazione ne abbiamo discusso a lungo, fin da quando è scoppiato il caso. Piero Marrazzo era indubitabilmente vittima di un ricatto, ma doveva dimettersi o no? Alcuni di noi (tra cui chi scrive) erano più draconiani: sì, lo deve fare subito. Altri lo erano di meno, soprattutto perché molto preoccupati (giustamente) di una politica combattuta a colpi di dossier, dalla possibilità di scalzare leader eletti a colpi di video e di veleni. Ma ieri (quando dal cilindro degli azzeccagarbugli è saltata fuori la soluzione delle dimissioni che non dimettono, o meglio dell'”autospensione” che serve unicamente a congelare una giunta) i dirigenti del Pd sono riusciti a metterci tutti d'accordo. Una “manfrina”, la definisce Marco Travaglio nel suo editoriale. Come dagli torto? O uno si dimette e se ne va davvero (se ha il fegato per farlo), oppure non si dimette (se ha il fegato per farlo).

La scusa con cui si supera questo banale sillogismo, quella che così la giunta può rimanere in vita, non mi convince: se non altro perché la legge parla chiaro. Al contrario di quanto accade per le elezioni politiche, nelle regioni il presidente viene eletto direttamente. Se cade, tutta la giunta se ne deve andare a casa. Quanti cittadini del Lazio sanno chi diavolo sia Esterino Montino? (Si accettano scommesse). Quanto a Marrazzo, Antonio Padellaro lo aveva scritto in modo molto chiaro nel suo editoriale di ieri: “Resta sacrosanta la tutela della vita privata di un uomo e dei suoi cari. Non però la protezione di un uomo e di una candidatura”. Malgrado tutto quello che è accaduto c'è poco da aggiungere a queste parole, perfettamente misurate.

Ma, ovviamente, il caso Marrazzo ci ha posto altri dubbi che ci piacerebbe girare a voi per sapere cosa ne pensate. Il primo: cosa c'è dietro la solitudine di questi leader, che sembrano trovare gratificazione solo in una vita parallela e in una dimensione sessuale diversa da quella che manifestano in pubblico (a tratti disperata)? In una intervista che pubblichiamo domani Rosy Bindi ci dice che esiste una questione morale anche nel Pd, e che il tempo del maggioritario e degli incarichi monocratici ha sradicato i leader dalla realtà in cui vivevano. Aggiuinge la Bindi che i paracadutati finiscono nel tritacarne della politica e troppo spesso crollano sotto il peso di una professione totalizzante. Che non ci si può improvvisare. E' sicuramente vero.

Seconda domanda, sempre su Marrazzo e sulla sua battaglia disperata: era proprio necessario perdere una intera giornata a ripetere che era tutta una bufala, dopo che si era già ammesso tutto davanti al magistrato? Dire che il filmino non esisteva dopo aver spiegato il perché e il per come? Inventarsi che gli assegni non erano firmati da lui, dopo aver ammesso di averli pagati agli inquirenti? Stupisce la vista corta di molti politici che (anche a sinistra) preferiscono vivere alla giornata, tenersi sempre e comunque imbullonati fino all'ultimo minuto utile (non ci siamo scordati il mitico Villari). Questo sforzo non impedisce che i destini si compiano, ovviamente. Ma mettono in difficoltà gli elettori che hanno creduto in loro e nel partito che li ha candidati. Quando i riflettori sull'inchiesta si saranno spenti sarà il caso di ripartire da queste, e dalle altre domande per una riflessione più seria senza cui non c'è via di uscita dalla crisi della politica.

di Luca Telese da: Il Fatto Quotidiano (24 ottobre 2009)

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venerdì 23 ottobre 2009

Il Giornale continua con le calunnie. Ora nel mirino c'è Santoro. (Ecco la strategia del "linciaggio mediatico").

Ecco cosa scrive il Giornale a proposito dell’acquisto di una villa in Costiera amalfitana, nella frazione di Lone Comune di Amalfi, da parte del noto conduttore Michele Santoro:





(articolo di giovedì 22 ottobre 2009)

Arriva il condono-lampo per la villa di Santoro

di Paolo Bracalini

Il fustigatore dei costumi compra casa da un milione di euro ad Amalfi. Problema: c’è un abuso e la regolarizzazione viene negata da 23 anni. Ma per lui la giunta di sinistra fa il miracolo. Mistero: il venditore si chiama come un consigliere del Pd. Ma l'interessato nega: è un cugino omonimo [...]

