mercoledì 11 novembre 2009

Lo stato d'eccezione della nostra democrazia.

ORA ce la racconteranno come una grande riforma "erga omnes", che tutela l'interesse di tutti i cittadini. Un compromesso sofferto e importante, che difende lo "stato di diritto" finora vulnerato da una magistratura politicizzata e inefficiente. E invece il "lodo" Berlusconi-Fini sulla giustizia è l'ennesima e scandalosa legge su misura, che copre gli interessi di una singola persona. Un patto scellerato e indecente, che conferma lo "stato di eccezione" in cui è precipitata la nostra democrazia.

I due leader erano arrivati a questo faccia a faccia in condizioni molto diverse.

Il presidente del Consiglio, scoperto dalla bocciatura del Lodo Alfano, era agito dalla necessità di risolvere ancora una volta per via legislativa le sue passate pendenze di natura giudiziaria, e di salvarsi anche dai rischi futuri. Obiettivo irrinunciabile, per non perdere il governo. Il presidente della Camera, schiacciato dalla formidabile pressione mediatica e politica della macchina da guerra berlusconiana, aveva l'opportunità di uscire dall'angolo nel quale lo stava relegando il Pdl, e di salvare anche il suo profilo istituzionale. Obiettivo raggiungibile, per non perdere la faccia. L'accordo raggiunto, anche se umilia il dettato costituzionale e distorce l'ordinamento giuridico, soddisfa le esigenze del capo del governo e della terza carica dello Stato.

Il disegno di legge che sarà presentato nei prossimi giorni (e qui sta il salvacondotto del premier e del suo avvocato Ghedini) conterrà la riforma del processo, che diventerà "breve". Non potrà durare più di sei anni, cioè due anni per ciascun grado di giudizio. Formalmente, una giusta risposta all'insopportabile lunghezza dei processi italiani, che durano mediamente sette anni e mezzo nel civile e 10 anni nel penale. Sostanzialmente, un colpo di spugna su due processi che vedono coinvolto il Cavaliere: il processo Mediaset per frode fiscale sui diritti televisivi (che con le nuove norme decade a fine novembre) e il processo Mills per corruzione in atti giudiziari (che a "riforma" approvata decade nel marzo 2010).

Ma nello stesso disegno di legge (e qui sta la via di fuga di Fini e del suo avvocato Bongiorno) non ci saranno le norme sulla prescrizione breve, che lo stesso Berlusconi avrebbe voluto inserire nel testo e Fini gli ha chiesto di espungere per non incappare nel no di Giorgio Napolitano. Questa norma, che ridurrebbe di un terzo la prescrizione dei reati la cui pena edittale è inferiore ai 10 anni, non si può proprio infilare in una "riforma", per quanto sedicente o bugiarda possa essere. Renderebbe ancora più estesa, e dunque insostenibile, la già colossale amnistia che si realizzerà con la modifica del "processo breve".

L'opinione pubblica non la capirebbe. E il Quirinale, ammesso che possa considerare costituzionalmente legittima l'abbreviazione del processo, sicuramente non firmerebbe anche l'abbreviazione della prescrizione. Meglio soprassedere, per ora. Questo è lo schema. Questo è lo "scambio". Che riproduce del resto un metodo già collaudato nelle passate legislature: Berlusconi chiede 1000, sapendo che si potrà accontentare di 100. Gli alleati glielo concedono, facendo finta di avergli tolto 900. È così. È sempre stato così. Almeno quando in gioco ci sono le due questioni cruciali, sulle quali il Cavaliere non ha mai ceduto e mai cederà: gli affari e la giustizia.

Certo, a Berlusconi avrebbe fatto più comodo portare a casa l'intero pacchetto. Il "processo breve" porta all'estinzione del processo stesso, e quindi copre il premier sul passato. La "prescrizione breve" porterebbe alla decadenza del reato, e quindi lo coprirebbe anche su eventuali inchieste future. Ma per ora gli conviene accontentarsi. Nulla vieta, magari durante il dibattito parlamentare sul ddl, di ripresentare la norma sulla prescrizione breve con un bell'emendamento intestandolo al solito, apposito peone della maggioranza (come insegna l'esperienza delle precedenti leggi-vergogna varate o tentate del premier, dalla Cirielli alla Nitto Palma, dalla Cirami alla Pittelli). Oppure, perché no, nulla vieta di tradurre subito in legge quello che ormai possiamo chiamare il "Lodo Minzolini", cioè la reintroduzione dell'immunità parlamentare, avventurosamente ma forse non casualmente suggerita dal (o al) direttore del Tg1 in un editoriale televisivo di due sere fa.

Eccolo, il "paesaggio" di questo drammatico autunno italiano. Ancora una volta, in questo Paese si straccia il contratto sociale e costituzionale, che ci vuole tutti uguali davanti alla legge. Si sospende l'applicazione dello stato di diritto, che ci vuole tutti ugualmente sottoposti alle sue regole. In nome della "volontà di potenza" di un singolo, e di un'idea plebiscitaria e populista della sua fonte di legittimazione: sono stato scelto dagli elettori, dunque i cittadini vogliono che io governi. O in nome della "ragion politica" di un sistema: non c'è altro premier all'infuori di me, dunque io e solo io devo governare.

