lunedì 24 maggio 2010

BAVAGLIO ALLA RETE. (Nessun TG ha avuto il permesso di diffondere questa notizia)


Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50-bis: "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet"; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera come articolo nr. 60.

Questo senatore NON fa neanche parte della maggioranza al Governo... il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta.

In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè.. CRITICARE..??!) contro una legge che ritiene ingiusta, i providers DOVRANNO bloccarne il blog o il sito.

Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all'ESTERO; basta che il Ministro dell'Interno disponga con proprio decreto l'interruzione dell'attività del blogger, ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete internet. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro.

Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'ODIO (!) fra le classi sociali.
MORALE: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta.

In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come in Iran, in Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata.

ITALIA: l'unico Paese al mondo in cui una media company (Mediaset) ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.

Con questa legge non sarà più necessario, nulla sarà più di ostacolo anche in termini PREVENTIVI.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presenterà al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare.

Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet, l'Italia prende a modello la Cina, la Birmania e l'Iran.
Oggi gli UNICI media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati la rivista specializzata "Punto Informatico" e il blog di Grillo.

documentazione diffusa da:
Coordinamento degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, Per La Pace.it

Fatela girare il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c'è libera informazione e diritto di critica la "democrazia" è un concetto VUOTO.

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domenica 23 maggio 2010

C'è chi le rompe e chi a volte le mostra


Col suo ultimo intervento Bersani (sostenuto poi dalla Bindi) è sembrato un'altra persona. Finalmente, mi azzardo a dire, ha dimostrato un pochino di carattere. Lo ha fatto difendendo i cosiddetti "insegnanti di strada" dalla Gelmini che a detta dello stesso segretario, "rompe loro i coglioni". Naturalmente da Destra scoppia il finimondo del finto perbenismo. Si chiedono come si possa usare un linguaggio simile anche se supportano un premier che ha dato della stupida alla Bindi e della bruttona alla Bresso. Contemporaneamente pure Napolitano dimostra un po di attributi dicendo che non firmerà più i prossimi decreti imposti dal governo. Buon segno?

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sabato 22 maggio 2010

La lettera di Maria Luisa Busi, "Non mi riconosco più nel TG1".


"Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto"
. E' questo uno dei punti centrali della lettera con cui Maria Luisa Busi ha annunciato l'intenzione di abbandonare la conduzione del Tg1 1. La missiva, tre cartelle e mezzo affisse nella bacheca della redazione del telegiornale, è indirizzata al direttore Augusto Minzolini e al Cdr, e per conoscenza al direttore generale della Rai Mauro Masi, al presidente dell'azienda Paolo Garimberti e al responsabile delle Risorse umane Luciano Flussi. Ecco il testo integrale.

"Caro direttore ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell'edizione delle 20 del Tg1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il Tg1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori".

"Come ha detto il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: 'La più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell'ascolto tradizionale".

"Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perché è un grande giornale. E' stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l'informazione del Tg1 è un'informazione parziale e di parte. Dov'è il Paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perché negli asili nido non c'è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo.
E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel Tg1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale"
.

"L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale".

"Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell'affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. E' lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori".

"I fatti dell'Aquila ne sono stata la prova. Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. E' quello che accade quando si privilegia la comunicazione all'informazione, la propaganda alla verifica"
.

Nella lettera a Minzolini Busi tiene a fare un'ultima annotazione "più personale": "Ho fatto dell'onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente. Pertanto:

1) Respingo l'accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente - ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI - le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento. Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c'è più alcuno spazio per la dialettica democratica al Tg1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo.
2) Respingo l'accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti. E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.
3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera dopo l'intervista rilasciata a Repubblica 2, lettera nella quale hai sollecitato all'azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di "danneggiare il giornale per cui lavoro", con le mie dichiarazioni sui dati d'ascolto. I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni. Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: 'il Tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche". Posso dirti che l'unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto. Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama - anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta - hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni. Sono stata definita 'tosa ciacolante - ragazza chiacchierona - cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali' e via di questo passo. Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20. Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno".


E conclude: "Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità.
Quello che nutro per la storia del Tg1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere"
.


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venerdì 21 maggio 2010

Vota luigi!