[...] Don Michele da Salerno, gran fustigatore di condoni e scudi fiscali, fa shopping immobiliare in vista della prossima estate e le pratiche burocratiche, per il vip di origini salernitane, viaggiano come Eurostar. La casa comprata il 26 giugno scorso ad Amalfi, frazione Lone, proprio in copp ’o mare, aveva un difettuccio ma è stato tutto risolto per Sant’Oro, e in tempi record, talmente record da far imbufalire parecchia gente in attesa da anni per le stesse questioni di permessi. Nell’atto di vendita firmato dal notaio Andrea Pansa se ne parla dopo qualche pagina, laddove si precisa che il fabbricato presenta un successivo ampliamento «realizzato in assenza del dovuto titolo». In parole semplici: abusivamente [...]
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Secondo Il Giornale, Santoro ha avuto, quindi, una corsia preferenziale, essendo un personaggio noto, per cui l'iter, di solito lungo e farraginoso, si è concluso in tempi, sorprendentemente, rapidi. Probabilmente Il Giornale non è al corrente che il Comune di Amalfi, da oltre un anno, fa recapitare a centinaia di cittadini in attesa di sanatoria, lettere nelle quali si richiede l’integrazione delle pratiche di condono in giacenza da anni presso gli uffici comunali. Per cui, la vicenda a cui fa riferimento Il Giornale, potrebbe non essere l'unica a essersi sbloccata in questi mesi per effetto della procedura attivata dal comune.

La notizia data dal quotidiano di Feltri, non ha altri scopi se non quello di gettare ombre sul “nemico” per renderlo meno credibile. Infatti, guarda caso, il quotidiano pubblica la notizia nello stesso giorno in cui andrà in onda la puntata di AnnoZero sul “posto fisso” rispolverato da Tremonti, che a quanto pare, non incontra il favore di altri Ministri.



Tutte calunnie insomma, come del resto oramai il Giornale ci ha abituati a leggere. Ecco infatti cosa dichiara pubblicamente il Sindaco di Amalfi sulla questione:








Nessuna corsia preferenziale per l'iter del condono della casa di Michele Santoro ad Amalfi. Lo assicura il sindaco di Amalfi, Antonio De Luca , che smentisce quanto dichiarato oggi dal quotidiano 'Il Giornale'. ''Mi sono ampiamente documentato su quella pratica di condono - dice il sindaco - anche perche' immaginavo che oggi avrei dovuto dare numerose spiegazioni''. La pratica, riassume De Luca, e' stata avviata nel 1985 e "l'accelerazione negli ultimi tempi e' frutto solo del ritrovato interesse dei proprietari, che hanno celermente fornito tutti i chiarimenti chiesti dal Comune".
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Ed il diretto interessato, Michele Santoro, non si fa attendere. Di seguito riporto la lettera di risposta inviata alla redazione de Il Giornale:






Leggo su “Il Giornale” che, in merito al mio acquisto di una casa ad Amalfi, ci si aspettava “una smentita da Santoro o dal Sindaco di Amalfi”, smentita che, così si lascia intendere, non sarebbe arrivata.
Giovedì 22 Ottobre, l’Ansa ha invece diffuso una dichiarazione del Sindaco, volutamente ignorata,che demolisce il castello di insinuazioni e calunnie di cui sarete chiamati a rispondere nelle sedi competenti.
Ve la accludo nel caso riteniate opportuno di doverla pubblicare con ritardo.
Solo per il rispetto che nutro nei confronti dei vostri lettori preciso che ho effettivamente acquistato una vecchia casa contadina da ristrutturare (e non una villa), dichiarando interamente l’importo e pretendendo dai venditori garanzie sul fatto che il bene ceduto fosse perfettamente in regola.
I venditori, esercitando i loro diritti e agendo nei tempi che la legge stabilisce, hanno perfezionato una pratica di sanatoria avviata precedente alla nostra trattativa, ottenendo ciò che qualunque altro cittadino italiano avrebbe ottenuto al loro posto.


Michele Santoro


Insomma, dopo il linciaggio mediatico di Boffo, il pedinamento del giudice Mesiano, poi deliberatamente mandato in onda su Canale5, si continuano a ripetere casi di "finto giornalismo", volti al solo discredito della persona presa di mira. Questa è l'Italia in cui stiamo vivendo. Questa è l'Italia di Berlusconi.

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