Questo c'è, oggi, sul piatto della bilancia della nostra democrazia. Lo "stato di eccezione", appunto. Quello descritto da Carl Schmitt. Che è simbolo dell'autoritarismo poiché sempre lo "decide il sovrano". Che si presenta "come la forma legale di ciò che non può avere forma legale". Che è "la risposta immediata del potere ai conflitti interni più estremi". Che costituisce un "punto di squilibrio fra diritto pubblico e fatto politico", poiché precipita la democrazia in una "terra di nessuno".

Se questa è la portata della sfida, occorre che il Pd si mostri all'altezza di saperla raccogliere. Di fronte a questa nuova distorsione della civiltà repubblicana non basta rifugiarsi nella routinaria ripetizione di uno slogan generale al punto da risultare quasi generico. Sì a riforme della giustizia, no a norme salva-processi, sostiene Pierluigi Bersani. Sarebbe ora che il centrosinistra cominciasse a spiegare qual è, se esiste, la "sua" riforma della giustizia. Ma nel far questo, dovrebbe anche spiegare all'opinione pubblica, con tutta la forza responsabile di cui è capace, che quella di Berlusconi non è una riforma fatta per i cittadini, ma solo un'altra emanazione della sua "auctoritas", che ormai sovrasta ed assorbe la "potestas" dello Stato e del Parlamento.

La partita vera, a questo punto, è più alta e più impegnativa. Si può continuare a tollerare uno "stato di eccezione" sistematicamente decretato da Berlusconi? E il Pd vuol giocare fino in fondo questa partita, mobilitando su di essa la sua gente e sensibilizzando su di essa tutti gli elettori? Scrive Giorgio Agamben che quando "auctoritas" e "potestas" coincidono in una sola persona, e lo stato di eccezione in cui essi si legano diventa la regola, allora "il sistema giuridico-politico diventa una macchina letale". Il Paese sarebbe ancora in tempo per fermarla, se solo se ne rendesse conto.

di MASSIMO GIANNINI da La Repubblica (11 novembre 2009)

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Fuoco a volontà


La paranoia si è impossessata della redazione de Il Giornale, appena qualcuno dice qualcosa minimamente di sinistra i giornalisti del quotidiano imbracciano il fucile e sparano all'impazzata. È quello che è successo a Clio Napolitano. Dopo aver festeggiato i suoi 75 anni in una scuola elementare ha ritenuto opportuno dire la sua sulla mancata solidarietà del governo di adesso per chi da questa crisi è rimasto "scoperto" e ai poveri in generale. Risultato? La redazione del Giornale si è avventata con la delicatezza di un'ascia bipenne sulla moglie del presidente della Repubblica ridicolizzando facendola passare, in questo articolo per un' "ultrasettuagenaria in assetto da competizione". Ora, capisco che a sinistra dopo Marrazzo c'è poco da attaccare, dato che con la vittoria di Bersani Il PD ha perso ogni sfumatura che lo potrebbe far ritenere un avversario di Berlusconi, però non si può stare all'erta per chiunque! Alla fine (mi dispiace dirlo) l'unica vera valenza politica che ha in politica Clio Napolitano è il cognome, e non deve essere bersaglio dell'informazione di regime
A meno che non sia una sorta di vendetta trasversale contro il marito per non essersi opposto alla bocciatura del Lodo Alfy.

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lunedì 9 novembre 2009

La realtà sul virus dell'Influenza Suina A/H1N1.

  • l’influenza A/H1N1 è molto contagiosa ma poco pericolosa;


  • i vaccini antinfluenzali sono praticamente tutti inefficaci e comunque meno utili delle più comuni e banali misure di igiene personale;


  • i vaccini antinfluenzali e i farmaci antivirali possono essere molto pericolosi per alcuni soggetti;


  • il vaccino contro l’influenza A/H1N1 è totalmente inaffidabile, sia perché non è stato sufficientemente sperimentato, sia perché la sua efficacia è del tutto teorica, sia perché la sua innocuità è completamente ipotetica e infine perché sarà un vaccino che conterrà alte dosi di mercurio e di un adiuvante tossico che è stato aggiunto per cercare di accrescerne la bassissima efficacia;


  • l’irremovibilità con cui l’OMS porta avanti la sua politica pro-vaccinazione di massa è tanto sospetta quanto antiscientifica e molti ricercatori si chiedono cosa si nasconde dietro questa vaccinazione.
    Già da alcuni anni i mass media trasmettono notizie allarmanti su possibili infezioni pandemiche che dovrebbero provocare milioni di morti.


In realtà, se si va alle fonti delle varie notizie, se si analizzano obiettivamente i dati scientifici disponibili confrontandoli con quelli della comune influenza stagionale e se si interrogano gli esperti di virologia e di epidemiologia, emergono subito molte evidenti contraddizioni.

Ogni persona ha non solo il diritto, ma anche il dovere, di informarsi adeguatamente su questo argomento, sia per dare il proprio vero “consenso o dissenso informato” alla vaccinazione, ma anche per consigliare i propri familiari che non potranno né informarsi né proteggersi: i bambini e gli anziani.