Oggi navigando su internet ho avuto una piacevole sorpresa. Non mi riferisco soltanto al trentesimo anniversario della nascita di Pacman ma a questa notizia. A quanto pare per le prossime elezioni per il sindaco di Napoli si potrebbe candidare volentieri Luigi De Magistris, che come i più assidui lettori di questo blog sapranno è uno dei politici che in questo periodo buio stimo di più. La notizia è gradevole dato che per le suddette elezioni Luigi si contrapporrebbe a nientepopodimeno che Mara Carfagna, che già come ministro delle pari Opportunità (che per fortuna, datemi pure del maschilista schifoso ma è un Ministero che se mal gestito fa relativamente poco danno) ha fatto ben poco, figuriamoci cosa può a fare alla guida di una città "impegnativa" come Napoli! La notizia è buona anche perchè ultimamente IdV non mi entusiasma: la recente idea di patteggiare con i leghisti infatti non mi sembra una scelta felice. Se la promessa verrà mantenuta, anche se sono di Roma, il buon De Magistris avrà il mio voto, immaginario forse, ma pur sempre un voto!

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mercoledì 19 maggio 2010

Sventato Attentato al Mondiale in Sud Africa


A meno di un mese dall'inizio dei Mondiali di Calcio in Sudafrica, arrivano già le prime minacce concrete alla sicurezza. Il generale Qassim al Moussawi, portavoce del comando militare di Baghdad, ha dato notizia, ieri, dell'arresto, nella capitale iraqena di Abdullah Azam Saleh al Qahtani, ex ufficiale nelle forze armate saudite. L'uomo stava progettando un attacco terroristico da mettere in atto durante la Coppa del Mondo.
Al Qahtani, 31 anni, sarebbe stato in contatto con Ayman al Zawahiri, il numero due della rete di Al Qaeda. L'alto ufficiale iraqeno non ha, però, fornito ulteriori dettagli sull'attentato programmato in Sudafrica.
Il presunto terrorista avrebbe partecipato ad una serie di attacchi contro gli hotel di Baghdad, a gennaio, e, il mese prima, a diversi attentati nella capitale iraqena.
Sempre secondo il generale Al Moussawi, nei giorni scorsi è stato arrestato anche un altro membro di Al Qaeda: un cittadino algerino, ritenuto il capo militare dell'organizzazione per il settore occidentale di Baghdad.
Le autorità sudafricane hanno fatto sapere di non aver ricevuto alcuna comunicazione dal governo iraqeno. Il tutto mentre, a Johannesburg, sfilavano 200 veicoli appartenenti alle forze di sicurezza, accompagnati da due elicotteri della polizia. Una manifestazione tesa a dimostrare, ancora una volta, che i Mondiali si svolgeranno in un clima di totale sicurezza.
D'altra parte, lo stesso presidente Jacob Zuma, lo scorso gennaio, al Forum Economico di Davos, aveva rassicurato tifosi e turisti: «Siamo pronti!» diceva.
A tenere alta la tensione, ci sono anche le minacce esplicite arrivate nei mesi scorsi dai siti islamisti riconducibili ad Al Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi), il braccio africano della rete di Osama Bin Laden. Aqmi ha annunciato la preparazione di attacchi negli stadi, durante le partite giocate da alcune Nazionali, tra cui, anche quella italiana.

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lunedì 17 maggio 2010

Dio è morto, ma stavolta Nietsche non c'entra una minchia


Non è un pesce d'Aprile in ritardo. È la verità. Ronnie James Dio, leggenda umana dei generi Hard Rock e Heavy Metal è morto ieri sera per un tumore allo stomaco all'età di 67 anni. Lo dico sinceramente, non sono un grandissimo fan dei gruppi in cui ha militato, tuttavia riconosco la sua importanza nel mondo della musica (e lo ammetto penso che il mio blog piaccia a qualche metallaroergo è una buona occasione per accaparrarmi il suo sostegno,lo so sono un gran vile). Tra i suoi meriti c'è, secondo alcune voci l'introduzione del gesto delle corna nella musica Metal e, sembrerà una cazzata ma è un altro simbolo di questo genere musicale. Rendiamo quindi grazie a Dio, quello che sicuramente è reale, che ha lasciato ieri i suoi numerosissimi Fan. Ah, domani è il mio compleanno se qualcuno è interessato (attimo dedicato al mio insanziabile ego).