Questa pubblicazione nasce da un attento e approfondito studio di tutta la letteratura scientifica sull’argomento e, in particolare, è il frutto della consultazione dei ricercatori che sono notoriamente indipendenti dalle spinte commerciali che muovono i grandi interessi sanitari.

Noi siamo i primi responsabili della salute nostra e dei nostri figli e se demandiamo ad altri il compito di salvaguardarla, rischiamo di perderla, talvolta anche in modo irreversibile.

L'Autore:
Il Dott. Roberto Gava è un medico specializzato in Farmacologia Clinica, Tossicologia e Cardiologia che, dopo aver lavorato come ricercatore in ambito universitario ed essere stato autore di due libri di Farmacologia e di più di un centinaio di pubblicazioni scientifiche, da molti anni studia gli effetti immunitari e clinici dei vaccini. Ha scritto vari libri sia divulgativi che scientifici sulle vaccinazioni e in particolare: “Le Vaccinazioni Pediatriche”, “La Sindrome Influenzale in bambini e adulti”, “Vaccinare contro il Papillomavirus?”.

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La Croce nelle mani di Gasparri e Calderoli.


Vorrei dire il mio sentimento riguardo alla sentenza della Corte europea sul crocefisso nelle scuole. La sentenza è ineccepibile: una volta investita del caso, la Corte non poteva che decidere così; infatti in discussione non c’era l’utilità, l’opportunità, il significato, religioso o civile, del crocefisso, la percezione positiva o negativa che dei minori, per lo più ignari del cristianesimo, possono avere di un uomo “appeso nudo alla croce” e, così umiliato e ucciso, esposto alla vista di tutti. Non su questo verteva il giudizio e non su questo dovrebbe svilupparsi il dibattito sulla sentenza, in odio alle ragioni degli uni o degli altri, come ho visto fare anche in giornali amici. Il giudizio verteva sull’obbligo, imposto dallo Stato, di mettere il crocefisso nelle aule scolastiche; come dice la Corte di Strasburgo “sull’esposizione obbligatoria di un simbolo di una data confessione religiosa” nel contesto di una funzione pubblica gestita dal governo. È evidente che a quest’obbligo, derivante da decreti reali e da circolari fasciste che imponevano insieme al crocefisso il ritratto del re, si oppongono tutti i principi del moderno Stato di diritto, le norme della Costituzione, la Convenzione europea e forse anche la Dichiarazione conciliare “Dignitatis humane” sulla libertà religiosa.
Nondimeno vorrei dire il mio sentimento di dolore per ciò che è accaduto e ancor più per ciò che può accadere.
Anzitutto mi dispiace che ad attivare il procedimento nelle sue diverse fasi, con innegabile tenacia, sia stata una madre di due bambini che è anche socia dell’Unione Atei e Agnostici Razionalisti (UAAR), il che fa pensare che oltre alla difesa dei due figli da indesiderate interferenze religiose, tra i motivi del ricorso ci fosse un più generale interesse ideologico.
Mi dispiace anche che la giurisdizione amministrativa italiana e il governo siano stati così miopi, sia nella sostanza che nelle motivazioni, nel respingere le ragioni della ricorrente (mentre per darle ragione sarebbe bastata la Costituzione), da provocare l’appello alla Corte di Strasburgo e da chiamare perciò in causa addirittura la Convenzione dei diritti dell’uomo; testo normativo certo pertinente, ma alquanto sproporzionato se si pensa a quali e quanti diritti umani sono impunemente e atrocemente violati in tutto il mondo, e alla compressione vicino allo zero che per contro la presenza del crocefisso nelle aule scolastiche infligge ai diritti umani dei fanciulli che sono costretti a vederlo.
Inoltre mi dispiace che l’Italia, in una sede significativa come la Corte di Strasburgo, abbia mostrato il grado infimo a cui la considerazione del diritto è arrivata nel governo del nostro Paese, mettendo tra le motivazione della sua memoria difensiva “la necessità di trovare un compromesso con i partiti di ispirazione cristiana”, che nella migliore delle ipotesi è una ragione inerente alla politica politicante, cioè al potere, e non al diritto.
Ma soprattutto mi dispiace che, riconoscendosi da parte di tutti che non c’è più una religione di Stato, e che non si può imporre a tutti la rappresentazione simbolica di una sola confessione, ci sia una gara per dire che il crocefisso andrebbe mantenuto perché avrebbe cessato di essere un simbolo religioso, e sarebbe invece “un simbolo dello Stato italiano”, “un simbolo della storia e della cultura italiane”, un segno “dell’identità italiana”, “una bandiera della Chiesa cattolica, l’unica – ha osservato il tribunale amministrativo di Venezia – a essere nominata nella Costituzione italiana”; anzi, secondo il Consiglio di Stato, la croce sarebbe diventata un valore laico della Costituzione e rappresenterebbe i valori della vita civile. Come dice giustamente un terzo intervenuto nel giudizio di Strasburgo (un’organizzazione per l’attuazione dei principi di Helsinki), questa posizione “è offensiva per la Chiesa”.
Questa posizione è infatti atea, ma è devota, e tende a lucrare i benefici della religione come religione civile. E io dico la verità: se il Crocefisso diventasse la bandiera di un’identità, di un nazionalismo, di un razzismo, di una lotta religiosa, e se la sua difesa dovesse essere messa nelle mani di Gasparri, di Calderoli o di Pera, della Lega o di Villa Certosa, e cessasse di essere la memoria di un Dio che si è fatto uomo, per rendere gli uomini divini, e che “avendo amato i suoi fino alla fine” ha accettato dai suoi carnefici la sorte delle vittime, e continua a salire su tutti i patiboli innalzati dal potere, dal danaro e dalla guerra, allora io non vorrei più vedere un crocefisso in vita mia.
E mi dispiace infine che questa controversia abbia preso il via da una regolamentazione giudiziaria, norma contro norma, obbligazione contro abolizione. Il diritto non può che operare così, e quello che era obbligatorio prima può rendere illegittimo oggi. Ma io penso che non c’è solo il diritto scritto; ci sono le consuetudini, c’è una cultura comune, che pian piano muta, che ieri era “cristiana”, oggi è agnostica, domani sarà laica; si possono far crescere i processi, senza imposizioni e senza strozzature, accompagnando col variare delle proposte educative, dei mondi vitali, delle culture diffuse, delle etnie compresenti, il variare delle forme e dei simboli mediante i quali una società rappresenta se stessa. E non è detto che tutto il cambiamento debba avvenire tutto in una volta e in tutto il Paese, come quando a un solo segnale vennero rovesciati i ritratti del re e i simboli del fascismo.
Non credo che quello che oggi manca in Italia sia il riaccendersi di un conflitto religioso, di una guerra ideologica. Certo al governo piacerebbe, perché sarebbe ancora un altro modo per dirottare l’attenzione, per restare esente dal giudizio sul disastro prodotto dalle sue politiche reali.
Se dovessi dire come procedere, direi che lo Stato smetta di imporre alle scuole il crocefisso, e non impugni Strasburgo; che la Chiesa non ne rivendichi l’obbligo, tanto meno come simbolo d’identità e di radici, piuttosto che come simbolo di salvezza, e per ottenerlo non corra nelle braccia del governo; e che con buon senso, secondo le tradizioni e le esigenze dei luoghi, si trovi un consenso tra genitori, alunni e maestri, sul lasciare o togliere la croce. L’ultima cosa che vorrebbe quel Dio schiavo che vi si trova appeso, è di portare l’inquietudine, l’inimicizia e lo scontro nei luoghi dove una generazione sta scegliendo, e forse solo subendo, il suo futuro.


di Raniero La Valle, Da "Italia Oggi" (05-11-2009)

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Dichiarazioni


Secondo Giovanardi Stefano Cucchi è morto perchè "anoressico, drogato e sieropositivo". In effetti quest'ipotesi non è da buttare, significherebbe che i poliziotti sono stati così gentili da decidere di concedergli un' eutanasia improvvisata a forza di manganellate e cazzotti.
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Sull'immigrazione, Ratzinger ha detto: "Non cedete al disprezzo del diverso. A meno che non ve lo ordini io."
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"La Chiesa invita i fedeli ad aprire il cuore ai migranti e alle loro famiglie". Utilizzando armi da taglio.
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Alfano "La priorita' del governo e' concentrata sul tema delle carceri". Non ha tutti i torti, se poi lui e il resto della squadra di governo finirà in carcere, Alfano vuole essere certo che almeno li tratteranno bene dietro le sbarre.
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Larussa propone di introdurre i test antidroga per i parlamentari. La droga sequestrata verrà messa da parte per il prossimo festino del Premier.


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venerdì 6 novembre 2009

Commenti e dementi


La mia opinione sul quotidiano Il Messaggero è sempre stata vicina o uguale all'indifferenza pura. Non ho visto articoli particolarmente da leccaculo nella mia ancora dilettante carriera da pseudo giornalista e blogger e quindi non ho avuto importanti opinioni in merito. Però devo dire che leggere i commenti dei lettori è stata una cosa diversa e ho avuto diverse idee a riguardo. Ecco qualcuno dei commentini incriminati.


LA CHIESA si dice in missione per conto di Dio ... proprio come i Blues Brothers. Solo che questi ultimi lo dicono chiaramente che stanno scherzando.
Nulla da dire di negativo, c'è pure una citazione ad un grande classico, erog ha il mio pieno sostegno.

GESU': l'uomo che la chiesa ha fatto diventare Dio per comandare sugli altri uomini.
La mia indole agnostica e antipapista non può che essere felice di leggere una frase simile.


Come previsto l'Italia e il in particolare il suo presidente del consiglio si dimostra ancora una volta insofferente alle sentenze giuridiche e alle regole comunitarie, che novità...
Come la precedente, solo che ad essere soddisfatta c'era anche la mia parte antipatriottica.