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giovedì 13 maggio 2010

L'esilarante umorismo della destra estrema

Quando ho letto questa notizia non ho provato sorpresa, ma soltanto l'ennesimo retrogusto di rassegnazione e indignazione. Conosco la zona "Bravetta" della mia città, dato che ho dovuto averci spesso a che fare dato che in questo quartiere c'è la centrale del mio vecchio liceo e tuttora ci vado per frequentare un laboratorio teatrale. E ogni volta che vado lì non è raro trovare manifesti e volantini che mostrano banali slogan simpatizzanti fascisti e militaristi, a volte si trova l'invito di turno a partecipare al cinferoum di turno organizzato dal partito di destra estrema di turno che proietta i soliti film militaristi alla 300 o di denuncia alla Fight club oppure anniversari vari dell'intellettuale fascista di turno ( a volte, per fortuna, perfettamente sconosciuto!) finedo la mia chilometrica e indignata presentazione, passiamo all'articolo vero e proprio. Come vedete dall'immagine qualcuno ha avuto la simpaticissima idea di scrivere la battuta "Anna non l'ha fatta Frank", contornata da una carinissima svastica nazista. E qui non solo fa schifo la mancanza di civiltà e di cultura ma anche lo humour scarso a livelli di competizione internazionale, se non intercontinentale. Aggiungiamo poi che Alemanno è apparso per il suo solito ipocrita discorso da maestrina di paese e il gioco è fatto. Anche il buon Gianni esclama che la scritta è oscena e vergognosa, ma è costretto. Ricopre una carica riconosciuta da uno Stato Democratico e quindi non può permettersi l'indifferenza (se non un tacito appoggio!) per un caso simile. Ma se non fosse sindaco secondo me avrebbe sicuramente la prima reazione. Questo perchè, anche se non lo vuole ammettere, lui da giovane ha fatto parte di Forza Nuova, uno di quei partiti simpatizzanti fascisti che ha dato la nascita ad un comportamento simile da quelle che ora sono le nuove mini-destre estreme che fanno questi interventi incivili. E quindi Alemanno, ai tempi di questa adesione avrebbe potuto essere uno di questi imbrattatori armati di bomboletta spray che tanto condanna, ma a cui vorrebbe invece stringere la mano.

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lunedì 10 maggio 2010

Patrimonio culturale a scatafascio

Ammetto di aver vilmente parassitato la notizia in questione da uno dei blog che pubblicizzo, "Italiani imbecilli". Ma la notizia era troppo sconcertante per non scriverci qualche minimo pensiero. è crollato dell'intonaco dal Colosseo, monumento simbolo di Roma e dell'Italia intera nel mondo. E a quanto pare il restauro non verrà nemmeno fatto per pseudocarenza di fondi.



Sarò catastrofico ma qui è in gioco la dignità culturale di Roma, e a lungo andare di tutto lo stato. Ditemi che sono antipatriottico, datemi del superficiale o qualsiasi altra cosa vi venga in mente, ma se oggigiorno a una persona qualunque di cultura media, sia egli statunitense, spagnola, cinese, egiziana o italiana se te gli dici "Italia" le cose che gli vengono in mente possono essere:


1- La pizza

2- Il Calcio

3- La Mafia

4- Il Colosseo

5- Il Papa

6- Berlusconi (e qui si ritorna alla 2 e, soprattutto alla 3)

7- La mozzarella

8- La pastasciutta

9- Il napoletano (possibilmente baffuto) che strimpella col mandolino e canta "O sole mio"


E qui già ci si ha paura se si riflette. Per la mozzarella qualche tempo ci sono state truffe italiche al 100%, letteralmente delle vere e proprie bufale. Per il calcio sono passati oramai 4 lunghi anni dal fatidico 2006, ergo la gloria s'è ormai esaurita in ambiente calcistico, il papa ce lo teniamo perchè il Vaticano non si smuove, per la pizza ce lo stiamo facendo mettere in quel posto a geniali slavi e arabi che oltre che portare in Italia quel'orgasmo gastronomico chiamato Kebab hanno imparato a fare una pizza da DIO e anche più economica della concorrenza; e le nuove generazioni per la maggior parte delle volte preferiscono un MCDonald a un buon vecchio piatto di pastasciutta genuina e italianissima. Quindi, cosa ci rimarrà se PURE il Colosseo va in rovina?