Ci avviamo ad essere una nazione multietnica.Non credo che avere un simbolo appeso al muro per identificare una fede, sia necessario. Chi è cristiano veramente cristiano lo è nell'animo.Oggi il crocefisso ahimè è diventato anche un ciondolo vistoso alla moda da appendere al collo e che non esprime di certo una fede. Io lascerei liberi di decidere i genitori per i più piccoli se tenerlo oppure no, ed i ragazzi dei licei liberi di decidere tra loro se mantenerlo o no, rispettosi tutti delle fedi degli altri alunni. Ho la presunzione di credere che Gesù Cristo sarebbe d'accordo.
Ci avviciniamo lentamente a commenti che non gradisco, dato che è palese che il lettore è credente, tuttavia questo lettore sà ancora difendersi con coerenza e lo rispetto.
I motivi sono semplici. È vero, infatti che ormai il cristianesimo stia perdendo la propria vera valenza religiosa, dato che è vero che ciondolini e chincaglierie sono portati da persone che con la religione non hanno nulla a che fare e sono simboli che a volte non comprendono nemmeno, ed è vero il fatto che non significa molto appendere un simbolo religioso in un aula perchè tende ad essere solo una decorazione e non più un vero e proprio simbolo tradizionale.

Il crocefisso difeso da chi l'offende e l'ha offeso. Crediamo proprio che gli strenui oppositori della sentenza della corte di Strasburgo, che prevede la rimozione del crocefisso dalle scuole e dai locali pubblici, siano i peggiori artefici di tutto quanto è contrario all'insegnamento che sia riassume nella figura esposta storicamente al ludibrio della croce. Lasciamo stare i religiosi che per loro tendenza e ufficio son tenuti a protestare contro il provvedimento sul crocefisso, anche se spesso disattendono quel messaggio che il crocefisso continua simbolicamente a trasmettere. Ma i politici che si indignano per le tradizioni e l'identità culturale calpestati rappresentano una categoria di persone del tutto estranea all'insegnamento evangelico : carità, sacrificio, distacco dai beni materiali, condanna del vizio e della superbia. L'amore per il prossimo,in cui si annovera pure il nemico, è assai distante dall'uomo politico impegnato ad esercitarsi in discorsi che demonizzano l'avversario, ad effettuare ruberie, sprechi, favoritismi, ad avvantaggiarsi di privilegi e accumulare ricchezze, a risultare ipocriti predicando bene e razzolando male, a favorire l'ingiustizia, strisciando con i potenti e ignorando i deboli. Che cosa può rappresentare per la classe politica la figura del crocefisso, inteso come uomo volto al sacrificio per redenzione dal peccato? Una mera reliquia culturale che va difesa per non perdere il consenso elettorale, non per la sollecitazione che essa ispira alla pratica del bene e al superamento del male.
A questo punto il lettore che ha fatto un commento tanto lungo avrebbe potuto direttamente scrivere un articolo lui stesso. Tuttavia non dice cazzate, anzi. È sacrosanto (per restare in tema religioso) quello che afferma. I politici italiani che si oppongono alla Corte Europea rappresentano la quintessenza dell'ipocrisia e dell'incoerenza, sia se si parla di Casini, strenuo difensore del cattolicesimo in politica e contemporaneamente adultero e divorziato, oppure l'ormai caro Berlusconi difensore del crocifisso da una parte e dall'altra sostenitore della masturbazione femminile, del divorzio (per ben due volte!) e dell'aborto.


Ma adesso basta con queste persone con cui condivido qualche opinioncina. Passiamo all'altro fronte, quello dei bigotti lobotomizzati.

Bravo Silvio :Grazie ancora una volta Silvio !!!
Questo si commenta da solo, è come assistere a un matrimonio e fare le congratulazioni al prete, non c'è un nesso. Come ho detto prima Berlusconi si è opposto alla rimozione dei crocifissi per il solito motivo di sempre. Ovvero per una stupidissima questione di facciata per evitare di perdere il voto mercenario per eccellenza, che passa da sinistra a destra manco fosse uno sciatore che fa lo slalom, ovvero il voto cattolico.


Gentilissimo on. Silvio Berlusconi ,gentilmente potrebbe annunciare ai burocrati di Bruxelles che gli italiani veri che sono per fortuna la maggioranza sono contro quella decisione? Ma così si guadagnano le carriolate di soldi e privilegi che si sono assegnati?Che si vergognassero per la mancata serietà dimostrata.Abbiamo problemi di lavoro,taroccamenti quotidiani di provenienza asiatica ed europea che tolgono lavoro agli italiani,e quelli fanno divagazioni su crocifisso si crocifisso no. Noi vogliamo il crocifisso come il pane e l'acqua che non si deve privatizzare!!! Altrimenti questo diventerà un Paese privato e poi chi lo difenderà?
Povero illuso, crede ancora negli "italiani veri". Gli italiani di questo tipo non esistono più sia perchè ormai anche se il razzismo ancora dilaga, L'italica repubblica di Bananas è ormai multietnica, sia perchè gli italiani coerenti sono una specie in via di estinzione e sono stati sostituiti da gente mediocre e ignorante che scodinzola quando gli viene dato qualche avanzo di cibo e cge se ne frega della coerenza e della legalità quando pensa che può guadagnarsi infrangendo una di queste o entrambe.

E, dulcis in fundo, l'elitè dell'elitè della stupidità.


LA PAR CONDICIO... Come nei paesi Mussulmani che le donne portano il Buirqa per tradizione per loro religione IDEM dovrebbe essere da noi con il crocifisso.... ma per i comunisti EUROPEISTI questa par condicio non esiste........ rridateci la LIRA E IL NOSTRO ORGOGLIO NAZIONALE E NOSTRE TRADIZIONI!!!!!
Meno male che questo messaggio è scritto e non orale, avrebbe inquinato tanto le mie orecchie che ora andrebbero amputate perchè in cancrena. Questo commento racchiude la quintessenza dell'idiozia, prima di tutto perchè se dai del comunista ad un polacco che fa parte della corte ti spezza le ossa anche solo con lo sguardo, poi per la lira siamo nella comicità più pura, dato che come moneta era destinata al fallimento e perchè abbiamo scelto NOI di adottare l'Euro e non ci hanno costretto gli stati europei civilizzati a differenza del nostro. Ultima cosa, l'orgoglio nazionale: Se l'orgoglio nazionale italiano è acqua passata è colpa degli ITALIANI non degli EUROPEI, e anzi, più persone scrivono come questo idiota e più il nostro orgoglio è in pericolo.

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giovedì 5 novembre 2009

Cinismo a portar via


Obama ringrazia Berlusconi pubblicamente. Lo stimo. Deve essere difficile fare un'azione simile senza farsi scappare almeno un risolino.
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A Roma si festeggia il ventesimo anno dalla caduta del Muro Di Berlino. Il titolo dell'evento nei manifesti pubblicitari è "venti anni di libertà". E i 45 anni precedenti dove li mettiamo?
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Feltri attacca Fini accusandolo di essere una figura ambigua nella politica di destra. Fini potrebbe rispondere a tono dicendo che Feltri anche è una figura ambigua, dato che non si capisce qual'è il suo culo e qual'è la sua faccia.
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Donna 41enne uccide vicino 82enne perchè le rubava la cicoria. E poi dicono che la verdura fa bene.
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Berlusconi attacca l'Unione Europea in merito alla questione del crocifisso a scuola. Cosa fa il buon Silvio pur di trovarsi impegni su impegni per rimandare i suoi processi!
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Anche Mariastella Gelmini disgustata dalla decisione dell'Unione che secondo lei un messaggio sbagliato soprattutto per i giovani. Ovvio, mentre un simbolo usato come scusa dai crociati e dai conquistadores per stuprare, saccheggiare città e massacrare intere comunità è un ottimo messaggio per le giovani generazioni.
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Il figlio di Ciancimino ha svelato che a favorire l'arresto di Totò Riina è stato Provenzano. Ennesima prova che Mafia e Stato italico vanno a braccetto.
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martedì 3 novembre 2009

Shooter

Ho l'influenza. Prima che i miei detrattori (e spero ce sia qualcuno, perchè una vita senza qualcuno che differisce dalle tue opinioni sa essere noiosa) saltino di gioia devo deluderli dicendo che non è suina, ma accuso solo una lieve debolezza. Ieri sera, in preda alla malattia ho deciso di vedere questo film in quella scatola piena di superficialità (ma a volte per fortuna anche di cosine interessanti) chiamata TV. Non è stata una decisione spontanea, dato che dalla guida TV avevo letto che c'erano due particolari che non mi piacevano. Questi particolari si chiamano rispettivamente Mark Wahlberg e Antoine Fuqua, rispettivamente attore protagonista del film e regista. L'attore non mi diceva nulla di buono dato che tempo fa ho saputo che non ha dato prova di sè ad interpretare il protagonista del film Max Payne, trasposizione dell'omonimo videogioco, e un accanito videogiocatore come il sottoscritto non può che vedere un attore simile che con disgusto. Fuqua invece ha l'onta nella sua carriera registica di aver creato il film King Arthur, che, per quanto riguarda il realismo storico non ho molto da dire, anzi mi fa piacere che ha avuto il coraggio di essere il primo regista a portare la saga di Artù al suo vero periodo storico ovvero quello in cui l'isola britannica era ancora sotto il dominio dei romani. Però c'è sempre un però e questo però risponde al nome di Ginevra, personaggio che detesto (so che le lettrici femministe mi augureranno la morte per stritolamento ma facciano pure)e che è stato sopravvalutato all'ennesima potenza, facendo la gioia delle suddette femministe della parentesi.
Tuttavia tornando alla mia serata di malatti, ho deciso che data una giornata passata a fare cose in cui avevo saziato la mia materia grigia ho deciso di darmi ad un po' di svago fatto di esplosioni hollywoodiane e sparatorie. E devo dire che non è stato così terribile. Mark Wahlberg nella sua interpretazione è stato soddisfacente, la presenza di un inedito Danny Glover nella parte di uno spregiudicato colonnello dell'esercito U.S.A. è stata gradevole e la resa delle scene d'azione non era delle peggiori. Anche la trama del film non è male, condita anche da "mini-richiami" ad alcuni eventi che hanno coinvolto gli U.S.A. negli ultimi anni come il caso di Abu Ghraib e la "guerra del petrolio".
Swagger è un ex tiratore scelto sergente di un plotone di artiglieri dell'esercito americano di stanza in Etiopia, che dopo la morte di un commilitone decide di congedarsi e si ritira in una solitaria località montana. Un giorno viene persuaso da un colonnello ad aiutarlo nella protezione del Presidente degli Stati Uniti da un possibile attentato in occasione di un incontro con l'arcivescovo d'Etiopia. L'attentato avviene ma a essere sparato è l'ecclesiastico e non il presidente e Swagger viene incastrato dal colonnello stesso, che si rivela essere un cospiratore. L'ex cecchino viene ferito ed è costretto a nascondersi dalla legge, e cerca di tentare di scagionarsi dalle accuse e a vendicarsi, grazie anche alla collaborazione di un agente FBI, che lo ritiene innocente e vuole vederci chiaro in tutta la faccenda.
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domenica 1 novembre 2009