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venerdì 7 maggio 2010

Green Zone


Vedere questo film è stato imprevisto, dato che al cinema ero andato per vedere "L'uomo nell'ombra", ma per mettermi il bastone tra le ruote il proiettore della sala in cui lo trasmettevano era puntualmente rotto. Non che mi lamenti eccessivamente, dato che Green Zone mi attraeva non poco e si è dimostrato un valido surrogato. Per quanto il film sia maggiormente orientato al "thriller di denuncia" contiene scene di azione apprezzabili anche dal pubblico di massa e quindi è considerabile come un vero e proprio "film di guerra", cosa che mi ha fatto piacere dato che era da tanto che non vedevo battaglie in grande stile in un cinema, grande o piccino che sia. Deluderò qualcuno, ma nonostante il mio orientamento abbastanza pacifista nella vita reale sono affetto da un certo interesse per gli armamenti, e se qualcuno nota la mia "fornitura" di videogiochi per Pc, film e romanzi ad ambientazione bellica, si può accorgere del mio sadico interesse.

Torniamo al filmone. Siamo nell'anno 2003, precisamente ad Aprile, in cui l'assedio a Baghdad volge ormai al termine dopo le poche settimane di conflitti tra le forze dell'esercito formato da inglesi e statunitensi e le truppe iraqene. Arrivati dentro la città si cerca di compiere la ricerca di quello che è stato il Casus Belli della nuova guerra in Iraq, le armi di distruzione di massa. Ed è qui che entra in gioco Miller (interpretato da un bravo Matt Damon) , un ufficiale americano che prende seriamente il suo obiettivo di trovare le armi di Hussein tanto sbandierate dal governo Bush, e c'è un problema: i siti indicati dall'intelligence statunitense sono tutti vuoti, e quindi, a quanto pare l'informatore non è attendibile. Sospettoso di tutto ciò Miller riesce a contattare Brown, un agente della C.I.A. malvisto dal governo americano perchè i suoi progetti per l'Iraq sono diversi da quelli che ha in serbo il governo statunitense. All'ennesimo sito "fasullo" l'ufficiale si imbatte in un iraqeno, che si fa soprannominare "Freddie" si offre di collaborare come informatore e interprete con il plotone di Miller. Freddie informa gli americani di un incontro a cui partecipa il "jack di fiori", uno dei generali di Saddam Hussein, e dopo una breve ma intensa sparatoria gli americani ottengono un taccuino con delle informazioni e un prigioniero, con cui si cerca di trovare il modo di contattare pacificamente il generale iraqeno, per chiedergli informazioni sulle fantomatiche armi di Saddam, ma poco dopo alcune forze speciali americane senza motivazioni plausibili prendono in custodia il prigioniero da poco catturato, lascianod nuovamente il protagonista con un pugno di mosche. Da qui Miller capisce che il suo paese ha qualcosa da nascondere e decide di lavorare con Brown per cercare di arrivare in fondo alla faccenda.
Tecnicamente il film è spettacolare: gli equipaggiamenti dell'esercito americano sono ben riprodotti e le scene di combattimento sono ben girate e verosimili.

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sabato 1 maggio 2010

Il mio minuscolo ma sentito contributo alla Festa dei Lavoratori

Come l'anno scorso ho lasciato il concerto del Primo Maggio alla folla, snobbando entrambi Stavolta non ho boicottato il concerto per motivi musicali, ma semplicemente due cose hanno avuto il sopravvento: la pigrizia e la possibilità di vedermi l'atteso Iron Man 2. Il film si è anche dimostrato come un'ottima alternativa a spintoni e urla in una piazza gremita di persone, una parte delle quali sicuramente non comprende il vero significato del Primo Maggio e sta lì per voglia di casinismo e motivi rimorchiatori e/o per sbavare davanti al cantante X o alla cantante Y che ha avuto la paracula idea di farsi ulteriore pubblicità esibendosi in un concerto del Primo Maggio. Non è un segreto che adoro le canzoni di Caparezza. Considero "Eroe" in particolare uno dei suoi pezzi migliori e che fanno più riflettere, in particolare sull'importanza del sacrificio di persone umili ma ugualmente eroiche che si fanno il culo per ore al fine di portare a casa un salario sufficiente a dare alla famiglia un benessere decente o almeno sufficiente a farla sopravvivere in un'Italia a volte bella a volte crudele.


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