La sposa cadavere


Tengo a sottolineare che mi piace Tim Burton, ha uno stile unico e coperto da un fascino che anche se a mio parere morboso. Tuttavia va secondo me detto che proprio il suo modo di fare è un pregio a doppio taglio: infatti il suo modo di creare è UNO, molto intrigante, e originale, per carità, ma resta sempre UNO, infatti dopo pochi fotogrammi lo spettatore capisce al volo che si tratta di un film di Burton, sia che si tratti di Batman o di Nightmare Before Christmas o di Edward Mani di Forbici. Vi dico perchè. A parte naturalmente le differenze nei vari intrecci di tutti i film del regista, la rappresentazione non varia moltissimo (un punto in meno dato dalle fan di TB): un'abolizione quasi totale di colori e ambientazioni allegre, personaggi volutamente caricaturali e dall'aspetto cadaverico (anche se in teoria viventi), un gusto del macabro degno del più spregiudicato stregone ferrato nelle arti della necromanzia e infine l'onnipresente o quasi, Helena Bonham Carter compagna del regista che la ficca sempre in mezzo ai suoi film. Bravissima attrice, sia chiaro, ma il buon Tim c'è fissato! (altro punto in meno)
Ma adesso parliamo de "La Sposa cadavere". Avete capito leggendo prima come è l'ambientazione i personaggi ecc quindi passiamo subito alla trama. L'atmosfera ci porta in un monndo fantasy dallo stile sociale e artistico marcatamente simile a quello dell'epoca vittoriana e i protagonisti sono rappresentati da una coppia di giovani, Victor e Victoria, costretti al matrimonio di convenienza dai rispettivi genitori. Lui, un ragazzo cupo e maldestro dalle velleità artistica col volto e la voce di Johnny Depp (altra costante nel mondo burtoniano, ok la smetto, perchè sento una fan che impreca e che sta affilando un coltello per uccidermi) rampollo di una famiglia ricca e borhese e Lei , interpretata da Tracy Ulman(figlia di una coppia di avidi nobili decaduti in cerca di riscatto per la loro casata e che coglie subito al balzo l'idea di un matrimonio per arricchirsi facilmente ai danni dei sentimenti della figlia) malinconica ragazza rassegnata all'idea di sposarsi con un uomo che non ama. Tuttavia le cose cambiano quando i due si incontrano la prima volta alle "prove" del matrimonio della coppia(dettaglio ben congegnato dal regista per rappresentare il periodo vittoriano, legato all'ipocrisia di quel periodo storico. La fan ha abbassato il coltello ed è meno incazzata di prima) e si rendono conto di essere destinati a stare insieme. Tuttavia il nervoso Victor dimentica il giuramento e manda a monte il "matrimonio" fittizio e quindi quest'ultimo viene rimandato fino a quando il giovane non sarà pronto al grande passo. Da qui in poi Victor farà di tutto per ricordare il giuramento da fare davanti all'amata, tanto da studiarlo in mezzo ad un bosco. Qui riuscirà nell'impresa ma finirà in un guaio, provocando con la formula del giuramento il risveglio di una sposa defunta (la suddetta Helena Bonham Carter) che si innamora di lui...
Ottima la scelta e l'elaborazione di alcune tematiche come un improbabile ma affascinante incontro tra il mondo dei vivi e quello dei morti, e l'aggiunta di personaggi di contorno, come il pastore che sposa i due giovani, che sanno essere molto divertenti.
Detto questo, consiglio a tutti gli amanti dei Film di Tim di vedere il film ne resteranno ammaliati, per gli altri spettatori penso che comunque darà comunque un'ottima impressione.
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sabato 31 ottobre 2009

Mafia, la verità del pentito Spatuzza "Il boss mi disse: il Paese è in mano nostra".

Il pentito ha indicato il senatore del Pdl come referente politico di Cosa Nostra dopo le stragi del '92


Il mafioso ai giudici di Palermo parla dell'ultimo atto della "trattativa" tra cosche e Stato
Nel verbale il racconto dell'incontro nel '94 con Graviano che gli parlò di Berlusconi e Dell'Utri.


PALERMO - C'è un mafioso che parla dell'ultimo atto della "trattativa". E di un altro attentato, di altri cadaveri, di altre protezioni politiche, dell'altro accordo che i boss cercavano con "con il nuovo partito". Così la racconta un pentito, quello che ha fatto riaprire tutte le indagini sulle stragi.
La testimonianza di Gaspare Spatuzza, uomo d'onore della "famiglia" di Brancaccio: "Giuseppe Graviano mi disse che la persona grazie alla quale avevamo ottenuto tutto era Berlusconi e c'era di mezzo un nostro compaesano, Dell'Utri... mi disse anche che ci eravamo messi il Paese nelle mani".
Era lui, Spatuzza, che avrebbe dovuto uccidere cento carabinieri allo stadio Olimpico di Roma all'inizio del 1994. Dopo Falcone e Borsellino nell'estate del 1992, dopo le bombe di Firenze e Milano e Roma nel 1993, i mafiosi avevano bisogno di "fare morti fuori dalla Sicilia per avere poi benefici per i carcerati e anche altri". L'ultimo massacro prima del patto finale.
Un verbale di 75 pagine riapre uno scenario che sembrava sepolto per sempre e fa scivolare ancora una volta - era già accaduto dopo il 1994 alle procure di Caltanissetta e di Firenze, procedimenti archiviati negli anni successivi - i nomi di Silvio Berlusconi e di Marcello Dell'Utri "nell'ambito delle stragi". Era la deposizione che mancava ai procuratori di Palermo nella loro investigazione sulla "trattativa" per legare ogni passaggio fra la prima e la seconda repubblica, fra Capaci e la nascita di Forza Italia, fra i primi contatti avuti dagli ufficiali dei Ros dei carabinieri con Vito Ciancimino nel giugno del 1992 alla mediazione "del compaesano Dell'Utri" del gennaio 1994. Una trama - secondo i magistrati - che troverebbe appunto "conferme" nelle rivelazioni di Gaspare Spatuzza, mafioso testimone delle manovre e dei giochi cominciati con l'uccisione di Giovanni Falcone. Dice Spatuzza nel suo verbale del 6 ottobre scorso al procuratore aggiunto Antonio Ingroia e ai sostituti Nino Di Matteo e Lia Sava: "Incontrai Giuseppe Graviano all'interno del bar Doney in via Veneto, a Roma. Graviano era molto felice, come se avesse vinto al Superenalotto, una Lotteria. E mi spiega che si era chiuso tutto e ottenuto quello che cercavamo. Quindi mi spiega che grazie a queste persone di fiducia che avevano portato a buon fine questa situazione... e che non erano come 'quei quattro crasti dei socialisti'.. ".
Il mafioso, che data questo suo incontro con Graviano a metà del gennaio 1994, ricorda dei socialisti - "crasti", cioè cornuti - che avevano promesso la "giustizia giusta" nell'87 e che erano stati votati da Cosa Nostra. Poi parla ancora del patto riferito da Giuseppe Graviano: "... Tutto questo grazie a Berlusconi, la persona che aveva portato avanti questa cosa diciamo, mi fa (Graviano, ndr) il nome di Berlusconi, io all'epoca non conoscevo Berlusconi, quindi gli dissi se era quello del Canale 5 e mi disse che era quello del Canale 5.. ".
Il racconto del mafioso fa un passo indietro. E riporta tutti i dubbi degli uomini d'onore su quello che era accaduto nell'estate del 1992 in Sicilia e, soprattutto, i dubbi sulla strategia stragista che i Corleonesi non volevano fermare: "Noi ci stavamo portando avanti un po' di morti che non c'entravano niente con la nostra storia... per me Capaci... è stata una tragedia che entra nell'ottica di Cosa Nostra, però quando già andiamo su, su Costanzo (il fallito attentato al giornalista, ndr), su Firenze... su.. ci sono morti che a noi non ci appartengono, perché noi abbiamo commesso delitti atroci, però terrorismo, sti cosi di terrorismo non ne abbiamo mai fatti". E' a quel punto che Gaspare Spatuzza manifesta altre perplessità a Graviano sulla strage che proprio lui - il mafioso di Brancaccio - sta preparando allo stadio Olimpico. Gli risponde il suo capo: "Con altri morti, chi si deve muovere si dà una mossa... significa che c'è una cosa in piedi, che c'è qualcosa che si sta trattando". Gaspare Spatuzza è insieme a Cosimo Lo Nigro, un altro boss. E Graviano chiede a tutti e due "se capiscono qualcosa di politica". E poi dice "che lui è abbastanza bravo, quindi è lui che sta trattando".
Nelle ultime pagine del verbale Gaspare Spatuzza ricostruisce il suo pentimento, il primo colloquio con il procuratore antimafia Pietro Grasso: "Sulla questione di via D'Amelio... siccome si erano chiusi tutti i processi, quindi sapevo a cosa andavo incontro, però mi dicevo: ho prove schiaccianti, perché se c'erano solo le mie parole sarei stato un pazzo a muovermi in questa storia, siccome avevo delle cose, riscontri oggettivi, quindi andavo sicuro. ". E' nell'aprile del 2008 che ha iniziato a parlare: "Il soggetto che io dovevo indicare aveva vinto le elezioni perché noi parliamo, aprile... Io arrivo fine, 17 aprile e quindi il soggetto che io dovevo accusare me lo trovo come capo del Governo... Al di là di questo, il ministro della Giustizia, quel ragazzino così possiamo dire... la figura di Dell'Utri... ". Il verbale di Gaspare Spatuzza nelle pagine seguenti alla numero 61 è fitto di omissis.

di ATTILIO BOLZONI da La Repubblica

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